Isla Sorna – Scogliera a Nord dell’isola, Campo Base Prima Squadra InGen, 23 Maggio 1997, ore 20:18
La
Jeep sfrecciava a tutta velocità nel sentiero che portava alla
roulotte. Al suo interno potevano sentirsi versi strazianti. Il mezzo si
fermò di fianco alla roulotte e ne uscirono Sarah Harding e l’altro
sabotatore. L’uomo aprì il portello posteriore: -Lo prendo io!-
-Fai presto, Nick!- disse la Harding.
Nick tirò fuori dall’auto un Dinosauro, lungo poco più di un metro e mezzo, che si dimenava e urlava all’impazzata.
-Visto? Vi avevo detto che sarebbero arrivati anche loro.- disse Fockler soddisfatto.
Dopo
aver abbandonato il campo della seconda squadra InGen, il quartetto
aveva raggiunto la roulotte, e si era sistemato in un punto piuttosto
scoperto, sotto un albero per proteggersi dalla pioggia battente
cominciata da pochi minuti. Con quel buio nessuno avrebbe potuto
vederli.
-Ma cos’avevano in braccio?- chiese Susan.
-Non saprei…- rispose Fockler -Un Raptor?-
-Non credo-, disse Strauss -Ci vorrebbero Tom o Claude, ma a me è sembrato un cucciolo di Tirannosauro.-
-I Tirannosauri hanno avuto un cucciolo?- chiese preoccupato Fockler.
-A quanto pare. E non so perché glielo abbiano portato via né come hanno fatto, ma i genitori non saranno affatto contenti.-
All’interno
della roulotte, Nick e la Harding avevano posizionato il cucciolo su un
tavolo e lo stavano esaminando. Da dove si trovavano i survivors non
potevano vedere esattamene cosa stesse succedendo, ma sembrava che
stessero cercando qualcosa.
Pochi minuti dopo Malcom uscì con la ragazzina dalla roulotte e sparì a piedi nella foresta.
Isla Sorna – Scogliera a Nord dell’isola, Campo Base Prima Squadra InGen, 23 Maggio 1997, ore 20:30
Fockler era bagnato dalla testa ai piedi. Sotto quella pioggia scrosciante la protezione dell’albero contava ben poco.
-Ragazzi, qui è tutto tranquillo. Perché non torniamo al Villaggio e avvertiamo gli altri?-
-Non ancora-, rispose Sheridan -Dobbiamo capire dove sono diretti e come intendono lasciare…-
Un ruggito potentissimo risuonò nella foresta.
Strauss si voltò lentamente verso Fockler:
-Ti sembra tutto tranquillo? Ti assicuro che lo sarà ancora per poco.-
I
survivors potevano sentire un telefono che suonava a vuoto dentro la
roulotte: presi dal loro lavoro, Nick e Sarah non rispondevano.
Era solo una questione di tempo prima che i Tirannosauri arrivassero alla scogliera. Dovevano fare qualcosa.
-Io vado ad avvertirli-, disse Sheridan -Non possiamo rimanere con le mani in mano.-
-No, aspetta!- disse Susan, ma era già partito.
Dopo
aver fatto appena dieci passi, Sheridan vide sbucare Malcom dalla
foresta: era diretto alla roulotte, e correva all’impazzata.
Fortunatamente non lo vide ed entrò spedito nel mezzo, dirigendosi verso
il cucciolo.
Sheridan tornò dal gruppo e insieme si nascosero nella vegetazione alla destra dell’albero, un po’ più vicini alla roulotte.
Fecero
appena in tempo: una serie di tonfi pesanti e regolari annunciarono
l’arrivo dei Tirannosauri. La prima cosa che videro fu la colossale
testa della femmina, che si ergeva ben sopra la roulotte. Il maschio le
era poco dietro. Al buio e con la pioggia, in quell’atmosfera spettrale,
la comparsa dei due enormi carnivori sembrava la scena di un film
horror.
Erano entrambi molto nervosi: la femmina si chinò ad annusare
la Jeep, probabilmente sentendo l’odore del cucciolo. Non trovandolo,
diede un colpo rabbioso e violentissimo all’auto, facendola ruzzolare
per parecchi metri e volare giù dalla scogliera. Dentro la roulotte le
luci si spensero, ma non servì a molto. I Tirannosauri guardarono
all’interno e iniziarono a dare deboli colpi alle pareti del mezzo:
avevano capito che il cucciolo era lì dentro.
Poco dopo la porta si
aprì, e comparve la Harding con in braccio il cucciolo: giocando l’unica
carta a loro disposizione e dando un’incredibile prova di coraggio, la
squadra stava restituendo il piccolo ai due carnivori.
La Harding era
proprio di fronte alla femmina. Ci furono attimi carichi di tensione,
ma non appena le restituì il cucciolo fu nuovamente trascinata dentro da
Malcom. Il piccolo strofinò a lungo il muso sia contro quello della
femmina che contro quello del maschio, poi si voltarono ed entrarono
insieme nella foresta, allontanandosi dal campo base.
-Incredibile… Non posso crederci, gli hanno restituito il cucciolo e se ne vanno!- disse Fockler.
-Fai bene a non crederci…-, disse Strauss -Stanno tornando!-
Questa
volta fu il maschio a colpire per primo. Prendendo la rincorsa fin da
dentro la foresta si abbattè sulla roulotte con una potenza devastante.
La femmina lo imitò, e ribaltarono la roulotte varie volte, spostandola
verso il bordo della scogliera.
-Li stanno spingendo giù…-, disse Sheridan -Rimanete qui. Ho un’idea.- e sparì prima che qualcuno avesse il tempo di ribattere.
Correndo
più in fretta che poteva, Sheridan aggirò i Rex e si avviò nella
direzione seguita prima da Malcom, quando era sparito nella foresta con
la ragazza. Quando era tornato alla roulotte era solo, quindi l’aveva
probabilmente lasciata in un luogo sicuro, dal quale poteva chiamare
aiuto.
Ben presto scorse la Jeep di Eddie ferma accanto ad un albero.
Il cavo d’acciaio collegato al muso era utilizzato per reggere una
grossa gabbia, in grado di contenere varie persone, che si trovava a una
decina di metri d’altezza. Sheridan vedeva due figure muoversi
all’interno: dovevano essere Eddie e la ragazza.
L’ex poliziotto
ragionava a tutta velocità: senza sapere esattamente cosa stesse facendo
si diresse verso la Jeep, aprì la portiera e prese la radio. Con un
incredibile azzardo disse:
-Eddie sono Malcom, dalla roulotte. Mi senti?-
Silenzio. Scariche di energia statica riempivano l’abitacolo.
-Eddie??-
-Pront.. Ian! Si Ian, ti sen.. Ti sento! Cosa sta succedendo?-
-I Rex sono tornati, ci hanno attaccato! Abbiamo bisogno di aiuto! Fà qualcosa!-
Dopodiché
spense la radio, uscì dalla macchina e tornò nella foresta. Mentre
entrava nella vegetazione, scorse con la coda dell’occhio una figura che
si sporgeva dalla gabbia e iniziava a scendere.
Quando Sheridan tornò dai suoi compagni i Rex erano nuovamente scomparsi e Eddie era già arrivato. Fockler lo accolse:
-Ehi, sei tornato. E’ arrivato quel tizio ad aiutarli.-
-Lo so. L’ho chiamato io.-
-Gli hai chiesto aiuto apertamente?- chiese Susan.
-No-, disse Sheridan con un sorriso -Mi sono finto Malcom e l’ho chiamato con la radio.-
-Grande mossa, Barry-, disse Strauss dandogli una pacca sulla spalla -Grande mossa.-
Nel
frattempo la situazione si stava facendo disperata: la metà posteriore
della roulotte pendeva nel vuoto, trattenuta sulla scogliera solo da
quella anteriore, che tuttavia stava lentamente scivolando. Eddie aveva
lanciato una corda a Nick, Sarah e Malcom, che si trovavano tutti nella
metà posteriore, e legato il cavo d’acciaio della Jeep alla roulotte.
Poi era risalito sulla Jeep e iniziato ad avanzare in retro, per cercare
di tirate su la roulotte, o almeno di guadagnare tempo.
Quello che
all’inizio sembrava un piano disperato cominciò a dare i suoi frutti. Il
potente motore Mercedes della Jeep e le quattro ruote motrici stavano
facendo l’impossibile: una ruota dopo l’altra, la roulotte stava
risalendo la scogliera.
Ma era troppo presto per cantare vittoria. I tonfi iniziarono a farsi sentire di nuovo. I Rex erano tornati per la terza volta.
Imperterrito,
Eddie continuò a premere il piede sull’acceleratore, nel disperato
tentativo di risollevare la roulotte prima che fosse troppo tardi. Il
maschio però non perse tempo e addentò il tetto della Jeep, strappandolo
via. Eddie si fece sempre più piccolo nell’abitacolo, cercando di
sfuggire ai tremendi denti dei Rex e di puntargli contro il fucile, ma
fu tutto inutile: il maschio riuscì ad afferrargli la gamba e a
trascinarlo fuori dalla Jeep.
Susan si voltò dall’altra parte mentre
il maschio afferrava Eddie per la metà superiore del corpo, la femmina
per quella inferiore e lo strappavano a metà. La roulotte volò giù dalla
scogliera, portandosi dietro la Jeep ed esplodendo in una palla di
fuoco.
I survivors guardarono i Rex tornare nella foresta, e rimasero in silenzio per parecchi minuti.
-Morti…- balbettò Sheridan -Sono tutti morti.-
-Forse dovremmo andare a recuperare la ragazza-, disse Strauss -E spiegarle cos’è successo.-
A
un tratto sbucò un uomo dalla foresta, dirigendosi nello spiazzo prima
occupato dalla roulotte. Era quello con il cappello da cacciatore che
avevano visto nella vallata. Ora aveva con sé anche una grossa
doppietta. Dietro di lui arrivarono molte altre persone, e insieme a
loro c’era anche la ragazza.
L’altra squadra l’aveva trovata.
La
corda che Eddie aveva assicurato ad un tronco era ancora molto tesa. Il
cacciatore la seguì fino al bordo della scogliera e guardò in basso.
Appoggiò la doppietta e si inginocchiò, afferrando una mano che gli
veniva tesa dal basso. Era Sarah. E dietro di lei c’erano anche gli
altri.
Isla Sorna – Scogliera a Nord dell’isola, Campo Base Prima Squadra InGen, 23 Maggio 1997, ore 22:12
Come
dopo una grande battaglia, la pioggia cessò di colpo. Le due squadre,
ora unite, stavano discutendo. Girando intorno ad una grossa parabola,
il cacciatore disse:
-I nostri strumenti di comunicazione sono andati
distrutti. E se la vostra radio e il vostro telefono satellitare erano
nella roulotte precipitata…-
- È così.- confermò Malcom.
-Allora siamo bloccati qui, signore e signori, bloccati insieme, grazie a tutti voi!-
La
discussione proseguì per alcuni minuti, fino a che un uomo piccolo con
gli occhiali non tirò fuori una mappa e prese la parola:
-Va bene, va
bene… C’è un centro comunicazioni qui, vicino al vecchio edificio
operativo. Hammond usava una centrale geotermica, non necessitava di
rifornimento. Se ci arriviamo, inviamo un segnale al ponte aereo.-
Sheridan attirò l’attenzione dei suoi compagni: -Centro comunicazioni? Edificio operativo? Ma è il Villaggio! Sono diretti lì!-
-Questa sì che è fortuna…- disse Strauss.
-Ok
ascoltate. Seguiamoli ancora, per assicurarci che non cambino meta.
Quando arriveremo a qualche ora dal Villaggio li supereremo senza farci
vedere e li anticiperemo, per avvertire gli altri. Siamo in pochi,
quindi più veloci, non dovremmo avere problemi.-
-Detto fatto. Andiamo.- disse Fockler, e si avviò seguito da Strauss.
Sheridan si alzò, ma sentì una mano sulla spalla. Era Susan.
-Qualcosa non va?- chiese l’ex poliziotto.
-Se stato molto coraggioso prima.- disse lei, e lo baciò leggermente sulla guancia prima di mettersi a seguire gli altri.
Il
cuore di Sheridan gli schizzò in gola. Se fosse morto lì, in quel
momento, lo avrebbe fatto col sorriso sulle labbra. Ma doveva
affrettarsi, o sarebbe rimasto indietro.