Isla Sorna –Vallata, Nord dell’isola, 23 Maggio 1997, ore 11:02
I
polmoni di Sheridan e Fockler iniziavano a bruciare seriamente.
Nonostante fossero ancora piuttosto giovani e allenati, la corsa folle
che avevano dovuto sostenere per non mettere troppa distanza tra loro e
la Jeep stava rischiando di fargli scoppiare il cuore. Susan e Strauss
erano rimasti indietro, affermando che sarebbero riusciti a seguire la
pista lasciata dalle ruote della Jeep anche ad occhi chiusi.
Probabilmente avevano ragione, ma Barry e Kent avevano preferito non
rischiare.
Ad ogni modo non riuscirono a tenere il passo a lungo, e
persero di vista l’auto. La trovarono pochi minuti dopo parcheggiata
dietro ad un grande cespuglio, vuota. Non c’era traccia degli occupanti,
ma entrambi potevano sentire chiaramente le loro voci oltre una serie
di alberi. Si erano sistemati su un’altura, e stavano osservando
qualcosa nella vallata sotto di loro.
Sheridan e Fockler si fermarono
per riprendere fiato, aspirando avidamente l’aria. In quel momento
furono raggiunti da Susan e Strauss:
-Avete visto? Ve l’avevo detto che non c’era bisogno di correre come forsennati.- disse il dottore.
-Fai silenzio, doc-, rispose Fockler, ancora piegato in due -Potrei bastonarti con quel ramo.-
-Che barbarie!-, disse Strauss fingendosi sdegnato -Avete solo rischiato di farvi venire un infarto!-
-Senti, quella gente è proprio dietro a questi alberi-, disse Sheridan -Cerchiamo di non farci scoprire. Aggiriamoli.-
I
quattro cercarono un altro punto dal quale vedere la vallata, a una
trentina di metri di distanza dal gruppo InGen. Ciò che videro non gli
piacque affatto.
Svariate Jeep e moto da cross, insieme ad altri
mezzi che non avevano mai nemmeno immaginato, stavano sfrecciando in
mezzo a enormi mandrie di erbivori, cercando di disperderli.
Sembrava
una scena di caccia, ma apparve presto chiaro che la spedizione non
aveva nessuna intenzione di uccidere i Dinosauri: se avessero voluto
farlo, gli avrebbero semplicemente sparato subito.
Anche da quella
distanza poterono vedere una Jeep che procedeva con lo sportello del
passeggero aperto: all’interno un uomo con un cappello da cacciatore
sbraitava ordini a destra e a manca.
Chiaramente seguendo gli ordini
dell’uomo, un’altra Jeep si scostò dal gruppo, puntando dritto verso un
Parasaurolophus. Il sedile del passeggero scivolò all’esterno,
permettendo all’occupante di sparare un dardo all’erbivoro. Nel giro di
pochi minuti il siero fece effetto e il Parasaurolophus fu circondato da
una decina di uomini che gli strinsero altrettanti cappi al collo. Il
bestione lottò brevemente, e con uno strattone fece volare a terra
parecchi uomini, ma alla fine dovette arrendersi: un colpo secco alle
corde che aveva al collo e fu atterrato.
Poco lontano un altro gruppo lottava con un ben più aggressivo Pachycefalosaurus, mentre altri erbivori venivano catturati.
Susan
era esterrefatta. Si sporse oltre il cespuglio, per vedere le reazioni
dell’altra squadra e cercare di ascoltare i loro discorsi, ma erano
tutti in silenzio, lo sguardo fisso sulla scena.
Ad un tratto sentì
una presenza alla sua sinistra e voltandosi trasalì, vedendo che
Sheridan si era portato al suo fianco per sbirciare a sua volta.
-Maledizione a te e alla tua mania di comparire quando meno me lo aspetto!-
-Scusami,
non volevo. È che non riesco a starti lontano.- disse sorridendo
-Coraggio, andiamo. Entrambe le squadre si stanno spostando.-
Isla Sorna – Campo Base Seconda Squadra InGen, Nord dell’isola, 23 Maggio 1997, ore 19:14
Il
campo base che la InGen aveva allestito brulicava di attività: era una
spedizione in grande stile. Inizialmente ogni persona aveva qualcosa da
fare, ma con il passare del tempo si assembrarono tutti sotto un tendone
dove un uomo stava parlando di fronte ad alcune telecamere.
La prima squadra stava osservando la scena da vicino, protetti dalla vegetazione.
Ma anche loro erano osservati.
Pochi
metri dietro di loro Sheridan, Fockler, Strauss e Susan osservavano il
campo a loro volta, increduli di fronte a tanta efficienza. Erano
piuttosto vicini alla prima squadra, e tendendo le orecchie, Sheridan
riuscì ad ascoltare ciò che diceva l’uomo vestito di nero:
-Ecco perché Hammond aveva tanta fretta di farmi venire, sapeva che arrivavano.-
-Mio Dio, sono ben organizzati. Di prima serie, quei giocattoli.- disse l’uomo basso e pelato.
-Ehi Eddie, dovrei chiedergli di usare il telefono. Quel disco è più grosso del tuo.-
Quindi si chiama Eddie, pensò Sheridan.
La ragazzina di colore chiese, in tono preoccupato:
-Vogliono costruire un altro parco qui? Dopo quello che è successo sull’altra isola?-
-Non costruiscono niente, tolgono questi animali da qui. E li portano sul continente.- rispose l’uomo in nero.
L’altro
uomo disse qualcosa su un piano alternativo, e si allontanò dal gruppo
insieme alla ragazza dai capelli rossi verso alcune gabbie.
Solo in
quel momento Sheridan le notò: tutti gli erbivori catturati quel
pomeriggio erano stipati in gabbie grandi appena quanto bastava per
contenerli, allineate una fianco all’altra. I due passarono per ogni
gabbia, rompendo i lucchetti e aprendo gli sportelli.
-Però, che azione… Il ragazzo non sembra affatto un principiante.- sussurrò Fockler.
-Ehi-, disse Sheridan senza staccare gli occhi dalle gabbie -Stai pensando quello che sto pensando io?-
-Si-, disse Fockler con decisione -Quella rossa non è affatto male.-
Al buio e preso alla sprovvista, Kent non potè evitare la manata di Sheridan, che lo colpì alla nuca.
-Ma sei impazzito??- sussurrò Fockler lamentandosi per il dolore -Vuoi farci scoprire?-
-Sei
proprio un idiota-, ribattè Sheridan -Io intendevo dire che non possono
portare via tutte quelle gabbie con gli elicotteri. Hanno sicuramente
una nave.-
All’improvviso si scatenò il finimondo: gli erbivori,
tutti liberi, iniziarono a fuggire, distruggendo tutto ciò che
incontravano sul loro cammino. Un Triceratops entrò letteralmente nel
tendone della teleconferenza, per accanirsi poi contro alcune auto. Una
esplose con tale potenza da schizzare oltre la coltre di alberi e
sparire alla vista.
Compiuta la loro opera la prima squadra InGen sparì, lasciando soli i Survivors.
-A quanto pare le due squadre sono in competizione…- disse Sheridan, pensando a voce alta.
Strauss gli si avvicinò: -Hai scoperto qualcosa sulla loro identità?-
-So solo che uno di loro si chiama Eddie, e dev’essere l’addetto alle comunicazioni.-
-Io forse so qualcosa di più sugli altri.- disse il dottore.
Tutti gli sguardi erano su di lui.
-Non
ne sono ancora sicuro, ma ho già sentito parlare di alcuni di loro, e
ho partecipato ad alcune conferenze che hanno tenuto. L’uomo vestito di
nero è Ian Malcom, un professore di matematica un po’ pazzo, sostenitore
della teoria del caos. La ragazza con i capelli rossi invece è Sarah
Harding, una comportamentalista animale specializzata in grandi
predatori africani.-
I suoi compagni erano a bocca aperta.
-Però, sai un sacco di cose Doc-, disse Fockler -Se avessimo chiamato James Bond ci avrebbe dato meno informazioni.-
Strauss lo guardò torvo: -Sono un uomo di cultura.-
- È gente pericolosa?- chiese Susan.
-No-,
rispose Strauss -Almeno non che io sappia. Ma penso che sia comunque
meglio rimanere nell’ombra. Non dobbiamo fuggire solo noi da qui, ma
tutti quelli rimasti al villaggio. E meno gente sa della nostra
presenza, più facile sarà per noi andarcene.-
Sheridan fece qualche passo avanti:
-Qui
le loro tracce si dividono. Alcune puntano chiaramente al loro campo
base, ma le altre vanno quasi nella direzione opposta.-
-Quali seguiamo?- chiese Susan.
-Torniamo al loro campo-, disse Fockler -Anche se si sono separati, si ritroveranno lì.-
-Come fai a esserne sicuro?-
- È così che si fa, dopo un’azione di sabotaggio.-