Isla Sorna – Spiaggia nei pressi del promontorio a Nord dell’isola, 23 Maggio 1997, ore 09:18
Il
momento migliore per fare il bagno in mare è la mattina. Le onde sono
basse e sembrano accarezzare la pelle, e l’acqua non è troppo calda né
troppo fredda.
I Survivors lo sapevano bene.
Per molto tempo il
mare era rimasto zona off-limit per via della presenza di Eve, ma con
lei fuori dai giochi erano finalmente liberi di godersi nuovamente lo
splendido mare tropicale di Isla Sorna.
Da quasi un mese esploravano
ogni possibile spiaggia dell’isola, e quel giorno Strauss, Fockler,
Sheridan e Susan si trovavano vicino ad un promontorio a nord, dalla
parte opposta dell’isola rispetto al Villaggio.
Dopo aver
sguazzato e giocato fra loro per quasi un’ora, tornarono sulla sabbia
per asciugarsi. Non avendo a disposizione costumi da bagno o
asciugamani, usavano la biancheria intima per fare il bagno e dei panni
per asciugarsi prima di rivestirsi.
La succinta biancheria di Susan
lasciava ben poco spazio all’immaginazione del suo splendido corpo.
Nonostante gli anni trascorsi sull’isola vivendo di ciò che la Natura
offre, era molto in forma ed incredibilmente sexy: il sedere era alto e
sodo, neanche un filo di grasso attorniava le gambe o i fianchi, e i
lunghi capelli biondi tenuti con la massima cura ricadevano sul seno
prosperoso.
Questa scena incantevole, incorniciata dal fatto che
indossava un intimo bianco e quindi totalmente trasparente una volta
bagnato, lasciò Sheridan letteralmente a bocca aperta.
Notando la sua
meraviglia, Fockler gli si avvicinò: -Ehi, sai come si dice: se lasci
la bocca aperta… Rischi di farci entrare le mosche!-
-Come? Oh, scusa… E’ solo che…- farfugliò Sheridan
-Tranquillo, non mi devi nessuna spiegazione. E’ bellissima.-
Sheridan si era nuovamente voltato ad ammirare Susan, e non rispose.
-Sai-,
continuò Fockler -E’ un po’ che ci faccio caso. Si vede, ti piace
tantissimo. Perché non provi a fare il primo passo? Poco fa mi ha
parlato molto bene di te.-
Fockler stava mentendo spudoratamente, ma
sapeva che c’era una certa attrazione reciproca e che Sheridan era tanto
timido ed impacciato con le donne quanto sveglio, abile ed intelligente
in qualunque altra cosa.
A quelle parole, l’ex poliziotto si destò: -Non dire sciocchezze. Guardala. Lei è bellissima, e io…-
-Te
cosa? Andiamo, sei muscoloso, coraggioso, intelligente… Un buon
partito. E poi hai il fascino dello sbirro. Cosa potrebbe volere di più
una donna?-
-Non saprei… Lei mi sembra così perfetta, mentre io… Sono troppo timido. E non sono neanche più uno sbirro.-
-Senti-,
disse Fockler più deciso -Vedi di non fartela scappare, o te lo
rinfaccerò per tutta la vita. E cerca almeno di non guardarla in quel
modo, sembri un pervertito.-
Sheridan voltò la testa di scatto:
-Dici davvero? Non volevo dare quest’impressione…-
-Oh non preoccuparti-, finse di rassicurarlo Fockler -L’hai già fatto.-
La faccia di Sheridan sbiancò: -…Dici davvero?- ripetè.
-Scusate, ragazzi.- disse Susan, che nel frattempo si era avvicinata.
-Si??- risposero all’unisono Fockler e Sheridan voltandosi di scatto.
-Ehm… Lo sentite anche voi questo rumore?-
Troppo
presi dalla loro conversazione, i due non si erano accorti del rumore
basso e continuo che si poteva sentire rimanendo in silenzio. Più che un
rumore sembrava un tremito, o un ronzio.
-Hai ragione, lo sento anch’io. Cosa può essere?- chiese Fockler.
-C’è solo un modo per scoprirlo.- rispose Strauss -Mi sembra che provenga da oltre quella collina. Andiamo a vedere.-
Isla Sorna – Spiaggia nei pressi del promontorio a Nord dell’isola, 23 Maggio 1997, ore 10:24
Il
gruppo percorse il chilometro scarso che li separava dalla sommità
della collina a passo spedito. Anche Strauss, che tendeva a rimanere
indietro, accelerò il passo per scoprire la fonte del rumore.
Man
mano che si avvicinavano il suono cambiò, trasformandosi in un rumore
basso e regolare, simile ad un debolissimo tuono che si ripeteva
all’infinito. Un rumore molto familiare, ma che nessuno riusciva ad
inquadrare.
Arrivati in cima, si affacciarono tutti insieme dall’altra parte… E ciò che videro li lasciò senza parole.
-Ma… Ma che… Ma che diavolo…- farfugliò Sheridan.
Davanti
a loro si trovava un grande veicolo cilindrico simile ad un autobus,
formato da due sezioni unite a metà da una struttura allungabile. Era
dipinto di verde per mimetizzarsi, e il motore acceso girava al minimo:
questo spiegava la fonte del rumore che avevano sentito.
-Ma che cos’è?- chiese Fockler.
-Sembra una specie di grande roulotte… O qualcosa del genere.- rispose Strauss.
-Ssssh,
giù!!- sibilò Sheridan afferrando i due per la nuca e trascinandoli al
suolo. Susan si era già accucciata. Delle voci provenivano da dietro la
roulotte. Si sentì aprire e chiudere una porta, e dalla finestra
poterono vedere che tre persone si stavano muovendo all’interno: due
stavano discutendo, mentre la terza metteva in ordine.
Fockler
osservò attentamente le figure all’interno della roulotte: persone! Dopo
anni di prigionia sull’isola avevano finalmente trovato altre persone!
Fece per alzarsi e andargli incontro, ma Sheridan lo bloccò:
-Dove stai andando?- gli chiese.
-Ma stai scherzando? Guarda! Altra gente!- esclamò Fockler.
-Sssh, parla piano, maledizione! Non sappiamo chi è quella gente.- sibilò Sheridan
-Ma
dai, chi voi che sia? Saranno dei ricchi turisti che hanno sentito
strane voci su quest’isola e hanno voluto dare un’occhiata, no? Questa è
la nostra occasione per andarcene da qui!-
-Dei ricchi turisti con una roulotte verde mimetica?- ribattè Sheridan.
-E con quelle apparecchiature satellitari sul tetto? Non credo proprio.- aggiunse Strauss.
-Che cosa vuoi dire?- chiese Fockler.
Strauss
rispose: -Voglio dire che Barry ha ragione. Non sappiamo chi sia questa
gente, né perchè sia qui, ma sicuramente è gente che fa sul serio. Io
direi di seguirli un po’ per vedere che intenzioni hanno.-
Fockler
guardò prima Strauss poi lo sguardo deciso di Sheridan, e rispose: -E va
bene, forse avete ragione. Meglio essere prudenti.-
-Perfetto.-
concluse Sheridan, osservando le persone che si trovavano ancora dentro
la roulotte: quella che stava facendo ordine era una giovane ragazza di
colore, sembrava quasi una ragazzina. Le altre due erano un uomo e una
donna, si trovavano proprio di fronte alla finestra e stavano ancora
parlando. La donna era quasi sulla trentina, non molto alta ma dal
fisico asciutto, i capelli rossi raccolti in una coda bassa.
Il
soggetto più strano però era l’altro: leggermente più vecchio della
donna, era interamente vestito di nero, maglietta nera, jeans neri e
giubbotto di pelle nera. Sheridan non poteva vedergli le scarpe, ma era
sicuro che fossero nere anche quelle.
Le tre figure uscirono dalla
roulotte e Sheridan si alzò per investigare, rassicurando gli altri sul
fatto che sarebbe tornato presto. Appena si avvicinò all’angolo della
roulotte per sporgere la testa oltre, sentì un forte rombo provenire dal
cielo. Alzando gli occhi vide uno sciame di elicotteri avvicinarsi
all’isola, molti portavano dei carichi.
Elicotteri? si chiese.
Sporse
la testa oltre la roulotte per vedere meglio e sentire ciò che poteva.
Altri due uomini si trovavano ora insieme alle tre persone originali:
uno era alto e prestante, con una macchina fotografica in mano, l’altro
era più basso e un po’ pelato, e imbracciava un grosso fucile.
All’apparire
degli elicotteri il gruppetto si animò: l’uomo basso e pelato afferrò
un binocolo, osservò i velivoli e disse, sovrastando il rumore:
-Questa
non la capisco, c’è scritto InGen sulla… Sulla fiancata
dell’elicottero! Non capisco, ma perché Hammond manda qui due squadre?-
-Non si fida di noi? Non abbiamo neanche cominciato!- disse la donna dai capelli rossi.
InGen?
Hammond? Sheridan ci stava capendo sempre meno. Mentre l’uomo vestito
di nero iniziava a farfugliare qualcosa sull’abbandono dell’isola, tornò
a nascondersi nell’erba dai suoi compagni.
-Qua c’è in ballo
qualcosa di grosso. Non sono riuscito a capire perché si trovino qui, ma
a quanto pare questi soggetti qua e gli elicotteri fanno parte di due
squadre separate, mandate entrambe dalla InGen.-
-La InGen?- chiese Fockler esterrefatto.
-Esatto.-
-Brutti figli di puttana…- disse Strauss.
-Una
cosa è certa-, disse Sheridan -Qualunque sia la loro missione, in
qualche modo abbandoneranno l’isola. Gli elicotteri portavano delle
Jeep, ma la roulotte è troppo grossa: hanno sicuramente usato una nave.
Questo può essere il nostro biglietto per andarcene da qui.-
Dopo un breve silenzio, Strauss disse: -Non c’è neanche bisogno di chiederlo: siamo tutti d’accordo.-
-Benissimo.-
disse Fockler sporgendo la testa oltre l’erba -Se ne stanno andando.
Seguiamoli, scopriamo cos’hanno in mente e come intendono abbandonare
l’isola ed informiamo gli altri. Il tempo stringe.-