Isla Sorna – Low Point, Golfo presso la Foce del Fiume, 9 Maggio 1997, ore 11:20
Claude Brasseur scrutava il mare, schermandosi gli occhi con una mano e reggendo saldamente una liana con l’altra.
Finchè
il sole era rimasto basso la luce che rifletteva sull’acqua non gli
permetteva di vedere praticamente nulla, ma con l’avanzare delle ore
iniziò ad avere la piena visuale del golfo davanti a lui.
La trappola
per Eve era pronta, e lui ne costituiva il primo tassello: all’altro
capo della liana che stava reggendo c’era la parte superiore della
carcassa di un Gallimimus, ancora grondante di sangue. Una volta
attirato il Megalodon dentro al golfo, Claude avrebbe risalito la foce
del fiume per qualche decina di metri e avrebbe tirato in secco l’esca,
per far scattare la seconda parte del piano.
La carcassa era stata
gettata in mare all’alba per permettere al sangue di diffondersi il più
possibile. Con l’approssimarsi del mezzogiorno, dopo ore di attesa, la
fronte di Claude era imperlata di sudore. Si asciugò con la manica della
maglia e si passò una mano tra i capelli sbuffando. Per quanto tempo
avrebbe dovuto ancora aspettare?
Come se la divina provvidenza
gli avesse dato ascolto, dopo appena cinque minuti vide una sagoma scura
fare capolino tra le acque del golfo. Quello che dapprima era solo un
puntino lontano cominciò ad avvicinarsi lentamente, facendosi sempre più
grande, procedendo a zig zag.
Data la grande distanza Claude non era
sicuro di ciò che vedeva, ma per fugare ogni dubbio iniziò a tirare la
liana a sé, una bracciata dopo l’altra. Man mano che la figura si
avvicinava e si faceva più nitida, il francese si alzò in piedi e
cominciò a risalire cautamente la foce del fiume. Incespicò varie volte
ma non staccò mai gli occhi dal suo obiettivo, finchè non ebbe
l’assoluta certezza che ciò che stava guardando era effettivamente
l’enorme pinna dorsale di Eve.
Sentendosi più sicuro sulla fonte del
sangue, il grande Squalo aveva aumentato notevolmente la sua velocità.
Claude si trovò ben presto a correre a perdifiato lungo l’argine del
fiume. Raggiunto il punto prestabilito, riavvolse la liana il più
velocemente possibile, tirando a secco l’esca.
Voltandosi per la
prima volta per vedere a monte, notò un rivolo rosso scendere insieme
alla corrente: anche la seconda esca stava funzionando a dovere.
Pochi secondi dopo, Eve gli passò accanto senza fermarsi.
Duecento
metri più a monte, John Sullivan aveva notato i movimenti di Claude e
sapeva che il momento era arrivato. Anche lui reggeva in mano uno grossa
liana, all’altra estremità della quale era legata la parte inferiore
del Gallimimus. Il piano prevedeva di attirare Eve molto lontano dalla
foce del fiume, ma non potevano usare un’unica esca: la liana sarebbe
stata eccessivamente lunga, si sarebbe potuta facilmente impigliare in
qualcosa, e dal punto in cui Sullivan si trovava la vegetazione non gli
permetteva di vedere assolutamente niente del golfo: erano necessarie
due persone e due esche.
Il suo compito era identico a quello di
Claude: riavvolgere la liana e attirare Eve il più lontano possibile dal
mare, fargli oltrepassare la stretta ansa a gomito che si trovava
subito dopo la sua posizione e iniziare la terza ed ultima parte del
piano.
Come Claude prima di lui, Sullivan iniziò a tirare
energicamente la liana a sé. Vedeva perfettamente la grande pinna dello
Squalo diventare sempre più grande. Il dottore uscì dal suo nascondiglio
e si mise a correre lungo l’argine del fiume, percorrendo l’ansa e
tirando in secco l’esca.
Eve, vicinissima alla carcassa del
Gallimimus e stanca di quello strano inseguimento, superò di slancio la
curva con un possente colpo di coda: non poteva sapere che si trovava
esattamente dove Tom, Sheridan e Fockler la stavano aspettando.
Disposti
uno su un argine e due sull’altro, i tre Survivor tagliarono le liane
che trattenevano in bilico precario l’enorme quantità di tronchi e i
massi che avevano accumulato lungo i ripidi argini per bloccare lo
Squalo..
Isla Sorna – Low Point, Ansa del Fiume, 9 Maggio 1997, ore 11:31
Eve
non riusciva a capire cosa stesse succedendo: aveva percepito nelle
acque appena fuori dal golfo una chiara scia di sangue, ma anche dopo
averla seguita per più di dieci minuti non riusciva a raggiungerne la
fonte. Risalire in fiume si era rivelato piuttosto arduo: la corrente
non era forte, ma il fondale si alzava e si abbassava improvvisamente.
Aveva rischiato d’incagliarsi più di una volta, ma la tentazione data da
tutto quel sangue era troppo forte.
Improvvisamente si trovò davanti
ad una stretta ansa del fiume. Stanca di quell’inutile fatica la superò
di colpo, per ritrovarsi nuovamente bloccata in un fondale basso. Si
sarebbe potuta liberare facilmente, ma in quel preciso istante un forte
rombo fece tremare il fiume tutt’intorno a lei.
La superficie
dell’acqua si ruppe in più punti, mente pesanti oggetti vi cadevano
dentro: da un momento all’altro Eve si trovò la strada sbarrata da uno
spesso strato di rocce, fango e legno.
Il colossale Squalo ebbe poco
tempo per stupirsi: dopo pochi secondi iniziò a sentire gli effetti
della mancanza d’ossigeno. Non riuscendo a muoversi, non poteva far
passare acqua nelle branchie, e la corrente era troppo debole per farlo
al suo posto. Come se non bastasse, la diga lasciava passare molta meno
acqua, e il livello del fiume aveva cominciato a scendere.
Il blocco
non sarebbe durato per sempre, ma per quando avrebbe ceduto alla forza
inesorabile del fiume lei sarebbe già stata morta.
Isla Sorna – Low Point, Ansa del Fiume, 9 Maggio 1997, ore 11:38
Claude
e Sullivan si unirono a Tom, Sheridan e Fockler per completare la loro
opera. Il livello del fiume si abbassava sempre di più, firmando la
condanna a morte di Eve. Preso dal panico, lo Squalo iniziò a dimenarsi
furiosamente, ma era tutto inutile: non riusciva né ad avanzare né ad
indietreggiare.
I Survivor afferrarono le pesanti lance interamente
in legno preparate come piano alternativo: le avrebbero usate se la
mancanza di ossigeno non avesse ucciso Eve, solo se il livello
dell’acqua fosse sceso abbastanza da permettergli di avvicinarsi in
relativa sicurezza.
Il colossale mostro continuò a dimenarsi per una
ventina di minuti poi, esaurite tutte le energie, sembrò arrendersi al
proprio destino.
L’acqua si era fermata a circa un metro d’altezza quando Tom mise un piede nel fiume.
-Cosa pensi di fare??- urlò Sullivan dall’altra sponda del fiume.
-Non è ovvio?- gridò di rimando Tom -Sto andando a finire il lavoro!-
Fockler gli afferrò una spalla: -Non fare gesti avventati. L’acqua è troppo alta. Può essere pericoloso.-
-Non importa-, disse Tom liberandosi -Guardala, è immobile. Che cosa vuoi che faccia?-
Si
avvicinò cautamente a metà corpo, per evitare eventuali colpi con la
coda o con il muso. Da quella breve distanza, Eve sembrava ancora più
colossale. Si fermò a guardarla come ipnotizzato, spostando lentamente
lo sguardo in avanti fino all’occhio, svariati metri più avanti. Poi,
con un gesto fulmineo pieno di rabbia e disprezzo, sollevò la lancia per
colpire.
Eve non si fece cogliere impreparata e raccogliendo le
ultime energie rimaste diede un potente colpo di coda. Bastò la
successiva ondata per far cadere rovinosamente Tom tra i flutti.
Rialzatosi, non perse altro tempo e lanciò con forza la lancia vicino
alle branchie di Eve, che tornò a dimenarsi con foga per il dolore.
Tom
dovette essere aiutato da Kent per riuscire ad uscire dall’acqua che
ribolliva tutt’intorno a lui, ma era riuscito nel suo intento. Quando
Eve si fermò il sangue usciva a fiotti dalla ferita.
-Forza ragazzi-, disse Claude -Ormai è troppo stanca. Finiamola.-
I
Survivor entrarono insieme in acqua, posizionandosi con tutte le lance a
pochi metri dal mostro, che ricominciò a muoversi debolmente. Ormai
galvanizzati dalla vittoria, sollevarono le lance e una dopo l’altra le
conficcarono nel corpo del Megalodon, troppo debole per reagire o
tentare di respingerli.
Quando ebbero finito più di venti lance spuntavano dal dorso, dal muso e dalle branchie di Eve.
Tornati
a riva, ne guardarono il corpo esanime per svariati minuti, incapaci di
concepire ciò che avevano appena fatto. Una missione suicida, quasi
impossibile.
D’un tratto la diga cominciò a scricchiolare, dapprima
debolmente, poi sempre più forte. Improvvisamente cedette di schianto,
riversando nel fiume migliaia di litri d’acqua con una forza tale da
trascinare via il corpo di Eve.
Solo a quel punto, increduli e
sporchi di sangue dalla testa ai piedi, i Survivor si lasciarono andare
in abbracci e urla di gioia.
La trappola per Eve aveva portato via un mese di lavoro, e tutto aveva funzionato alla perfezione.
Isla Sorna – Villa Hammond, 9 Maggio 1997, ore 14:24
Le
urla e gli schiamazzi di Tom, Sullivan e degli altri iniziarono a
risuonare nel Villaggio ben prima che le loro figure apparissero oltre
la curva della strada, attirando l’attenzione di Susan che si trovava
sulla soglia della porta della Villa.
Non certo un modo prudente di procedere in una foresta.
-Hai
davvero ragione-, furono le prime parole di Tom a Sullivan che sentì
una volta che superarono il cancello -Devo dartene credito: stavolta ho
sbagliato, avevi ragione tu.-
-Ci siamo tolti un grande peso e nessuno è rimasto ferito. Una trappola perfetta.- aggiunse Claude.
Raggiunta
la base delle scale, Fockler guardò in alto verso Susan: -Ehi Susan!-
disse allegramente -Abbiamo una grande storia da raccontare!-
-Benissimo-, rispose lei senza entusiasmo -E’ andato tutto bene?-
-Certo!- esclamò Sheridan -Ormai siamo dei killer professionisti!-
-Beh, Kent è partito avvantaggiato! Lui è un mercenario!- esclamò Tom.
Susan non si unì alle risate, non accennò nemmeno un sorriso.
-Ehi, che succede?- chiese Sullivan -Qualcosa non va?-
-Posso rispondervi io-, disse Strauss sbucando dall’ingresso della Villa -Vai pure dentro, Susan.-
Una volta entrata, Strauss abbassò in capo e continuò:
-Vorrei che ci fosse un modo delicato per dirlo… Ma purtroppo non c’è.-
Si fermò un istante per guardare i presenti, che avevano probabilmente intuito quello che voleva dirgli.
-Karla non ce l’ha fatta.-
-Com’è possibile?- chiese Tom a bocca aperta -Pensavo avesse solo la febbre.-
-Non
è così difficile morire di febbre in un luogo nel quale non si possono
ricevere cure mediche adeguate-, rispose Strauss -In più, come ho detto
l’altra sera, la febbre potrebbe essere solo un tassello di qualcosa di
molto più grande. Avrebbe potuto essere malata già da tempo.-
-Ma senza esami specifici non potremo mai scoprirlo.- disse Sullivan.
-Esatto. Mi dispiace. Come medico ho fatto tutto ciò che era in mio potere.-
-Lo sappiamo, Doc. Non è colpa tua.- disse Fockler.
Senza dire nulla, Tom si voltò e si diresse verso il cancello del Villaggio.
-Tom?- lo chiamò Fockler.
-Lascialo
andare, Kent-, disse Claude mettendogli una mano sulla spalla -E’ fatto
così. Prende sempre male queste notizie; ma gli passerà.-
Isla Sorna – Scogliera, 9 Maggio, ore 20:00
Dopo
aver pareggiato la terra e posizionato alcune pietre sulla tomba,
Fockler si unì al resto del gruppo riunito intorno alle sepolture di chi
era caduto fino a quel momento su Isla Sorna.
Karla era stata
seppellita di fianco a sua figlia Erika. Ancora più a destra c’era Ivan,
suo marito. Sepolti come se anche nella morte i genitori fossero vicini
alla propria figlioletta.
Strauss fece qualche passo avanti e si voltò per non dare le spalle al gruppo. Fu il primo a parlare:
-E’
sempre triste salutare una persona cara che ci abbandona. Ma in questo
caso la nostra sofferenza può essere alleviata, sapendo che Karla si è
riunita a suo marito e a sua figlia, le persone che certamente le erano
più care al mondo.-
Mentre tornava al suo posto, aggiunse:
-Questo per chi crede, ovvio.-
Quando tornò di fianco agli altri, Mary lo rimproverò: -L’ultima frase poteva anche risparmiarsela.-
-Che vuoi che ti dica. Sono un medico, non un prete.- rispose lui sottovoce.
Claude
andò a posizionarsi dove si trovava prima Strauss, ma quando fece per
aprir bocca vide Tom che si avvicinava. Dando le spalle alla base della
collina, nessuno l’aveva notato. Quando arrivò in cima il francese gli
lasciò il posto.
Dopo essersi schiarito la gola, Tom cominciò:
-Innanzitutto mi scuso con tutti voi per essere sparito in questo modo, e
per non avervi aiutato a…-, disse indicando la terra smossa.
Senza
terminare la frase, ripartì: -Ho riflettuto molto oggi pomeriggio. Siamo
qui ormai da tre anni. Abbiamo superato prove difficili, abbiamo
imparato a cacciare, a conoscere i giusti frutti e le giuste erbe, a
vivere nella Natura… Ma nonostante tutto il nostro numero continua ad
assottigliarsi. Quello che è successo a Karla mi ha fatto capire che per
quanto ci sforziamo saremo sempre in balìa degli eventi: cosa
succederebbe se arrivasse un altro uragano come Clarissa? Chi ci
garantisce che il villaggio e la Villa reggerebbero? E che cosa
impedirebbe a un Ceratosauro di salire la collina proprio in questo
momento e fare una strage?-
Tutti si voltarono verso la base della collina per sicurezza.
-Abbiamo
cercato tutti di imparare ogni compito necessario per tirare avanti, ma
non è stato possibile. Ognuno è più portato in certe cose. E se alcuni
di noi dovessero andarsene gli altri morirebbero di fame.
Ormai è troppo pericoloso stare su Sorna. Forse…-
Si fermò per guardare negli occhi i presenti.
-Forse è arrivato il momento di trovare un modo per andarcene da qui.-