Luogo Imprecisato, 1997, ore 19:56
Il Dottor John Sullivan si sistemò
il nodo della cravatta e si lisciò l’elegante giacca. Si guardò per
l’ennesima volta allo specchio: gli pareva che ci fosse sempre qualcosa
che non andava, sebbene ora fosse perfettamente pulito, lavato e
sbarbato. Il completo di Armani completava il quadretto del dottore
dalla grande fama.
Guardò nervosamente l’orologio: il suo discorso sarebbe iniziato in pochi minuti, e la folla era in trepidante attesa.
Ripassò
mentalmente tutti gli eventi che lo avevano portato fin lì, e si
ritrovò a riderci su. Se lo avesse raccontato ai suoi amici una sera al
bar non gli avrebbero mai creduto.
Probabilmente non avrebbero preso in considerazione l’idea nemmeno per una fiction televisiva.
La
voce amplificata dal microfono del presentatore lo riportò alla realtà:
-E’ CON IMMENSO PIACERE CHE VI PRESENTO L’OSPITE DI QUESTA SERA: IL
DOTTOR JOHN SULLIVAN! UN APPLAUSO, PREGO!-
Sullivan uscì da dietro il
tendone sotto applausi scoscianti. L’enorme auditorium era esaurito,
molte persone erano addirittura sedute sui gradini o stavano in piedi.
L’uomo tornato dall’aldilà, l’avevano chiamato. Quando arrivò sul
piccolo piedistallo al centro del palco, notò dei fogli nel leggìo. Il
suo discorso. Non ne avrebbe avuto bisogno, sapeva a memoria ogni
parola. Girò i fogli e alzò le mani sorridendo per far cessare gli
applausi.
Quando si calmarono, si sporse verso il microfono e disse:
-Grazie, grazie davvero. Un sincero ringraziamento a tutti quanti per
essere qui stasera.-
Sentendosi improvvisamente più calmo, si schiarì la voce e prese fiato per iniziare il suo discorso.
Isla Sorna – Villa Hammond, 6 Aprile 1997, ore 20:43
Il fuoco scoppiettava vivace nel terrazzo di Villa Hammond, contrapposto alle facce tetre e pensierose che lo circondavano.
Rischiarato
dal bagliore del fuoco, John Sullivan si alzò. Dopo aver scrutato tutti
i presenti, disse: -So che la nostra permanenza qui non è vista da
tutti nello stesso modo. Alcuni la vedono come una prigionia, altri si
sono ormai abituati. Sappiamo procurarci cibo e acqua e abbiamo una
buona protezione, questo è tutto quello che ci serve. Tuttavia, come
avevo anticipato l’altra sera, abbiamo un grave problema da risolvere.-
-Un
problema da svariate tonnellate e pieno di denti!- esclamò Claude per
cercare di sdrammatizzare, ma quando vide gli occhi torvi dei presenti
su di sé, capì di non esserci riuscito.
-Scusate…- bofonchiò, abbassando lo sguardo.
-Come
dicevo,- continuò Sullivan -Eve è una grande minaccia per tutti noi.
Speravamo che se ne sarebbe andata, ma così non è stato. A volte si
allontana, è vero, ma torna sempre. Con lei nei paraggi non possiamo
sentirci al sicuro.-
Dopo una breve pausa, Tom intervenne: -Avevamo
deciso già parecchio tempo fa di eliminare Adam e Eve. Con Adam ci siamo
riusciti, ma Eve è uno Squalo,-
-Un enorme Squalo.- disse Sheridan.
Tom
lo guardò per un attimo, poi continuò: -…Già. Un enorme Squalo.
Possiamo attirarlo, ma poi? Lo uccidiamo in acqua? Lo trasciniamo sulla
terraferma? In tutti i casi non vedo come riusciremmo…-
-Io avrei un’idea. Ma voglio prima confrontarmi con voi.- lo interruppe Sullivan.
Susan comparve in silenzio sulla terrazza e andò a sedersi di fianco a Strauss.
-Allora? Come sta Karla?- chiese il dottore sottovoce.
-Meglio. E’ presto per cantare vittoria, ma la febbre si è abbassata.-
-Molto bene. Stiamo parlando della possibilità di uccidere Eve.
Strauss
anticipò lo sguardo incredulo di Susan facendogli cenno di ascoltare.
Sullivan era in piedi e stava discutendo animatamente con Tom.
-Ma è assurdo! Ok, è un pericolo, ma basta non andare in acqua! Che fastidio ci da?- esclamò Tom.
-Non
importa, abbiamo già visto che è capace di entrare nei fiumi, e noi
dovremo pur lavarci e abbeverarci, no? Vorrei ricordarti che abbiamo
scelto molto attentamente i fiumi che possiamo utilizzare, escludendo
tutti quelli che si trovano nel territorio di qualche carnivoro. E quali
sono rimasti?- chiese Sullivan
-Solo due fiumi, i più profondi.- rispose Sheridan al posto di Tom.
-Esatto! E Eve può entrarci tranquillamente! E se poi se ne andasse? Se raggiungesse il mondo civilizzato?-
Tom
e Sullivan erano gli unici a discutere. Gli altri stavano ad ascoltare,
sapendo che qualunque decisione fosse stata presa, tutti l’avrebbero
seguita.
-In quel caso ci penseranno altri! Hanno la bomba atomica là fuori, che gliela tirino in testa!-
-Certo! E se attaccasse una spiaggia molto frequentata? Se mangiasse un bambino? Due? Dieci? Come ti sentiresti?-
Tom
non rispose, e Sullivan aspettò qualche secondo per continuare, con più
calma: -Siamo stati noi a creare questo casino, e noi dobbiamo
risolverlo.-
-Ah, questo no!- urlò Tom nuovamente infervorato,
balzando in piedi, avanzando verso Sullivan e puntandogli un dito al
petto -Non tirare in ballo anche noi nei tuoi casini! Sei stato tu a
creare quella bestia! Quindi se ti sta tanto a cuore, liberatene da
solo!-
-Io posso anche aver creato Adam, ma di sicuro non ho creato
lo Squalo!!- urlò ancora più forte Sullivan, afferrandolo per il bavero
della maglia.
-Ok, adesso basta- disse Claude, saltando in piedi
insieme a Fockler per dividere i due litiganti, che iniziarono a
dimenarsi come due bambini.
Tom continuava a sbiascicare cose incomprensibili verso Sullivan; mentre il dottore si riprese quasi subito.
-Va bene, va bene, lasciami,- disse a Claude -Sono calmo, davvero.- aggiunse, cercando di sistemarsi la maglia strappata.
Fece
un profondo respiro e continuò: -Chiedo scusa a tutti quanti. Io ho un
piano, e vorrei che lo ascoltaste. Non mi sembra affatto male. Dopo
potrete prendere le vostre decisioni. Se decideremo tutti insieme di
lasciar perdere, andrà bene anche per me.-
Uno ad uno i presenti annuirono. A parte Tom, che guardò altrove.
Isla Sorna – Low Point, Fiume a 2 Km dalla Pista d’Atterraggio, 10 Aprile 1997, ore 10:08
I
secchi colpi delle accette risuonavano nella foresta come se degli
enormi Picchi fossero al lavoro. Tom e Sheridan, lavorando insieme,
abbatterono un altro albero.
-Cade!- urlò Tom.
Il suo avvertimento era pura precauzione: avevano calcolato bene dove sarebbe caduto l’albero, in modo da non ferire nessuno.
-Forza,
cominciamo.- disse Sheridan, dirigendosi verso la chioma e iniziando a
tagliare via con l’accetta tutti i rami superflui.
Qualche decina di
metri più a valle, Mary e Susan erano impegnate ad intrecciare delle
liane per formare delle robuste corde, mentre Claude e Kent erano
abbattevano altri alberi.
-Allora-, disse Kent tra un colpo e l’altro -Alla fine il vecchio ha convinto tutti.-
-Già-, rispose Claude -Il piano non è male. Io credo che funzionerà.-
-Ancora pochi colpi… Ecco! Cade!-
L’albero si schiantò al suolo con un grande tonfo.
-E’
solo che…- continuò Kent mentre si dirigevano verso la chioma -Mi pare
un po’ strano, insomma. Mi sembra che abbiamo deciso di far fuori un
bestione colossale con una certa leggerezza.-
-No, io non direi.-
rispose Claude, accettando via i rami di troppo -Abbiamo superato sfide
forse anche peggiori. Siamo venuti fuori da tunnel che si stavano
allagando con decine di bestie che ci inseguivano, oltre agli stessi
Adam e Eve.-
-Effettivamente…- disse Kent sorridendo.
-Non preoccuparti, mon ami. Vedrai che dopo tutto quello che è successo con Adam, questa sarà una passeggiata.-