Isla Sorna - Foresta, 4 Aprile 1997, ore 15:42
In alcuni punti i
cespugli erano così fitti che si faceva fatica ad avanzare. Piccoli e
sporadici spiazzi si alternavano a distese di fronde e rami che
sembravano interminabili.
Karla Petrovich si alzò in piedi.
Fortunatamente i cespugli erano abbastanza bassi da permettere
facilmente l'avvistamento di un eventuale predatore.
Pochi metri alla
sua sinistra alcuni rametti si spezzarono, tradendo la presenza di
Susan e Mary, che le si avvicinarono. Avevano già iniziato a riempire i
loro cesti.
-Qualcosa non va?- chiese Mary.
-No, tutto bene,- rispose Karla -Volevo solo dare una controllata in giro.-
-Non preoccuparti,- disse Susan -Barry ci avvertirà se vedrà qualcosa di strano.-
Barry,
Tom o Claude -a volte tutti e tre- accompagnavano sempre le ragazze
quando si avventuravano nella foresta per raccogliere frutti, erbe o
prendere l'acqua. Nonostante non avessero nulla da invidiare agli uomini
in quanto alla conoscenza della foresta e fossero anche più prudenti di
loro, i maschi semplicemente non si sentivano tranquilli. Anche se non
potevano vederlo, Sheridan era sicuramente nascosto da qualche parte
intorno a loro.
Con calma tornarono a raccogliere i frutti. Nel corso
della loro permanenza su Sorna avevano scoperto un luogo ideale per
questo tipo di raccolta: aldilà del piccolo golfo a ovest del villaggio
c’era un’area scoperta con una quantità incredibile di cespugli che
producevano bacche dai vari effetti. Il luogo era circondato da decine e
decine di alberi da frutto.
Gli effetti delle bacche erano stati
scoperti poco alla volta dai Survivors: Tom e Claude, facendo da cavie,
avevano imparato bene quali erano da raccogliere e quali era meglio
lasciare lì. Nessuna era mortale, ma alcune potevano tranquillamente
farti trascorrere varie giornate chiuso in bagno o farti vomitare anche
le budella.
Seguendo le indicazioni delle loro cavie, le ragazze
erano diventate espertissime nella raccolta, e ogni volta che uscivano
per una spedizione tornavano con i cesti pieni di frutti e bacche
succulente.
Prese dal loro lavoro, non si guardarono più intorno,
sapendo che il loro angelo custode vigilava su di loro. Mary si chinò
per raggiungere alcune bacche protette da uno spesso strato di fogliame,
quando sentì uno schiocco alle sue spalle. Pensò che fosse Barry, ma
quando si voltò, sempre accucciata, e non lo vide, le si gelò il sangue.
Fece per alzarsi e scappare, ma un forte peso l'afferrò da dietro.
Una mano le tappò con forza la bocca e una voce le sussurrò: -Sssh. C'è qualcosa là fuori.-
Finalmente
riuscì a voltarsi e si accorse che era Sheridan. Senza pensarci due
volte gli sferrò un pugno sulla spalla con tutte le forze che aveva,
dicendo: -Ma sei scemo? Mi hai spaventata a morte!-
Lui non fece una
piega e continuò a fissare un punto indefinito davanti a lui. Mary seguì
il suo sguardo, ma non vedendo niente gli chiese: -Qual è il problema?-
-C'è qualcosa che si muove a una ventina di metri davanti a noi.-
-Come fai a sapere che non è un erbivoro?-
-Erbivori e carnivori si muovono in modo diverso-, rispose Sheridan -Ormai ho imparato a distinguerli. Resta giù.-
Furtivo come un gatto, l'ex poliziotto fece per avanzare, ma venne trattenuto da Mary per il colletto.
-Aspetta, dove sono Karla e Susan?- chiese preoccupata.
-Non lo so. Sono venuto da te perché eri la più vicina. Ma non preoccuparti, sanno cosa fare in questi casi.- rispose Sheridan.
In
effetti guardandosi intorno non trovò traccia delle due donne:
probabilmente avevano sentito qualcosa e aspettavano un suo ordine. Fece
schioccare la lingua sul palato tre volte. A quel segnale, dovevano
nascondersi e rimanere tutte assolutamente immobili finchè lui non fosse
andato a prenderle.
Sheridan e Mary si trovavano vicino al limite
della zona cespugliosa, e Barry sapeva che nonostante la copertura dei
cespugli erano maledettamente visibili da un carnivoro che si fosse
trovato tra gli alberi.
Sentì altri schiocchi, e da dietro un albero
comparve qualcosa che lo fece rabbrividire. Anche da quella distanza
capì benissimo che ciò che aveva davanti agli occhi era una cosa che
sperava di non dover mai più rivedere: il cranio allungato, la pelle
biancastra e gli occhi gialli tradivano il Raptor Albino.
Era una
fortuna che Sheridan avesse dato il segnale prima della comparsa del
Raptor: se l'avesse fatto dopo, il Dinosauro gli si sarebbe fiondato
addosso senza pensarci due volte. Nella sua mente iniziarono a scorrere
decine di idee, nel tentativo di trovare quella giusta per uscire da
quella situazione. Se fosse stato solo avrebbe semplicemente aspettato
che il Raptor se ne andasse, ma con tre donne da proteggere non poteva
correre il rischio che venissero trovate e sbranate.
Ad un tratto trovò l'idea che gli sembrò più congeniale. Appena si mosse venne nuovamente bloccato da Mary:
-Ehi, ma dove vai?- gli chiese.
-Ho un'idea. Resta giù, torno subito.- 'Sempre se funziona', pensò.
Silenzioso
come un'ombra, Sheridan cominciò a muoversi verso gli alberi, attento a
non fare il minimo rumore per non indispettire il Raptor. Nel giro di
una decina di minuti aveva raggiunto la zona alberata, e si era nascosto
dietro un albero.
Prese qualche profondo respiro per farsi coraggio,
e controllando il tremore alle gambe iniziò a picchiettare dolcemente
con le nocche il tronco.
Sperava soltanto che il carnivoro fosse solo.
Il
Raptor annusò l'aria circostante, confuso. Aveva sentito alcuni rumori,
ma gli alberi disturbavano la sua percezione. In più era sopravento e
non riusciva e sentire nessun odore. Fece qualche passo per cercare una
posizione migliore, quando sentì dei deboli ticchettii. Questa volta
erano molto più vicini. Non poteva sbagliare: si mosse con decisione
verso la fonte del rumore, ma più si avvicinava più i suoni si facevano
deboli, fino a scomparire del tutto.
Il Raptor sibilò rabbioso. Non
riusciva a capire cosa stesse succedendo, ed era frustrato. Si trovava
ancora sopravento, ma quando fece per muoversi riuscì finalmente a
captare un odore. Era chiaramente l'odore di un mammifero, come i
piccoli topi che cacciava abitualmente, ma stranamente non sembrava che
stesse fuggendo. Era come se se ne stesse lì fermo.
D'un tratto,
qualcosa lo colpì appena sopra l'occhio, causandogli dapprima
stordimento, poi un dolore lancinante. Cercò disperatamente di ruggire,
ma prima ancora di capire cosa fosse successo, il dolore penetrò in
profondità, facendolo cadere al suolo. Non riusciva più a muoversi, e
nemmeno a respirare. In pochi secondi esalò l'ultimo respiro.
Sheridan
si piegò sulle ginocchia ansimando. Si rese conto solo in quel momento
di aver trattenuto il fiato per moltissimo tempo. La lancia spuntava dal
cranio del Raptor immobile. Il suo piano aveva funzionato
perfettamente: aveva attirato il carnivoro col suono, rendendolo sempre
più debole man mano che si avvicinava fino a farlo sparire. Non
potendosi orientare con il suo senso preferito, il Raptor poteva solo
annusare, ma essendo sopravento gli riusciva difficile anche quello.
Tutto
questo fece guadagnare a Sheridan quei pochi secondi necessari a
colpire il Raptor con la lancia proprio sopra l'occhio, perforandogli in
cranio e il cervello.
Come sperava Sheridan il Raptor era solo. Se
così non fosse stato, i suoi compagni l'avrebbero sbranato di sicuro.
Quando l'adrenalina che gli scorreva ancora nelle vene si attenuò, tolse
la lancia dal cranio del Dinosauro e andò nella zona cespugliosa,
chiamando le ragazze che prontamente gli corsero incontro facendogli
mille domande.
Usando il suo humour prettamente americano, Sheridan rispose, alzando le mani:
-Grazie, grazie mille, ma basta foto, vi prego: risponderò a tutte le domande in conferenza stampa.-
Isla Sorna - Villaggio, 4 Aprile 1997, ore 17:05
Anche
quel giorno i Survivor tornarono al villaggio con le ceste piene di
frutti. Entrati nella villa, vennero accolti da Tom, che guardando la
lancia insanguinata di Sheridan gli chiese:
-Che è successo? Sei andato a caccia nel frattempo?-
-Al contrario amico mio,- rispose Sheridan -Eravamo noi a rischiare di essere cacciati.-
Notando l'espressione perplessa dell'amico, Sheridan continuò: -Non preoccuparti. Ti racconterò tutto.-
Senza
preavviso la cesta di Karla cadde al suolo, sparpagliando frutti
ovunque, mentre lei si piegava in due e rimaneva in ginocchio. Susan fu
prontamente su di lei:
-Cos'hai Karla? Come ti senti?-
-Debole,- disse lei -Molto debole-
Le ultime forze le mancarono e perse i sensi.
-Dottor
Strauss! Corra, presto!!- Urlò Susan con quanto fiato aveva in gola.
Mentre Tom e Sheridan stavano per scattare e andare a cercarlo, Levine
Strauss comparve sulla soglia di una porta al piano superiore con gli
occhi spalancati.
-Ma che succede?- chiese. Appena vide il corpo di
Karla a terra non perse tempo, scese la scala tre gradini alla volta e
si avvicinò a Susan: -Che cos'ha?-
-Non lo so. E' svenuta, ma il battito e il respiro sono regolari. Forse il troppo stress, l'emozione.- rispose lei.
-Emozione per cosa?-
-Questo lo spiegherò io,- s'intromise Sheridan.
Strauss guardò per qualche secondo l'ex poliziotto, poi disse con decisione: -Va bene. Portiamola di sopra.-
Isla Sorna - Villa Hammond, 4 Aprile 1997, ore 18:31
Sheridan
aveva appena finito di raccontare cos'era successo quel pomeriggio. Sul
terrazzo della Villa Hammond erano riuniti tutti i Survivors, esclusa
Karla che si trovava nella sua stanza e Susan e Strauss che la stavano
accudendo.
-I Raptor Albini sono usciti dalle grotte? Molto strano.- disse Sullivan pensieroso.
-Era solo uno-, disse Sheridan -Potrebbe essersi separato dal gruppo per mille motivi.-
-Sei stato fortunato a incrociarne solo uno,- disse Claude -Se ne avessi incontrati di più non avresti avuto scampo.-
-Già, maledettamente fortunato,- gli fece eco Kent Fockler -Forse d'ora in poi dovremmo scortare le ragazze almeno in due.-
-Assolutamente.- concordò Sheridan.
-Hai
corso un grave rischio Barry,- disse Sullivan -Non hai rischiato la
vita solo te, anche le ragazze avrebbero potuto rimanerci in mezzo.-
Dopo
una breve pausa, continuò: -Ma ormai è andata così, e nessuno si è
fatto male. Ora vorrei cambiare discorso. Come tutti sappiamo abbiamo un
grave problema da risolvere.-
Tom fece per dire qualcosa, ma la comparsa di Susan e Strauss lo interruppe.
-Allora? Come sta?- chiese Sullivan anticipando tutti.
Strauss si asciugò la fronte e disse: -Ha la febbre molto alta, e non sappiamo da cosa sia causata.-
-In che senso?- chiese Claude.
Strauss
spiegò con calma: -La febbre può essere causata da vari virus, oppure
essere una risposta ad essi. Oltre una certa temperatura la replicazione
dei microorganismi infettanti viene ostacolata, quindi l'organismo
innalza volontariamente la temperatura corporea come meccanismo di
difesa.-
-E noi cosa possiamo fare?- chiese Sheridan.
-Purtroppo
con i mezzi a mia disposizione, che sono praticamente inesistenti, non
posso fare molto,- rispose Strauss -Per non dire che non posso fare
nulla.- aggiunse abbassando mestamente la testa.
-Coraggio Dottor Strauss,- disse Susan appoggiandogli una mano sulla spalla -Faremo tutto quello che potremo.-