3x01: The Found

Isla Sorna – Foresta sulla Scogliera, 1 km a sud ovest dal Villaggio, 26 Novembre 1994, ore 19:30
Adam si guardò intorno, curioso. Qualcosa non andava… Tuttavia un invitante odore proveniente dal basso lo spingeva a rimanere lì. Abbassò il colossale capo e vide la carcassa di Dryosaurus a pochi metri di distanza.
Fece qualche passo in avanti e lentamente avvicinò il muso alla carcassa per annusarla. La tentazione era troppo forte… Aprì le enormi fauci e fece per addentarla, quando un fischio basso e prolungato alla sua sinistra attirò la sua attenzione. Tenendo sempre bassa la testa, si voltò per ascoltare meglio. Prima ancora di capire cosa fosse successo, si sentì mancare la terra sotto i piedi.

Dopo aver fischiato, Tom saltò agilmente di ramo in ramo per mettersi in posizione, sapendo che il piano era iniziato e la trappola stava per scattare. In pochi attimi arrivò all’albero designato e tirò fuori l’accetta, aspettando il momento giusto.

MacFenner era rimasto come imbambolato alla vista del mostro, ma fu svegliato dal fischio di Tom. Sapeva già cosa doveva fare, e veloce come il vento corse verso l’ingresso dello spiazzo. Una volta arrivato, si trovò di fianco Sheridan.
-Pronto?- Chiese l’ex poliziotto.
-Sono nato pronto!- Rispose prontamente MacFenner, e insieme sollevarono i pesanti tronchi conficcati nel terreno davanti ad ognuno di loro.
La prima parte del piano prevedeva di far cadere Adam al suolo in modo da renderlo più vulnerabile. Per riuscire a farlo nei mesi scorsi avevano intrecciato una spessa corda di liana, pesante e resistente ma molto flessibile. Le due estremità erano state piantate saldamente nel terreno grazie a due grossi tronchi, uno da una parte e uno dall’altra dello spiazzo. Poi la liana era stata tesa fino all’ingresso dello spiazzo, dove si trovavano Sheridan e MacFenner. Il blocco era assicurato da due altri tronchi piazzati di fronte alla liana, più piccoli degli altri perché dovevano essere tolti da un uomo.
Sheridan rimosse il suo con facilità, ma la liana non si mosse. L’ex poliziotto si voltò verso MacFenner, che si trovava in evidente difficoltà. Il suo tronco era piantato più in profondità, e non avendo la forza di Barry, il ricercatore era riuscito a muoverlo di poco.
Sheridan guardò Adam, che si trovava ancora al centro dello spiazzo. Fortunatamente, l’odore invitante della carcassa e il fischio di Tom lo avevano confuso, e non si era accorto di loro. Doveva cogliere l’attimo. Velocemente si portò con un salto di fianco a MacFenner.
-Presto! Il Bestione non ci ha ancora notato!-
Si misero uno di fronte all’altro, sollevando il tronco con tutte le loro forze. Lentamente, molto lentamente, il legno iniziò a scorrere sulla terra umida, fino a che non riuscirono ad estrarlo.
Immediatamente la liana schizzò in avanti, dirigendosi verso Adam. Tuttavia nel suo cammino incontrò prima MacFenner, che aveva incautamente lasciato un piede davanti alla liana mentre tentava di estrarre il tronco con tutte le sue forze. La liana colpì violentemente il ricercatore alla caviglia, sollevandolo da terra e facendogli fare varie capriole prima che il malcapitato cadesse sbattendo la testa contro il terreno.
Sheridan fu subito su di lui, ma vide che era svenuto.
Nel frattempo la liana aveva raggiunto le zampe di Adam. Il bestione, che con la testa abbassata e girata da un lato non era in equilibrio perfetto, si sentì all’improvviso sbilanciato all’indietro. Cercando di girare l’enorme cranio per vedere cosa stava succedendo non fece altro che sbilanciarsi ancora di più, e cadde pesantemente sul fianco sinistro.
Era il momento che Tom stava aspettando: Adam non era in posizione perfetta, ma non poteva aspettare oltre. La parte successiva del piano prevedeva di finire Adam colpendolo con una grossa struttura simile a un cubo svuotato, con una ventina di pali che pendevano verso il basso legati saldamente assieme ad una certa distanza uno dall’altro per farli cadere perfettamente dritti. I pali non erano molto grandi, ma erano stati lavorati per mesi ed erano maledettamente acuminati. Una serie di pesanti pietre erano state sistemate sopra alla struttura per farla cadere più in fretta e con maggior potenza.
Senza aspettare oltre, Tom colpì con l’accetta la liana annodata attorno al tronco sul quale si trovava, tagliandola di netto. La struttura scivolò verso il basso con una velocità impressionante, schiantandosi al suolo e colpendo Adam con un buon numero di pali, che perforarono la carne e spezzarono le ossa.
Il silenziò calò sullo spiazzo. Adam era riverso su un lato con la bocca aperta e gli occhi chiusi. Il sangue sgorgava copioso dalle numerose ferite.
Tom scese dall’albero sul quale si trovava e andò al centro dello spiazzo, raggiunto da Sullivan e da Claude, che fortunatamente non avevano dovuto partecipare al massacro.
All’ingresso dello spiazzo Sheridan non era riuscito a svegliare MacFenner e gli aveva passato un braccio sotto le spalle per tirarlo su e riportarlo al villaggio. Il ricercatore emise un mugugno.
-Ehi, allora sei vivo,- disse Sheridan -Iniziavo a pensare che ci avessi abbandonato.-
-Mmhhm… Mi fa male... Tutto…- Fu tutto ciò che riuscì a dire MacFenner.-
Tom si avvicinò all’essere che gli aveva causato tanti problemi e sofferenze. Lo scrutò per qualche istante e gli diede un calcio, dettato dalla rabbia, con tutte le forze che aveva.
-Finalmente, bastardo! Siamo arrivati alla resa dei conti, e hai pagato!-
Dopo questo breve sfogo rimase brevemente ad osservare il colossale corpo di Adam. Infine si voltò e fece per andarsene.
-Attenti!- L’urlo di Claude lo fece trasalire. Si voltò di scatto e vide che l’occhio del bestione era aperto. Prima ancora di potersi voltare, il mostro sollevò l’enorme cranio e lo sbattè violentemente contro la struttura di legno, facendone volare via alcuni pezzi. Claude reagì velocemente, scattando in avanti, afferrando sia Sullivan che Tom per il colletto della maglia e trascinandoli di nuovo tra la vegetazione.
Con una serie di colpi violentissimi Adam era riuscito a frantumare la struttura, e con uno sforzo immane si era rialzato in piedi, ruggendo furiosamente per il dolore.
-Ma come fa a stare in piedi?- Urlò rabbiosamente Tom.
-Guarda com’è ridotto!- Gli fece eco Claude -Il basso ventre è spappolato!-
Sullivan era basito. Le ferite di Adam erano impressionanti: Il basso ventre era il più serio, ma aveva tutta una serie di ferite lungo il busto fino al collo, e la gamba destra era ridotta così male da dover essere inutilizzabile.
Il gigantesco Carcharodontosaurus si voltò e si mise a correre per andarsene dallo spiazzo.
-Barry!!- Urlò Tom -Togliti da lì! Buttati a terra con James!-
Le grida di Tom arrivarono troppo tardi. Adam badò appena ai due umani, abbassò la testa per colpirli e toglierseli dai piedi. MacFenner aveva riperso i sensi, ed era un peso morto per Sheridan, che non aveva nessuna intenzione di lasciarlo andare. Il mostro si avvicinava ad una velocità incredibile, mentre lui era terribilmente lento. Preso dalla disperazione, seguì il consiglio di Tom e si gettò a terra, portandosi dietro MacFenner e sperando di non essere calpestato.
Si mosse un secondo troppo tardi. Il colossale cranio di Adam lo sfiorò, colpendo in pieno MacFenner e facendolo volare di decine di metri. Il suo corpo scomparve dietro la coltre di alberi, e i suoi compagni potevano solo immaginarlo mentre sbatteva contro tutti gli ostacoli che incontrava, le ossa che si frantumavano ad ogni urto. Era morto prima di toccare terra.
Adam non si fermò e proseguì la sua corsa, addentrandosi nella vegetazione. Presto si poterono soltanto udire i suoi pesanti passi e i ruggiti, poi neanche quelli.
Il gruppetto si radunò al centro dello spiazzo.
-Anche James…- Cominciò a dire Tom.
Claude fu pronto a ribattere: -Lascia stare, Tom. E’ una perdita, triste come tutte le altre, ma non possiamo mangiarci il fegato ogni volta. E’ venuto qui preparato al peggio, come tutti noi.-
Gli altri annuirono in segno d’assenso.
-Andiamo a cercarlo,- disse Sullivan -Dobbiamo seppellire anche lui. Poi torneremo al villaggio a raccontare l’accaduto.-

Isla Sorna – Foresta nelle vicinanze del fiume, 8 Dicembre 1994, ore 15:42
Tom scostò delicatamente alcune felci che gli ostacolavano la vista. Dietro di lui, Sheridan gli indicò silenziosamente il gruppetto di Dryosaurus che avevano seguito per più di un’ora. Con calma, attento a non fare il minimo rumore ad ogni passo, Tom si mosse verso una piccola elevazione del terreno che offriva una vista migliore, mentre Sheridan si avvicinava di più al gruppetto di erbivori.
D’un tratto una grossa sagoma alla sua sinistra attirò la sua attenzione. Quando si voltò cautamente per vedere meglio, gli gelò il sangue nelle vene. Sdraiato nel piccolo avvallamento, perfettamente immobile, c’era nientemeno che Adam.
La paura lasciò il posto prima alla rabbia, poi allo stupore: Come potevano i Dryosaurus stare così vicini al colossale mostro? Dormiva, ma uno degli erbivori gli si avvicinò tanto che se si fosse svegliato gli sarebbe bastato una mossa fulminea delle fauci per ucciderlo.
Solo dopo poco iniziò a capire. Uscì allo scoperto, facendo scappare il gruppetto di Dryosaurus.
-Ma che diavolo stai fac…- disse Sheridan alzandosi in piedi, ma le parole gli morirono in gola. Da dov’era posizionato non riusciva a vedere Adam, ma una volta in piedi il suo campo visivo aumentò.
-Ma che diavolo…? Ehi Tom, non stargli così vicino!- esclamò, correndo verso l’amico.
-Va tutto bene Barry, non preoccuparti.-
Avvicinandosi ad Adam, Tom iniziò a capire. Le macchie scure intorno al suo corpo, che aveva inizialmente scambiato per ombre, erano in realtà pozze di sangue rappreso. La bocca aperta lasciava intravedere sciami di mosche, e le ferite mostravano già chiari segni di decomposizione.
-E’ morto!- esclamò Sheridan in preda alla felicità, iniziando a saltellare -Il bastardo finalmente è morto!-
-Si, è morto… Finalmente…- rispose Tom, con gli occhi umidi per la gioia.
Girando intorno al muso di Adam un particolare attirò la sua attenzione.
-Ehi Barry, guarda qua!-
-Cos’hai visto?- chiese Sheridan avvicinandosi. Tom gli indicò un punto nel collo.
-Guarda. Una serie di grosse ferite circolari al collo.-
-E’ stato chiaramente morso da un grande carnivoro. Tirannosauri?-
-Forse,- rispose Tom -Sicuramente sono gli unici in grado di fare un simile danno.
-Probabilmente dopo essere fuggito ha vagabondato per l’isola fino a perdere l’uso della zampa ferita.-
-Lo penso anch’io. In quello stato non poteva andare molto lontano. Si è fermato qua, e i Tirannosauri sono passati di qui per andare al fiume.-
-Esatto,- continuò Sheridan -In qualche modo dev’essere partita una scaramuccia, ma messo com’era Adam non poteva fare altro che soccombere.-
-Meglio così.- Concluse Tom.
Sheridan diede una pacca sulla spalla all’amico: -Coraggio, torniamo al villaggio. Per una volta abbiamo una buona notizia da dare.-

Isla Sorna – Villa Hammond, 2 Aprile 1997, ore 09:51
Sheridan si svegliò sul terrazzo della Villa. Anche se era meno ricorrente, continuava a fare quel sogno. E sapeva di non essere l’unico.
Lentamente si stiracchiò e si alzò sbadigliando, appoggiandosi alla balaustra e guardando la foresta. Poi si voltò e si avviò dentro. Una nuova giornata stava per iniziare.