Isla Sorna – Villaggio, 1 Aprile 1997, ore 09:07
Il
sole, sorto ma ancora basso, scaldava piacevolmente l’aria. Mentre Isla
Sorna tornava lentamente alla vita, una figura leggermente curva si
avvicinò con calma ad un pesante cancello metallico. John Sullivan si
passò una mano tra i capelli bianchi, guardando il mondo attraverso le
sbarre. Dopo aver contemplato brevemente la strada che usciva dal
villaggio e scompariva nella giungla, Sullivan si stiracchiò e iniziò
con calma il suo consueto giro d’ispezione. Controllò la robustezza
della recinzione lungo tutto il perimetro, prima di uscire cautamente
per valutare lo stato del fossato e dei pali di protezione.
Aveva
appena finito il giro quando due figure sbucarono dagli alberi dietro di
lui. Sheridan, il primo dei due, si avvicinò a Sullivan sorridendo.
-Buongiorno! Com’è andato il giro?-
-Come al solito, è tutto a posto-, rispose Sullivan -Dal tuo umore immagino che vi sia andata molto bene stanotte.-
-Bene
è dir poco-, rispose Kent, sbucando da sopra la spalla di Sheridan
-Dovevi vedere quanti ce n’erano. Quand’è che verrai con noi? E’ uno
spettacolo incredibile.-
Sullivan rispose con un largo sorriso:
-Quando non sarò più così vecchio. E’ difficile restare alzati a ballare
con voi fino a tarda notte.-
Il trio superò il cancello ed entrò nel
villaggio. La giornata si prospettava tranquilla e abbastanza monotona,
cosa che ormai era diventata la norma.
Erano passati quasi tre anni
dall’uragano Clarissa, dalla grande fuga e l’abbandono di Sorna, dalle
lotte, le speranze e le illusioni. Tre anni dall’inizio dell’incubo. Un
incubo che in tutto quel tempo si era trasformato in un sonno
tranquillo. A parte qualche occasionale incontro con i Rex, i Raptor, o
qualche altro carnivoro dell’isola, la vita per i Survivors era andata
migliorando di giorno in giorno. Il mare veniva deliberatamente
ignorato, le tecniche di caccia raffinate, le conoscenze sulle piante, i
fiori e i frutti dell’isola costantemente approfondite.
I
cambiamenti erano stati lenti e graduali, tanto che molte delle cose che
avevano fatto venivano ormai date per scontate. Guardandosi intorno,
Sullivan pensò che forse solo lui si rendeva conto di quanto il
villaggio fosse diverso, più sicuro.
Il rifugio dei Survivors era
stato profondamente modificato, soprattutto nella recinzione: la rete
metallica era stata rinforzata dalla presenza, ad un metro e mezzo di
distanza, di una solida palizzata interna. Grossi pali acuminati erano
stati piantati angolarmente nel terreno, e tra questi e la recinzione
era stato scavato un fossato profondo un metro e ottanta che correva
tutto intorno al villaggio. Il fossato non doveva essere troppo profondo
o sarebbe stato difficile tirare fuori una persona che ci fosse
accidentalmente caduta dentro, ma neanche troppo basso: un Tirannosauro
avrebbe potuto scavalcarlo facilmente, se non fosse stato per i pali
piantati anche all’interno dello stesso fossato.
Tutto questo era
stato fatto da una manciata di uomini, qualche accetta e vanga trovate
nel deposito degli attrezzi, da tanta buona volontà e soprattutto da
tante ore di duro lavoro.
Continuando il loro cammino, il trio trovò Strauss ad aspettarli sulla porta.
-Ehi ragazzi! Portate buone notizie?-
-Buonissime Doc-, rispose Kent scuotendo il suo zaino -Stasera frittatona!-
-Benissimo! Andate dentro, ma occhio a non svegliare gli altri.-
Mentre
Kent e Sheridan si addentravano nell’edificio, i due dottori si
avviarono insieme verso l’uscita, oltrepassarono il cancello e
arrivarono fino alla spiaggia.
Scrutando le onde, Strauss si allungò verso l’amico e gli chiese:
-Pensi che sia ancora là?-
-Certo-, rispose Sullivan -C’è sempre stata. E ci sarà sempre, finchè glielo permetteremo-
-Parli come se avessimo un’alternativa.-
-C’è sempre un’alternativa.- disse improvvisamente Tom comparendo alle loro spalle e facendoli trasalire.
Strauss rispose tenendosi una mano sul cuore: -Ma sei impazzito Tom? Non abbiamo più la tua età!-
Ridacchiando
tra sé, Tom si diresse verso la scogliera, seguito dagli altri due. Una
volta arrivati si fermarono davanti a cinque croci, una un po’ più
piccola delle altre.
Isla Sorna – Villa Hammond, 1 Aprile 1997, ore 20:32
Nella
grande terrazza al secondo piano della Villa il fuoco scoppiettava
vivacemente al centro del gruppo dei Survivors al completo. Una volta
che hai capito come utilizzare al meglio il cibo che la Natura ti offre,
ogni pasto è una prelibatezza, e la cena quella sera non era
un’eccezione. Le uova erano sempre molto gradite al villaggio.
Aver
imparato che i vividi colori delle placche degli Stegosauri erano molto
più visibili al crepuscolo e di notte rispetto al pieno giorno era stato
molto interessante, ma era diventata una scoperta veramente utile solo
dopo che Tom e Sheridan capirono non solo il periodo dell’anno in cui
gli Stegosauri si riproducevano, ma anche il luogo in cui deponevano le
uova. Da quel giorno i Survivors iniziarono a seguire tutti i grandi
erbivori dell’isola per scoprire i loro terreni di cova e depredarli
quando venivano lasciati incustoditi. L’altra notte era toccato proprio
agli Stegosauri.
Alcuni non si erano mai arresi all’idea di tornare
alla civiltà, ma la vita tutto sommato non era male: bisognava sempre
fare i conti sul come farsi la barba o la doccia, ma una volta padronata
l’arte del procurarsi il cibo, certi problemi passavano in secondo
piano.
Mary si alzò, e girando intorno al fuoco scoppiettante si andò
a sedere accanto a Barry. Rimasero un po’ in silenzio, poi gli chiese:
-Pensi mai a casa tua?-
Dopo
un attimo di pausa, Barry rispose: -Tutti i giorni… Anche se non so
perché. Dopotutto non c’è nessuno ad aspettarmi a casa.-
-Non pensi che i tuoi amici siano in pensiero?-
-Forse
lo sono stati tanto tempo fa, ma dopo quello che è successo… Diciamo
che mi sono allontanato dal mondo in cui vivevo. Un po’ volontariamente,
un po’ sono stato costretto. Ho lasciato il corpo di polizia per venire
a lavorare in questo posto sperduto. E ora che mi ci ritrovo bloccato,
non si sta poi così male.- disse sorridendole.
-Forse hai ragione,-
rispose Mary. Poi riprese, voltandosi verso di lui -Hai l’aria molto
stanca. E’ stata una notte impegnativa?-
-Eh si, non sai mai cosa ti
aspetta quando hai a che fare con quei bestioni,- disse sbadigliando
-Penso che stanotte resterò qui. Non mi dispiace dormire all’aperto di
tanto in tanto.-
Barry non si accorse di niente quando Mary si alzò
per andarsene. Pochi secondi dopo aver finito di parlare, scivolò in un
sonno profondo, e iniziò a sognare lontani eventi passati.