2x10: Revenge

Isla Sorna – Foresta sulla Scogliera, 1 km a sud ovest dal Villaggio, 26 Novembre 1994, ore 16:03
Tom Dillon sudava copiosamente. Nonostante fossero alla fine di Novembre, il caldo non era molto diminuito. In compenso era aumentata l’umidità, che appiccicava fastidiosamente i vestiti alla pelle e attirava sciami di insetti.
Tom si trovava da più di un’ora sul suo punto d’avvistamento, un grosso ramo a circa dieci metri d’altezza. Mimetizzato con foglie e piccoli rami, era praticamente invisibile. La tensione dei primi giorni stava affievolendosi, rimpiazzata dalla noia dei lunghi appostamenti a vuoto. Lentamente, mentre le palpebre di Tom si facevano più pesanti e rischiavano di farlo scivolare nel sonno, la sua mente vagava a quel giorno di tre mesi prima in cui lui e i suoi compagni avevano preso quella fatidica decisione.

Isla Sorna – Villaggio, 29 Agosto 1994, ore 19:48
Strauss parlò senza neanche mandare giù il boccone di Dryosaurus: -Dobbiamo assolutamente fare qualcosa. E’ a rischio la nostra stessa sopravvivenza.-
-E’ molto semplice ragazzi.-, disse Tom -O noi o loro. Possiamo stare qui per anni e dimenticarcene, ma prima o poi li incontreremo di nuovo. E quando succederà non sappiamo cosa potrà succedere.-
Sullivan era molto perplesso: -Ragazzi, capisco il vostro dolore, e sapete bene che anch’io odio quei mostri. Ma non avete idea di cosa è capace di fare Adam. E’ una bestia inarrestabile, e noi siamo dei miseri insetti al confronto.-
La discussione andava avanti da quasi due ore, ed era di vitale importanza. Si trattava di scegliere se rimanere impassibili a vivere la propria vita, ben sapendo che rischiavano ogni giorno di incontrare Adam, Eve, i Raptor o i Dilophosaurus; o cercare in qualche modo di liberarsi di quelle aberrazioni create dalla stupidità dell’uomo. Non avevano dalla loro armi, grandi dimensioni, zanne o artigli, ma fortunatamente la Natura ha donato all’Uomo una sola cosa molto importante: l’intelletto. Se usato nel modo giusto, poteva aiutarli nella loro impresa.
Era fondamentale che tutti fossero d’accordo su una o sull’altra opzione: una sola persona non motivata poteva rovinare tutto.
Le grida di Mary si levavano ogni pochi minuti dalla residenza Hammond. Il dolore per la perdita di Mike non si sarebbe affievolito facilmente, e anche Karla tornò ad essere tormentata da orrendi incubi. Susan faticava a tenerle a bada.
Quando il silenzio calò nuovamente sul villaggio, Claude si alzò in piedi e prese la parola: -Io sono un ranger da tanti anni, ho sempre vigilato sul buono stato degli animali… Si può dire che sono un uomo di pace. Ma ogni volta che sento queste urla… Mi si spezza il cuore. Per questo dico che dobbiamo prendere provvedimenti.-
-Ma come?- disse Sheridan -Li avete visti, li conoscete meglio di noi. Sono enormi, non è come combattere un Orso o un Leone, che sarebbe comunque un’impresa non da poco. Non so se abbiamo qualche possibilità.-
-Non ne abbiamo nessuna.-, disse prontamente Sullivan scuotendo mestamente la testa -Avete visto anche voi la furia di Adam nelle gallerie… Non è bastata quella scossa immane a fermarlo.-
-Ma lo ha stordito!- esclamò Tom alzandosi in piedi -Non dobbiamo dargli un singolo colpo, ci servono trappole che lo indeboliscano, lo dissanguino... Che ne so, a qualcosa penseremo! Ma dobbiamo farlo!-
-Io sono con te, Tom.- disse Claude.
-Anch’io.-, disse MacFenner. Poi rivolgendosi a Sullivan e Sheridan: -E’ molto semplice. Non importa quanto sia difficile. Sono esseri viventi, e possono essere uccisi.-
Sullivan e Sheridan si guardarono, per posare poi lo sguardo a terra.
-D’accordo.- disse Sheridan
‘Avanti doc’, pensò intensamente Tom, come se la forza del suo pensiero potesse influenzare Sullivan ‘Non abbatterti proprio ora’.
Dopo attimi che parvero interminabili, Sullivan disse semplicemente: -E va bene. Da chi cominciamo?-
Il volto di Tom s’illuminò. Dopo tutte quelle difficoltà, tutti quei morti, finalmente avrebbero avuto la propria rivincita. La discussione proseguì per un’altra ora buona: solo gli uomini avrebbero partecipato, e Sullivan e Strauss, data la loro età, avrebbero avuto ruoli più marginali. I Raptor e i Dilophosaurus furono subito accantonati, non erano un pericolo immediato. La scelta fu tra Adam e Eve. Il Megalodon era un avversario formidabile, e prima di poter avere qualche possibilità dovevano trovare un modo per batterlo nel suo ambiente naturale o per trascinarlo sulla terraferma, il che avrebbe richiesto parecchio tempo e manovre, che potevano attirare l’attenzione di altri animali. Dovevano essere relativamente sicuri di potersi muovere liberamente sulla terraferma senza rischiare attacchi da parte di altri carnivori. La presenza di Adam rendeva tutto ciò estremamente difficile, perciò fu scelto lui come obiettivo primario.

Isla Sorna – Foresta sulla Scogliera, 1 km a sud ovest dal Villaggio, 26 Novembre 1994, ore 19:30
Tom aprì gli occhi e si maledisse per essersi addormentato. Dopo i mesi di sudore e fatica spesi per preparare le trappole, non potevano permettersi di lasciarsi sfuggire l’obiettivo.
Tuttavia ciò che aveva frustrato i sopravvissuti fin dall’inizio era il fatto che Adam non si era mai fatto vivo.
Mentre preparavano le trappole erano terrorizzati all’idea di veder comparire Adam o qualche altro carnivoro dal nulla, ma non era mai successo. L’esca al centro dello spiazzo era stata cambiata ogni settimana, tutto era pronto, ma il mostro non si avvicinava mai. Una volta addirittura non avevano cambiato l’esca per tre settimane, per farla puzzare il più possibile in modo che il suo odore arrivasse più lontano.
Non solo Adam sembrava scomparso: non avevano visto nessun carnivoro. Il pericolo sembrava sempre nascosto dietro ogni albero quando si usciva per cacciare o esplorare, ma quando si è alla ricerca di predatori sembrano non esistere.
Improvvisamente lo schiocco di un ramo spezzato attirò la sua attenzione. Forse era la volta buona. Tom fece un fischio lungo e prolungato e come per magia Sheridan, MacFenner e Strauss comparvero dai cespugli tutt’intorno e si misero ai loro posti.
Passi pesanti segnalavano l’arrivo di un grosso animale. Finalmente, dalla boscaglia comparve una figura snella e slanciata che si faceva largo tra la vegetazione. La testa allungata terminava da un capo con un becco d’anatra e dall’altro con un lungo corno tubolare. Era solo un Parasaurolophus. Ma cosa ci faceva un erbivoro simile in quel tratto di foresta?
I sopravvissuti non fecero in tempo a rilassarsi che il terreno venne subito scosso da passi molto più pesanti. Il Parasaurolophus scomparve tra la vegetazione velocemente com’era apparso, lasciando deserto il piccolo spiazzo con al centro l’esca. L’enorme animale non ci mise molto ad apparire: Adam stava evidentemente inseguendo il placido erbivoro, ma avrebbe avuto un’amara sorpresa. Il sole calante rese teatrale l’apparizione dell’immenso carnivoro. Sheridan e Strauss, che non avevano mai visto il mostro, sentivano tremare anche le ossa, ma neanche Tom e MacFenner se la passavano meglio.
Un singolo colpetto di quelle immani fauci e sarebbe stata la fine per tutti loro. Adam si fermò davanti al piccolo spiazzo e fiutò pesantemente l’aria, come per annusare il pericolo. Infine vide il grosso pezzo di carne fresca che giaceva a terra solo pochi metri davanti a lui.
Lentamente mosse un passo, poi un altro.
I sopravvissuti strinsero con forza le proprie armi, mentre sentivano l’adrenalina scorrergli nelle vene e il cuore accelerare i battiti. Presto si sarebbe scatenato l’inferno.