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Isla Sorna – Villaggio, 22 Agosto 1994, ore 9:12
Il dottor Strauss si schermò gli occhi con la mano per proteggerli dal sole che stava sorgendo all’orizzonte. In piedi davanti alla residenza Hammond, si godeva i tiepidi raggi del sole mattutino che facevano bene alle sue articolazioni. Mike e Sheridan erano partiti come al solito, uno per pescare, l’altro per cacciare. Susan e Mary erano andate Sheridan, non per partecipare alla caccia ma per raccogliere bacche, frutta e vegetali vari, rimanendo nella relativa sfera di sicurezza offerta dall’ex poliziotto.
Strauss si avvicinò tranquillamente al grande cancello del villaggio, contemplando il sentiero e la foresta al di fuori della recinzione. Dopo i pericoli e le difficoltà iniziali, la noia iniziava a farsi sentire nella vita quotidiana dei sopravvissuti. Avrebbero riempito le giornate imparando a cacciare, pescare e raccogliere, ma poi? Che ne sarebbe stato di loro? Erano passati mesi ormai dall’uragano, e nessuno era andato a prenderli, nessuno si era fatto vivo. I loro vestiti cominciavano a logorarsi, le barbe si facevano lunghe e raderle coi coltelli non era esattamente la stessa cosa che usare i rasoi. Stavano assomigliando sempre di più a tanti Robinson Crusoe. Che ironia: erano andati lì per usare i Dinosauri come attrazioni rinchiuse in recinti, e ora si ritrovavano rinchiusi nel loro stesso villaggio.
Stava già pensando di prendere una Jeep e raggiungere Mike quando un movimento davanti a sé colse la sua attenzione. Aguzzò la vista il più possibile, ma il sole basso e la vegetazione non gli permettevano di vedere molto lontano. Improvvisamente, dalla curva del sentiero comparve dapprima una figura, poi un’altra, poi altre ancora. Strauss impiegò alcuni secondi per rendersi conto di che cos’era quello che stava guardando, e tutto a un tratto l’emozione prese il posto della curiosità sul suo volto.
-Tom!! Claude!! Kent!!! Non posso crederci!!!- Strauss aprì in fretta e furia il grande cancello, corse incontro alle figure curve e sorridenti in avvicinamento e gli si gettò letteralmente addosso, facendoli cadere all’indietro. Troppo euforico per sentire il dolore, continuò a tenerli stretti a sé, ripetendo i loro nomi all’infinito. I nuovi arrivati però, spossati com’erano, il dolore lo sentivano eccome, e gli chiesero di alzarsi ridendo.
Anche una volta in piedi Strauss non riusciva a contenere la gioia, e guardava i volti degli amici come se stesse guardando delle allucinazioni, pronte a sparire da un momento all’altro. Solo dopo un po’ si accorse della presenza di due altre persone.
-E loro chi sono?- chiese a Tom, guardando gli sconosciuti.
-Loro sono due sopravvissuti come noi. Avrai sentito parlare della morte del dottor Sullivan, tempo fa. Ebbene, era tutta una montatura creata da quel bastardo di Ludlow, che l’ha messo a lavorare su progetti… Mostruosi a dir poco, che ti racconteremo. Quello con l’aria da naufrago è James MacFenner, uno scienziato geniale. Ah, quasi dimenticavo, Kent è un mercenario.-
-Un mercenario??- chiese Strauss sgranando gli occhi.
-Non preoccuparti doc-, disse Claude battendogli una mano sulla spalla -Non c’è niente di cui aver paura. Ti racconteremo tutto, ma ora vorremmo davvero mangiare qualcosa e riposarci un po’. La marcia è stata lunga ed estenuante.-
-Certo ragazzi, scusatemi. Vi do una mano.- Così dicendo Strauss aiutò Sullivan a camminare e condusse quei miracoli vaganti nel villaggio.

Isla Sorna – Villaggio, 22 Agosto 1994, ore 15:12
L’euforia regnava padrona al villaggio. Karla era l’unica rimasta a dormire quando i sopravvissuti erano arrivati, ma le urla di Strauss la svegliarono. Pensando che fosse successo qualcosa di grave si lanciò fuori, per trovarsi davanti Tom, Claude, Kent, Sullivan e MacFenner. La sua reazione fu identica e quella di Strauss: si gettò ridendo prima al collo di Claude, che era il più vicino, e poi di tutti gli altri.
I cinque sopravvissuti erano ovviamente stanchissimi nel corpo e nello spirito, e appena gli fu offerto un giaciglio caddero in un sonno profondo. Sheridan, Mary e Susan tornarono dopo qualche ora, ma non poterono dare il benvenuto ai nuovi arrivati finché non si svegliarono, nel primo pomeriggio. Dopo le urla di gioia e i vari abbracci e baci finalmente poterono tutti sedersi intorno a un piccolo falò dove, mentre mangiavano carne di Dryosaurus portata da Sheridan e la frutta di Mary e Susan, si rilassarono per la prima volta dopo più di una settimana.
Sullivan e MacFenner vennero presentati, e Tom, Claude e Kent spiegarono per filo e per segno la loro avventura, del loro primo incontro con Adam, di come gli erano sfuggiti varie volte, di come erano riusciti a scappare sottoterra e poi nuovamente in superficie, e di tutti i terribili esperimenti che avevano incontrato là sotto. Purtroppo appresero anche della morte di Erika, di Sandra e di Ivan.
-Non posso crederci-, mormorò Karla -Hanno veramente creato quei mostri? Ma perché?-
MacFenner rispose: -Principalmente come attrazione. Purtroppo sono quasi tutti falliti, e ora sono delle vere minacce.-
-Sapete.-, disse Tom alzando lo sguardo al cielo -Vivere immerso nella Natura è sempre stato il mio sogno fin da bambino. Ma ora che mi ci trovo mi rendo conto che ci sono tante difficoltà da superare.-
-E’ vero-, rispose Strauss -Ma noi siamo qui. Non possiamo abbatterci, per nessuna ragione al mondo. Dobbiamo alzare la testa e continuare, o soccomberemo tutti. Stiamo imparando a cacciare, a pescare, a raccogliere frutti e piante...-
-Già.-, intervenne Sheridan -Ci stiamo abituando alla vita qui, ormai. Non c’è altro che possiamo fare.-
-Non potremmo cercare di costruire una zattera e fuggire?- propose Claude.
Sullivan prese la parola: -Non credo sia possibile, Claude. Nessuno di noi sa come farlo, e la costa più vicina dista 120 miglia. E’ un’impresa suicida.-
-Possiamo solo rimanere qua e sperare che qualche ricco turista passi di qui, o che la InGen riprenda interesse nell’isola.-, rispose Tom -Cambiando discorso… Dov’è Mike?-
-E’ uscito presto per andare a pescare, ma dovrebbe essere già qui.- rispose Strauss.
Dato che non avevano altro da fare ed iniziavano a preoccuparsi, dopo un’ora Strauss, Tom, Sheridan e MacFenner andarono a cercare Mike alla spiaggia, il luogo in cui più probabilmente si era recato.

Isla Sorna – Spiaggia nei pressi del Villaggio, 22 Agosto 1994, ore 17:00
-Miiiike! Miiiiike!- le urla di Strauss si levavano in lontananza sulla candida spiaggia a pochi minuti dal villaggio. Stranamente di Mike non c’era traccia.
-Mike vieni fuori! Guarda chi è tornato!- urlò Sheridan correndo sulla sabbia e nell’acqua bassa.
Ben presto trovarono la solita rete. Mike se la portava sempre dietro, nella speranza un giorno o l’altro di imparare ad usarla. Le sue armi preferite rimanevano però i coltelli.
-Che strano…-, disse Sheridan -Non è mai rimasto così tanto tempo fuori… Però so che ultimamente si spingeva anche al largo, perché c’erano pesci molto grossi...-
-Forse dalla scogliera potremmo vedere qualcosa in più.- propose Tom.
Così MacFenner e Strauss rimasero sulla spiaggia per seguire le indicazioni di Sheridan e Tom, che salirono sulla scogliera. Speravano di vedere un qualche sciabordio nell’acqua, o delle orme sulla sabbia in lontananza, qualunque cosa che gli permettesse di capire dove s’era cacciato Mike. Dopo pochi minuti di ricerche infruttuose, vennero attirati dalle grida di MacFenner e Strauss che gli facevano segno di avvicinarsi.
Una volta scesi di corsa, videro i due compagni fermi nell’acqua bassa, con un piccolo oggetto galleggiante davanti a loro e una strana sostanza che macchiava l’acqua tutt’intorno. Avvicinandosi, si resero conto con orrore che l’oggetto era una mano, e la sostanza sangue.
Sheridan rimase attonito.
-Questo… E’ Mike? Voglio dire, è tutto quello che rimane di Mike?- chiese Strauss, lottando per non balbettare. Nessuno rispose.
-Ma com’è possibile??- disse finalmente Sheridan -Qui non ci sono Squali o altri animali tanto grandi da fare questo a un essere umano. La InGen faceva anche esperimenti con Mosasauri o altri rettili marini??-
-Non credo proprio…- rispose MacFenner alzando il braccio e puntando il dito contro un grande oggetto che si muoveva nell’acqua. Eve si era avvicinata alla costa, e potevano vedere benissimo la gigantesca pinna dorsale.
-E’ lei.- sibilò Tom, furente di rabbia. Quei maledetti esperimenti stavano rovinando la vita ai sopravvissuti, che dovevano oltretutto lottare ogni giorno per non morire di fame o di sete. Ogni angolo di Isla Sorna nascondeva un terribile pericolo. -Ma com’è possibile? Era rimasta nei tunnel, era condannata.- chiese.
-Io penso di saperlo.-, disse MacFenner -Era un po’ che ci pensavo, alla fine anche Adam è uscito. Se ci pensi, l’allagamento dei tunnel in sé non ha senso. Perché allagarli? Non servirebbe a niente. A meno che non si usi l’allagamento per permettere a Eve di spostarsi liberamente tra le gallerie, fino ad incontrarne una che sbocca in un fiume, o in un lago, e da lì dirigersi tranquillamente verso il mare.-
-Ma perche?- chiese Strauss, che era ancora a bocca aperta.
MacFenner si prese il suo tempo per rispondere. Infine, guardando negli occhi tutti i presenti, disse, con una voce che non nascondeva tutto il suo dolore: -Se si fosse verificato un qualche incidente, era l’unico modo… Per permetterle di sopravvivere. Per farla cacciare. E ricatturarla in seguito per continuare gli studi su di lei.-

Il silenzio venne rotto dall’urlo furente di Tom:
-Maledetti!!- gridò improvvisamente, rosso di rabbia -Per colpa vostra e dei vostri stupidi esperimenti, abbiamo perso un altro dei nostri! Un'altra persona che non tornerà mai a casa! Chi vi credete di essere, Dio??-
Solo Sheridan impedì a Tom di gettarsi su MacFenner: -Calmati, Tom!-, disse afferrandolo per il bavero -Sai che non è colpa sua! Devi controllarti!-
Detto questo lo gettò sulla sabbia, facendolo cadere a sedere. La rabbia stava sbollendo. MacFenner non aveva nessuna colpa: il suo era un lavoro come un altro, obbediva a degli ordini. Inoltre, lui non aveva creato Eve.
-Non è finita qui.- disse Tom mentre si rialzava -Li ucciderò tutti. Ucciderò quei maledetti mostri, fosse l’ultima cosa che faccio!-
Nel frattempo, Eve si era allontanata sempre di più dalla costa.
-Se ne sta andando?- chiese Sheridan.
-Non credo.- rispose MacFenner -La cosa più probabile è che si metta a pattugliare l’isola, continuamente in cerca di prede. La sua fame è insaziabile.-
-La pesca è sospesa, sia qui che nei fiumi.-, disse Strauss, parlando per la prima volta -E quei mostri sono una seria minaccia alla nostra sopravvivenza. Vanno affrontati ed eliminati. Dovranno morire, perché altrimenti moriremo noi.-
-E come pensi di farlo?- chiese Sheridan.
-Penseremo a qualcosa.- rispose Tom. La rabbia era stata sostituita da un’incrollabile determinazione.
Detto questo si avviarono verso la Jeep, pronti per dare la brutta notizia al villaggio. Presto le cose sarebbero state molto movimentate. Dovevano ritagliarsi il proprio posto nella violenza del luogo. E l’avrebbero fatto ad ogni costo.