Isla Sorna – Luogo imprecisato vicino al centro dell’isola, 20 Agosto 1994, ore 16:01
Tom
si schiacciò contro il grande tronco caduto sul quale era appoggiato.
Con molta lentezza, si alzò e sporse la testa oltre l’erba alta per
cercare eventuali pericoli. Dato che la pista era libera, fece un
segnale con la mano. Dagli alberi e dai cespugli tutt’intorno spuntarono
i suoi compagni di viaggio, e si addentrarono di più nella giungla.
Dopo
essere usciti dal centro amministrazione embrioni e laboratori, avevano
deciso di trascorrere la notte su un albero per riposarsi. La mattina
dopo si erano messi in marcia, seguendo le indicazioni di Tom, che
conosceva bene la geografia di Isla Sorna. Seguire una linea retta per
arrivare fino al villaggio era assolutamente fuori discussione:
avrebbero dovuto attraversare il territorio dei Raptor Sornarensis, un
ampio tratto di giungla, la grande prateria nella quale era facilissimo
essere avvistati, si sarebbero dovuti addentrare nel territorio dei
Raptor Nublarensis, e come se non bastasse, anche attraversare uno dei
sentieri di caccia più pattugliati dai Tyrannosaurus. Era un’idea folle e
non praticabile.
Ma grazie a Dio c’era Tom nel gruppo. Seguendo le
sue indicazioni presero una via completamente diversa, più lunga ma
molto più sicura, dirigendosi dapprima ad est fino ad un lago e poi,
seguendo la stessa direzione, arrivarono ad un golfo lungo e stretto. Da
lì proseguirono verso sud fino ad incontrare la giungla, che avrebbero
attraversato per un breve tratto per arrivare ad un fiume, e percorso a
ritroso senza saperlo la stessa strada fatta da Mike e Ivan quella
mattina, per poi arrivare finalmente al villaggio.
In quel momento
stavano affrontando la parte più pericolosa: l’attraversamento della
giungla. Sebbene fossero solo un paio di chilometri, il pericolo poteva
essere annidato ovunque, e dopo tutta la fatica che avevano fatto per
uscire dai tunnel non volevano certo finire in pasto a qualche
carnivoro.
Non c’era nessun sentiero da seguire, solo le indicazioni
di Tom permettevano al gruppo di avanzare faticosamente tra il fogliame e
gli alberi.
Dopo una quarantina di minuti di cammino, la vegetazione
iniziò a farsi più rada. Tom sapeva che di lì a breve sarebbero
arrivati alla pista d’atterraggio, a circa metà strada tra i due golfi.
-Coraggio ragazzi-, disse ai suoi compagni -Non manca molto ormai.-
-Lo spero-, ansimò Sullivan, toccandosi la camicia bagnata -Quest’umidità mi sta uccidendo.-
Quando
arrivarono alla pista d’atterraggio, decisero di non allungare
ulteriormente il cammino e la oltrepassarono diagonalmente di corsa, per
gettarsi nuovamente nella vegetazione, che come prima era poco fitta.
Dopo una breve salita, Tom scostò le foglie di un folto cespuglio e si bloccò, rimanendo di sasso.
-Ehi,
che ti succede amico?- chiese Claude; ma quando vide ciò che Tom stava
guardando rimase immobile a sua volta. Kent si avvicinò furtivamente e
fece cenno a Sullivan e MacFenner di stare abbassati, mentre tirava giù a
forza anche Claude e Tom.
La piccola salita che avevano percorso gli
permetteva di vedere benissimo, da una postazione privilegiata, ciò
che si stagliava davanti ai loro occhi: il gigantesco corpo di un
sauropode, un Mamenchisaurus, sventrato e piegato sul fianco destro. I
litri e litri di sangue dell’erbivoro tingevano la terra di rosso per
svariati metri. Tre carnivori avevano la testa quasi completamente
immersa nelle viscere del sauropode, strappando immensi brani di carne.
I
tre Tirannosauri erano troppo intenti a saziarsi per sentire il piccolo
gruppo di umani in avvicinamento, che ora era nascosto tra i cespugli,
ipnotizzato dalla visione.
-Che bestia enorme… Un magnifico esemplare
di Mamenchisaurus… O almeno lo era.- disse MacFenner, avvicinandosi per
vedere meglio.
-Già… guarda le spine neurali, e quanto è possente il collo. Chissà come avranno fatto ad abbatterlo.- rispose Sullivan.
-E soprattutto a condurlo qui. La vegetazione non è molto fitta per noi, ma per animali di quella grandezza...-
Kent
si isolò dalla conversazione per andare verso Tom: -Ehi-, bisbigliò
-Credo proprio che di qua non passeremo. Conosci un’altra strada?-
Tom
distolse finalmente lo sguardo dal banchetto e si passò pensosamente
una mano tra i folti capelli neri, poi rispose: -Si, certo, c’è. Non ci
sono sentieri, possiamo andare dove vogliamo. Possiamo semplicemente
girargli intorno ad una certa distanza e in men che non si dica saremo
sullo stesso percorso di prima. Non ci metteremo molto.-
-Bene, andiamo allor…- un forte ruggito non permise a Kent di finire la frase.
Sporgendosi nuovamente oltre la vegetazione, il gruppo iniziò a sentire pesanti tonfi che facevano tremare il terreno.
Un
altro ruggito ancora più forte fece voltare i Rex verso destra. Dagli
alberi sbucò una testa enorme, piena di tagli, cicatrici ed
escoriazioni; poi il resto del corpo, lungo una ventina di metri. Le
possenti zampe posteriori spezzavano i pesanti tronchi che ricoprivano
il terreno.
-Maledizione!-, sibilò infuriato Sullivan -E’ quel bastardo di Adam!-
-Ma
come ha fatto ad uscire dai tunnel?- chiese Kent -Noi ci abbiamo messo
dei giorni, sangue, sudore, fatica, non c’era nessuna via d’uscita per
quel mostro!-
MacFenner s’intromise: -Forse ha trovato una galleria
ostruita in modo leggero, e non dev’essere stato difficile uscire a quel
punto.-
-Non stiamo qui a fare congetture-, li interruppe Tom
-Dobbiamo andarcene da qui, non possiamo rischiare che si accorgano di
noi.-
Mentre il gruppo scendeva dall’altura e cominciava ad aggirare i
carnivori, Adam e i tre Tirannosauri si trovarono faccia a faccia. I
potenti ruggiti, le pesanti zampate sul terreno per dimostrare la
proprio forza e i finti attacchi non erano serviti a niente, nessuno
aveva indietreggiato di un solo passo. Un sauropode del calibro di un
Mamenchisaurus non è una preda facile, e i Tirannosauri non volevano
cederla per nulla al mondo.
Adam si scagliò all’attacco dirigendosi
sul Tirannosauro più vicino, il quale al momento giusto si mosse a
sinistra, mandando a vuoto l’attacco del Carcharodontosauro, per poi
mordergli la mascella.
Il secondo Tirannosauro attaccò a sua volta,
ma Adam si liberò proprio in quel momento, sbilanciandosi e finendo di
peso contro il rex, che perse l’equilibrio e finì contro un albero dal
tronco massiccio. Il primo Tirannosauro ne approfittò per scagliarsi su
Adam e morderlo al ventre, e il terzo, che fino a quel momento non si
era mosso, avanzò velocemente verso il Carcharodontosaurus ruggendo,
probabilmente per finirlo con un morso alla gola.
Accortosi che le
cose si stavano mettendo davvero male, Adam scalciò furiosamente,
colpendo sul muso il rex che lo stava mordendo al ventre, facendolo
indietreggiare. Poi si rialzò prontamente in piedi e si diresse verso la
giungla. Perdeva parecchio sangue dal ventre e il muso avrebbe avuto
qualche cicatrice in più, ma sarebbe sopravvissuto.
Dopo qualche
altro ruggito intimidatorio, i Tirannosauri tornarono subito al loro
pasto, tranne quello che era finito contro l’albero, che ci mise un po’
di più a riaversi. Zoppicava vistosamente, e se durante la caduta si era
rotto qualche costola che per sua sfortuna aveva perforato degli
organi, non avrebbe avuto una lunga vita.
Tom, Claude, Kent, Sullivan
e MacFenner, intanto, erano già lontani. La giungla stava tornando
fitta, ma non abbastanza da rallentarli. Senza guardarsi indietro,
continuarono a correre sul fogliame verso il fiume.
Isla Sorna – Fiume sconosciuto, 20 Agosto 1994, ore 16:52
-Eccolo…-
disse Mike. Il suo viso era stravolto, gli occhi gonfi. Il senso di
colpa era forte; sapeva che non era colpa sua… Ma non poteva farci
niente. Nella sua mente risuonavano ancora le urla di Karla Petrovich
quando aveva dovuto dare la tremenda notizia.
Al suo fianco c’erano
Sheridan e Strauss. Quando il dottore vide tornare Mike al villaggio,
capì semplicemente guardandolo in volto ciò che era successo. D’altro
canto non era difficile da capire: Mike era tornato solo. I tre uomini
decisero subito di ripartire per cercare il corpo. Mike sapeva che
avrebbero trovato ben poco e che era un rischio inutile, ma acconsentì.
Susan e Mary erano rimaste al villaggio a vigilare Karla, per consolarla
ed evitare che potesse compiere gesti estremi.
I tre uomini stavano
guardando ciò che rimaneva di Ivan: la metà superiore del corpo era
scomparsa, e quella inferiore non era messa bene. Le gambe erano
straziate e mangiate a tal punto che la sinistra era quasi assente, e la
destra ridotta a brandelli. La presenza del predatore e degli spazzini
era ovvia: il terreno era disseminato di impronte grandi e piccole.
-Non c’è molto da portare via…- mormorò Sheridan -Dovremmo seppellirlo qui.-
-Buona idea. Vado a prendere dei sassi da mettere sulla tomba e due legnetti per la croce.- acconsentì Strauss.
In
quel momento, l’eco di un possente ruggito bloccò i tre uomini.
Pensando che fosse lo Spinosauro, Mike si guardò intorno freneticamente,
cercando di capire da dove sarebbe arrivato il predatore.
-Non preoccuparti, Mike-, disse Sheridan -E’ lontano.-
Altri ruggiti si susseguirono, seguiti da pesanti schiocchi di rami spezzati e chiari rumori di lotta.
-C’è qualcosa di grosso laggiù.- disse Strauss.
-Forse dei predatori a caccia.- propose Sheridan.
-No… Si sentono solo ruggiti, nessun verso di erbivoro. C’è qualcosa che non va. Dobbiamo andarcene al più presto da qui.-
-E Ivan?-
-Non preoccuparti, penseremo a lui. Rimanere è troppo pericoloso.-
Senza
ulteriori dilungamenti, il trio si mosse a passi veloci verso la foce
del fiume, in direzione del villaggio, senza correre per non lasciare
indietro Strauss. Sarebbero tornati per seppellire il loro compagno.
Non
potevano sapere che se fossero rimasti lì solo altri dieci minuti
avrebbero incontrato Tom, Claude, Kent, Sullivan e MacFenner.