Isla Sorna – Vicinanze del Laboratorio segreto del Professor Sullivan, 19 Agosto 1994, ore 11:50
La
marcia, lunga ed estenuante, stava logorando le energie del gruppo, e
il fatto che procedessero a passo sostenuto non li aiutava affatto. In
poco tempo avevano coperto una distanza considerevole, e anche senza
mappa Sullivan poteva dire con certezza di essere vicino al suo
laboratorio.
Purtroppo, avevano quasi tutti il fiato corto.
I numerosi tunnel che incrociavano quello che stavano percorrendo erano ampiamente illuminati e non facevano più paura.
Ad
un tratto, notarono un’immane ombra che si staglava nella luce del
tunnel principale. Tutti se ne accorsero, e seguendola videro che
proveniva da un tunnel laterale ed era immobile.
-State pensando quello che penso io?- chiese Claude.
-Certo-, rispose Sullivan -E’ Adam.-
Per
una volta non si sarebbero fatti cogliere di sorpresa. Corsero verso la
parete del tunnel, schiacciandovisi contro. Lentamente, Tom si avvicinò
all’incrocio delle due gallerie, e diede una rapida sbirciata oltre. Il
possente mostro era in piedi, senza nessun danno apparente, e guardava
la parete di fronte a lui come se fosse in coma.
Tom afferrò la
grande torcia che si era portato dietro dall’inizio della loro avventura
e la scagliò con forza contro la parete dall’altra parte del tunnel. La
torcia si ruppe fragorosamente, e il Dinosauro vi si gettò sopra con un
ruggito da far tremare le ossa. Senza bisogno di dire una parola,
approfittando della distrazione del grande carnivoro, lo oltrepassarono
silenziosamente e si misero a correre.
Tuttavia era solo questione di
tempo prima che Adam si rendesse conto di aver preso un granchio.
Voltandosi, vide Claude che correva a perdifiato, e gli si gettò dietro
ruggendo.
Grazie a quell’abile trucco, il gruppo aveva guadagnato
secondi preziosi ed era riuscito a raggiungere il laboratorio di
Sullivan, ma Adam era già alle loro spalle. Le pesanti falcate facevano
tremare la terra.
Tom, il primo della fila, raggiunse l’ascensore, e
quando premette il pulsante ebbe un tuffo al cuore: la luce era
diventata verde, e si poteva udire il ronzio dell’ascensore in
avvicinamento.
Le porte si aprirono, ma nessuno vi entrò. Sarebbe
stato inutile, Adam avrebbe distrutto tutto e li avrebbe fatti a pezzi.
Cercarono riparo dietro le numerose casse di legno e i pannelli
disseminati per il laboratorio, per quanto potesse servire.
Adam li
raggiunse e si guardò intorno, indeciso su chi sbranare per primo.
Quando sembrò aver posato gli occhi su Kent, si fermò improvvisamente e
voltò la gigantesca testa. Un silenzio irreale calò nel laboratorio, e
permise a Tom di sentire un lieve sciabordio. Il grosso animale si
allontanò dal gruppo, avvicinandosi al tunnel.
-Ma che diavolo sta facendo?- chiese Kent.
Sullivan
rispose: -Deve aver sentito l’acqua che si sta avvicinando e la
presenza di Eve. Da questa parte non c’è via d’uscita, ma forse spera di
trovare un tunnel che lo porti fuori. Sinceramente spero che quel
bastardo muoia qua sotto insieme a quel maledetto Squalo. Andiamo!-
Detto
questo, si rannicchiarono nello stretto spazio dell’ascensore e Claude
premette il pulsante di risalita. Le porte si chiusero e il pavimento
iniziò a muoversi sotto i loro piedi.
Nella profonda quiete che
regnava nel Centro Amministrazione Embrioni e Laboratori si udì un
ronzio. Il pavimento si alzò in una piccola zona circolare e le porte si
aprirono, rivelando cinque uomini che ispirarono profondamente l’aria
pulita.
Si schermarono gli occhi, feriti dalla forte luce del Sole.
Infine si guardarono esterrefatti negli occhi e si abbandonarono a urla e
grida di gioia.
Erano fuori.
Isla Sorna – Fiume sconosciuto, 20 Agosto 1994, ore 11:24
Quella
mattina Mike era uscito di buon’ora per andare a pesca. Aveva deciso di
evitare il mare e provare a pescare nei laghi e nei fiumi, abbondanti
di pesci d’acqua dolce anche abbastanza grossi.
Quelli che aveva
pescato il giorno prima stavano già andando a male: avrebbero dovuto
trovare un modo per conservare meglio la carne di pesce, soggetta ad una
decomposizione più veloce rispetto a quella degli altri animali. Il
Dryosauro cacciato da Barry, infatti, era ancora in ottimo stato, e la
sua carne sarebbe sicuramente durata ancora un giorno o due. Mike era
desideroso soprattutto di esplorare la zona, e si era portato dietro
Ivan. Il russo aveva detto sì e no qualche parola dalla morte di Sandra,
necessitava di distrazione per superare quella brutta fase. Inoltre,
quattro occhi sono meglio di due.
Erano partiti verso le nove, erano
scesi sulla spiaggia e camminato lungo la costa verso nord, attraversato
uno stretto tratto di giungla e si erano ritrovati su un’altra
spiaggia. Proseguendo lungo la costa verso nord-ovest e poi nuovamente
verso nord erano arrivati alla foce di un fiume, nelle cui vicinanze si
trovava una rudimentale pista d’atterraggio.
Avevano risalito il
fiume per poche centinaia di metri e avevano perlustrato brevemente la
zona alla ricerca di eventuali pericoli. Non trovandone si erano tuffati
nelle fresche acque del fiume, dove Mike avrebbe insegnato a Ivan a
pescare con i coltelli: le reti erano ancora un mistero per lui.
Con
calma e pazienza Mike riuscì a far impegnare sul serio Ivan,
strappandogli addirittura un sorriso quando il russo riuscì a trapassare
un piccolo pesce marrone. Mezz’ora dopo sedettero sulla riva fangosa
ammirando i risultati dei loro sforzi: due piccoli pesci per Ivan, tre
un po’ più grandi per Mike. Ma non dovevano esagerare, pescare per far
poi andare a male la carne non era molto utile.
Mentre si alzavano
per tornare al villaggio, un forte schiocco di rami spezzati e dei
pesanti tonfi attirarono la loro attenzione. Dalla foresta alla loro
destra emerse un Gallimimus ferito, con la zampa anteriore sinistra
sanguinante e penzoloni, che si lanciò nel fiume attraversandolo in poco
tempo e scomparendo nuovamente nella vegetazione. Dietro l’erbivoro
correva a passi pesanti uno strano Dinosauro veramente enorme, simile a
un grosso Coccodrillo che si muoveva su due zampe e una grande vela
sulla schiena. Non potendo proseguire l’inseguimento del Gallimimus
perché la foresta di faceva troppo fitta, il Dinosauro mandò un forte
ruggito di frustrazione e si voltò per andarsene.
In quel momento li vide.
Il Dinosauro e i due Mammiferi si bloccarono, guardandosi negli occhi. Paralizzato dalla paura, Ivan chiese:
-Che Dinosauro è?-
-E’ uno Spinosauro, Ivan.- rispose Mike.
-Quanto è grosso…- mormorò il russo.
-Si, ma quello è niente. Aspetta a vederlo tra qualche anno.-
Lentamente
Mike si chinò a raccogliere i Pesci, e sussurrò: -Siamo vicino alla
foresta. Al mio tre, corriamo come dei pazzi e ci arrampichiamo sul
primo albero che troviamo. Capito?-
Ivan non diede segno di aver
capito, ma al tre Mike si mise a correre per il lungofiume, gettandosi
poi nella foresta non appena vide un albero molto grosso con parecchi
appigli per arrampicarsi. Ivan era dietro di lui, ma perdeva terreno.
Lo
Spinosauro era partito all’inseguimento appena avevano mosso il primo
passo, e si muoveva con agilità sul terreno fangoso, in assenza di
alberi o altri impedimenti.
Raggiunto l’albero, Mike vi si arrampicò
con facilità, raggiunse i rami più alti, gettò i Pesci su una
biforcazione per non farli cadere e ricominciò a scendere per aiutare
Ivan. Arrivato a cinque metri d’altezza vide che il russo aveva già
iniziato a salire, e gli protese la mano. Ivan allungò la sua.
Ma era troppo tardi.
Lo
Spinosauro lo raggiunse e lo afferrò con le grandi fauci all’altezza
dei fianchi, provocando un urlo straziante dell’Umano, ben presto
soffocato dal sangue che gli saliva in gola. Il Dinosauro scaraventò
Ivan nella direzione opposta, facendolo volare per parecchi metri prima
di cadere pesantemente sul fango e ruzzolare varie volte, per poi
fermarsi. Cercò di alzarsi, ma non vi riuscì: le ossa del bacino e la
spina dorsale erano state spezzate dallo Spinosauro, che in pochi passi
gli fu di fronte, poggiò una zampa sulle sue gambe, afferrò con le
mandibole il torace e tirò, strappando metà del corpo del russo che
smise solo in quel momento di urlare.
Mike si voltò dall’altra parte.
Era andato lì per cercare di far tornare Ivan in sé, e ora era morto.
Karla sarebbe stata distrutta.
Nel giro di solo un’ora, vari spazzini
si erano recati sul posto per banchettare con i miseri resti di Ivan
Petrovich, più e più volte. Quando Mike fu certo di potersi considerare
relativamente al sicuro, afferrò i Pesci, scese dall’albero e cominciò a
correre verso il villaggio.