2x06: Eve

Isla Sorna – Un punto imprecisato nel sottosuolo, 19 Agosto 1994, ore 10:20
I survivor si rendevano perfettamente conto, con sollievo, che stavano marciando senza stancarsi ad una velocità piuttosto sostenuta. Non potevano certo correre al massimo delle loro capacità in eterno, ma anche dopo aver seminato i Raptor e i Dilofosauri non si erano fermati, avevano continuato a camminare a passo veloce.
In neanche mezz’ora avevano raggiunto uno dei loro maggiori punti di riferimento, un luogo che Sullivan voleva evitare come la peste: la Stanza Eve, facilmente riconoscibile dal cartello sulla porta.
Claude aprì la porta con cautela, richiudendola dopo che tutti furono entrati. Ora la luce inondava ogni angolo della stanza, il che la rendeva fortunatamente molto meno tetra. Ad un’estremità c’era un enorme portone simile a quelli usati negli hangar, invisibile nell’oscurità della loro prima visita perché pitturato di nero. Le pareti erano disseminate di pannelli e computer vari, ma nessuna passerella permetteva di raggiungerli.
-Ma quei computer sono utilizzabili solo andandoci vicino con una barca? Di che utilità è una cosa del genere?- chiese Tom.
-Mi stavo chiedendo la stessa cosa. Gli scienziati che erano qui usavano davvero quella barca a vela, allora.- rispose Kent indicando la grossa sagoma grigiastra contro la parete.
-Io non mi preoccuperei di questo-, s’intromise Sullivan -Abbiamo un ascensore da prendere. Muoversi!-

Isla Sorna – Stanza Eve, 19 Agosto 1994, ore 12:22
L’oscurità era totale. Lo stato di profondo torpore in cui la creatura era stata mantenuta faceva sì che ogni minima contrazione muscolare causasse una strana sensazione, come se i muscoli fossero stati di legno e ogni movimento producesse crepe al loro interno.
La possente coda iniziò a muoversi sotto la superficie, prima piano, poi sempre più forte, in movimenti precisi e misurati, che servivano solo a scaldare i muscoli e a ritrovare le forze, non a muoversi.
Il cervello entrò pienamente in funzione. Il computer riconobbe lo stato di veglia dell’encefalo, e i numerosi aghi e sensori che puntellavano la testa della bestia si staccarono, macchiando lievemente l’acqua circostante di sangue.
Gli occhi si aprirono simultaneamente, registrando tutto ciò che la circondava. A destra, roccia. A sinistra, un ampio spazio da cui provenivano alcuni rumori.
L’enorme animale si staccò dal muro e iniziò a nuotare.

Isla Sorna – Stanza Eve, 19 Agosto 1994, ore 10:23
Un movimento catturò l’attenzione di McFenner, l’ultimo della fila. Voltandosi a sinistra, vide che la barca a vela si stava muovendo lentamente.
-Ehi ragazzi! Forse c’è qualche altro sopravvissuto qui!-
Sullivan gli rispose senza neanche voltarsi -In una stanza sommersa? Cosa te lo fa pensare?-
-Beh, sai com’è… La barca si sta muovendo!-
-La barca??- Kent e Tom si voltarono all’unisono e notarono anche loro la grande figura grigia muoversi verso di loro. Girandosi verso Sullivan, videro che anche lui stava guardando nella stessa direzione. La sagoma aumentò la velocità. Per la prima volta da quando avevano incontrato Sullivan, videro il suo volto contrarsi in un’espressione di puro terrore.
Davanti alla sagoma si materializzò una grande ombra, che uscì dall’acqua. La creatura li osservò mentre si avventava su di loro coi suoi grandi occhi neri, aprì la bocca e mostrò minacciosamente tutti i suoi denti disposti su più file, ognuno grande come una mano.
-Via!!- urlò Sullivan voltandosi verso i primi della fila -Via! Di corsa!-
L’enorme Squalo si gettò sulla passerella, tranciandola in due. Grazie ai numerosi galleggianti non affondò, ma McFenner rimase isolato ad un’estremità mentre il resto del gruppo lottava per non cadere in acqua dall’altra.
-James!- disse Tom cercando di mantenere l’equilibrio -Buttati! Buttati prima che torni indietro! Non pensare a niente, buttati e nuota, maledizione!-
Senza pensarci due volte, McFenner si tuffò in acqua, sbracciando a più non posso sotto la superficie. Riemerse a pochi metri dall’altro capo spezzato della passerella, e la prima cosa che vide fu la mano di Tom protesa verso di lui. Lo raggiunse in poche bracciate e fu issato sulla passerella aiutato da Kent, che lo afferrò per la cintura.
Appena tirò fuori il piede dall’acqua lo Squalo riapparve proprio sotto di lui, mancandolo per un pelo. Un cavo della passerella rimase impigliato in uno dei numerosi denti della bestia, che la trascinò per una ventina di metri prima di sganciarsi. Fu davvero un miracolo se nessuno cadde in acqua.
-Dobbiamo raggiungere la porta! Una volta fuori saremo in salvo!- urlò Sullivan.
Lottando contro le forti onde causate dall’enorme animale, pian piano riuscirono a raggiungere l’altro capo della stanza. Claude aprì la porta, e si fiondarono tutti fuori.
Bagnati fradici ed esausti, si sedettero contro il muro o semplicemente si lasciarono cadere a terra. Tom credeva che gli sarebbe esploso il cuore nel petto, ma trovò lo stesso la forza di urlare a Sullivan :-Quando pensi di dirci tutta la verità John? Siamo intrappolati qui sotto, e se usciamo resteremo intrappolati su quest’isola, e non sappiamo neanche cosa possiamo incontrare dietro una maledetta porta!-
-Già!- urlò Kent furente, prendendo Sullivan per il bavero e sollevandolo di peso -Prima i Raptor, poi i Difo… Dilo… Sauri, e poi il pesce gigante! Questo è troppo!-
Kent stava per colpirlo, e lo avrebbe certamente fatto, se non fosse stato fermato da Tom.
-Calma, ragazzi… Calma…-, riuscì ad ansimare Sullivan col fiato corto -Questa volta è inutile che ve la prendiate con me. Io non sapevo cosa ci fosse lì dentro, solo che dovevamo starne alla larga. Ma non c’era altra via. E’ un altro esperimento.-
-Abbiamo incontrato quattro fottutissimi esperimenti in tre giorni! Quanti ne dovremo incontrare ancora?- Gridò Kent esasperato.
-Non lo so!!- rispose Sullivan. Il suo sguardo terrorizzato era realmente sincero.
Il loro discorso venne interrotto da una voce automatica nei megafoni.
Attenzione! E’ in corso l’allagamento dei tunnel. Tutti gli scienziati escano entro un’ora e chiudano le porte stagne.
Claude era a bocca aperta -Ma come sarebbe a dire l’allagamento dei tunnel? Con quale acqua? E perché?-
-E’ il computer-. Rispose Sullivan -Di acqua ce né anche troppa, con tutti i fiumi, laghi e falde nelle vicinanze. Sul perché, non lo so. L’unica spiegazione che posso dare è che lo Squalo, Eve, era tenuta in stato semicomatoso, e la perdita della corrente ha rischiato di ucciderla. Dopo la riattivazione, il computer l’ha risvegliata per evitare rischi.-
-E l’allagamento?- volle sapere Kent.
Sullivan abbassò lo sguardo: -Questo non lo so.-
Tutti guardarono McFenner, che si difese: -Ehi, ragazzi, io ho lavorato ai Raptor, mica a quel coso. Non sapevo neanche che esistesse. Comunque penso di sapere cos’è: un Megalodon. E so anche che è meglio non nuotarci insieme, quindi in piedi e in marcia, forza.-

Isla Sorna – Pianura nei pressi del villaggio, 19 Agosto 1994, ore 11:42
Da dietro un cespuglio Barry Sheridan stava osservando stupefatto i maestosi Sauropodi e Adrosauri che popolavano le pianure. Ma il suo vero obiettivo erano gli erbivori più piccoli che cercavano protezione tra le loro zampe colonnari.
Un piccolo gruppo di Dryosauri stava tranquillamente mangiando ai piedi di un enorme Brachisauro. Ogni erbivoro, grande e piccolo era costantemente all’erta per scorgere dei predatori, ma in presenza di simili titani un Homo sapiens sapiens di un metro e novanta passava quasi inosservato.
Il colossale erbivoro gli passò accanto, e Sheridan si fece ancora più piccolo dietro il cespuglio. Ad un tratto, un Dryosauro gli passò così vicino che non dovette nemmeno scagliare la lancia: gli bastò allungare con forza le braccia per colpirlo dietro la zampa anteriore sinistra e perforargli il cuore. Tutti gli altri Dryosauri fuggirono, ma non il Brachiosauro, che non si era accorto di nulla.
Sheridan si alzò. Era stato fortunato, ma poco importava: quella sera avrebbero mangiato bene.
Stava ancora pensando alla sua battuta di caccia quella stessa sera, guardando il Dryosauro cuocersi sul fuoco. Con una punta d’invidia e un sorriso gettò un’occhiata ai cinque grandi pesci ammucchiati di fianco al falò. Mike, che li aveva pescati quella mattina, stava raccontando la pesca alle ragazze con grande enfasi, quasi avesse pescato cinque Balene.
Tutta quella carne sarebbe durata vari giorni. Finalmente le cose iniziavano a girare per il verso giusto.