Isla Sorna – Un punto imprecisato nel sottosuolo, 18 Agosto 1994, ore 13:45
Gli
occhi sgranati di tutti erano fissi sul viso dell’uomo spuntato dal
nulla che li aveva prodigiosamente tratti in salvo, quasi stessero
guardando un fantasma. Pelle chiara, lineamenti marcati, occhi di un
verde intenso, capelli e barba lunghi, biondi e incolti. Lo sconosciuto
guardò i suoi nuovi compagni negli occhi uno ad uno, prima di dire:
-Ehi, così mi mettete in imbarazzo… Andiamo, vi ho fatto una domanda.-
-Beh… Ehm… Noi…-, disse Tom, il più veloce a riaversi -Siamo rimasti…-
Kent lo interruppe subito -Ma cosa?? Perché non ci dici tu chi sei? Da dove sei sbucato? Ci hai fatto venire un infarto!-
-Guarda il lato positivo-, disse prontamente lo sconosciuto sorridendo
-Almeno hai ancora un cuore per farti venire l’infarto, nessuna
bestiaccia te l’ha strappato dal petto per mangiarselo.-
Kent si
tranquillizzò all’istante. Notando che la sua espressione tornava
normale e gli altri erano sempre a bocca aperta quasi fossero morti sul
posto, proseguì -Signori, mi presento: il mio nome è James MacFenner, e
sono un biologo alle dipendenze della InGen. Per farla breve ho condotto
parecchi studi qui sotto, ma qualche tempo fa l’uragano e un terremoto
mi hanno bloccato qua.-
-Non è stato un terremoto. E’ stato un maledetto Dinosauro. Ha fatto crollare alcune gallerie- disse Claude.
-Ah. Beh… Poco male. Comunque sia, sono rimasto qui dall’uragano,
sopravvivendo con le provviste nei laboratori, sfuggendo a quelle
bestiacce là fuori. Esperimenti, nel caso non l’aveste capito.-
Osservando le facce degli uomini intorno a lui, capì che era meglio fare
poche battute di spirito e continuò -Sono rimasto qua perché non
conosco questi tunnel, mi veniva sempre a prendere qualcuno della
sicurezza con un’auto elettrica quando avevo bisogno di qualcosa o
dovevo uscire all’aperto. Ehi, meno male che siete arrivati voi a
portarmi fuori, pensavo che sarei morto qua sotto. Perché voi sapete
come uscire, vero?- aggiunse, guardando gli altri negli occhi.
-Abbiamo una certa idea, ma prima dobbiamo raggiungere il pannello di
sicurezza che si trova nel…- disse Sullivan consultando la mappa
-Laboratorio genetico E65.-
-Ma pensa te!- disse McFenner sorridendo e allargando le braccia -Questo è l’E65!-
-Cosa?- Sullivan si voltò e si guardò intorno. Un laboratorio come
tanti altri, con strumenti, pannelli e lavagne luminose. Girovagando per
la stanza trovò infine un grosso pannello difficile da non vedere, con
una grande scritta in giallo ‘Pannello di Sicurezza’. Trattenendo a
stento l’emozione, lo aprì con calma. C’erano vari pulsanti e leve,
compresa ovviamente quella che stava cercando, che avrebbe riattivato la
corrente. La alzò con decisione, e in pochi secondi la stanza fu
pienamente illuminata.
Finalmente si abbandonarono a urla e
festeggiamenti, che tuttavia non durarono molto: sapevano tutti che
avevano compiuto un’impresa non da poco, ma non era finita. Dovevano
ancora tornare indietro.
Gli occhi stanchi dei presenti si puntarono
su Sullivan, che sorrise e sembrò improvvisamente più giovane di
vent’anni: -Ce l’abbiamo fatta ragazzi. Complimenti. Ma non ripartiremo
subito. Aspetteremo domani, oggi ci riposeremo. Dopotutto abbiamo
provviste in abbondanza, possiamo permettercelo.-
-E così potremo anche sperare che i Raptor se ne saranno andati.- aggiunse Claude.
Trovandosi
tutti d’accordo, pranzarono con dell’ottimo cibo in scatola e si
sistemarono alla bell’è meglio per passare il pomeriggio e la notte.
Isla Sorna – Villaggio, 18 Agosto 1994, ore 20:30
Il
dottor Levine Strauss e gli altri survivor stavano cenando in silenzio
davanti alla residenza Hammond, che gli serviva da rifugio per la notte.
Avevano allestito un bel falò per cuocere i pesci pescati da Mike quel
mattino. Erano soliti mangiare all’esterno, se la cena si limitava al
cibo in scatola. Ma accendere un falò e cuocere del pesce è tutta
un’altra faccenda: c’era il serio rischio che l’odore attirasse dei
carnivori. La loro unica speranza era che venissero scoraggiati dalle
difese del villaggio.
Quando ebbe finito la sua porzione (piuttosto
abbondante), Strauss si sporse in avanti e iniziò a parlare, incurante
del fatto che alcuni dovessero ancora finire.
-Il pesce era davvero
buono, Mike. Complimenti, e complimenti a Karla che non so in quale club
dei lupetti siberiani ha imparato ad accendere un fuoco così grande in
così poco tempo.-
Karla sorrise.
-Ci sono molti segnali positivi.
Le difese del villaggio sono buone, Mike è riuscito a pescare senza
usare la rete, e Barry, sebbene non abbia avuto successo nella caccia,
ci è andato molto vicino. D’ora in poi ci occuperemo tutti di cercare il
cibo, e tutti indiscriminatamente impareremo a cacciare, pescare, a
raccogliere le bacche e i fiori giusti, a migliorare le difese e ad
accendere il fuoco. Questo perché non possiamo permettere che la
scomparsa di qualcuno di noi…- disse, e si fermò a guardare i suoi
compagni negli occhi per studiarne le reazioni. Non era piacevole
parlare in quel modo, ma dovevano essere pronti ad ogni eventualità
-…Rallenti il resto del gruppo. Inoltre-, continuò -Cercheremo di
evitare le zone più interne dell’isola, che come sappiamo sono abitate
da molti carnivori. Il territorio di nidificazione dei Raptor non è
lontano da qui. Siete d’accordo?-
Tutti annuirono.
-C’è un’ultima
questione da affrontare. Io, Mike e Barry siamo andati al centro
Amministrazione Embrioni e Laboratori e non abbiamo trovato traccia di
Tom, Kent e Claude. La Jeep era intatta, ma il Centro mezzo distrutto.
Penso che dovremmo guardare in faccia la realtà e presumere che non ce
l’abbiano fatta. Noi stessi siamo scappati a malapena da un Ceratosauro.
Senza i loro corpi come prova possiamo pensare che ci sia una qualche
possibilità che siano sopravvissuti, ma sappiamo tutti- Si interruppe
nuovamente per guardare i presenti -Che le probabilità sono assai
scarse. Mi dispiace.-
Detto questo si alzò e andò in disparte per
restare solo contemplando il cielo stellato. Le lacrime iniziarono a
scendere sulle guance di Susan Love, prontamente rincuorata da Karla.
Mike si alzò a sua volta e si avvicinò a Strauss.
-Ehi doc… Credi davvero che siano morti? Non c’era nessuna traccia di sangue al Centro.-
-Non lo so-, disse il dottore dopo aver rimuginato un po’ -Sono dei ragazzi in gamba, ma… Davvero non lo so.-
Isla Sorna – Laboratorio genetico E65, 19 Agosto 1994, ore 09:55
Tom,
Claude, Kent, Sullivan e McFennet erano completamente svegli e pronti a
partire. La nottata non era stata delle più confortevoli, ma li aveva
caricati. Dopo aver fatto una veloce colazione per camminare leggeri,
McFenner aprì lentamente la porta. Il tunnel era illuminato e deserto.
Con calma, uno dopo l’altro uscirono allo scoperto, e dopo essersi
assicurati che non c’era nessun pericolo nelle vicinanze, presero a
camminare di buona lena.
Dopo aver superato il punto critico dove
avevano avvistato i Raptor, si rilassarono un po’. La camminata divenne
più sciolta, e il fatto che i tunnel fossero illuminati li riempiva di
una nuova energia, di speranza. Si misero anche a chiacchierare tra loro
per ammazzare il tempo, appresero che McFenner era un inglese molto
acculturato, oltre che un grande scienziato, e che aveva condotto vari
esperimenti per la InGen, quasi tutti falliti, tra cui c’era quello dei
Raptor albini. Tuttavia, non aveva mai sentito parlare di Adam.
Quella
volta non ci fu nessun rumore sospetto, nessuno che, rimanendo più
attento degli altri, potesse essersi accorto della loro presenza. Un
semplice sibilo, acuto e prolungato, li fece girare tutti di scatto. Il
Raptor era a neanche quaranta metri da loro, e iniziò ad emettere suoni
di richiamo per i suoi simili.
-Presto, presto!- reagì prontamente McFenner -E’ inutile stare immobili, sanno dove siamo! Correte!-
Si
precipitarono per il tunnel, braccati dai Raptor. Sapevano che non ci
avrebbero messo molto a raggiungerli, e quando si sentirono ormai il
loro fiato sul collo, Tom e Kent si girarono imbracciando i fucili,
sparando all’impazzata. I Dinosauri non erano molti, una decina in
tutto, ma non potevano sparargli da lontano con dei fucili a pompa.
Tuttavia, aspettare la distanza giusta era tremendamente rischioso. Era
come giocare alla lotteria.
Un Raptor si diresse velocemente verso
Tom, che fece fuoco, colpendolo in pieno petto. Il Dinosauro stramazzò
al suolo, facendo inciampare quello che lo seguiva, prontamente finito
da un colpo alla testa.
Ma Tom aveva già finito le munizioni, e il
fucile di Claude era inceppato. Come ultimo gesto di disprezzo, il
francese lo lanciò addosso al Raptor più vicino, che rimase leggermente
intontito per un attimo.
Tom cadde a sedere e strisciò fino a toccare
con la schiena la fredda parete del tunnel. Il Raptor sapeva
esattamente che era lì, come gli altri sapevano dove si trovavano i suoi
compagni. Tutta quella fatica… Per finire in pasto a quelle bestie.
Sentendo
il fiato pesante del Raptor sul suo viso, Tom chiuse gli occhi,
aspettando il colpo di grazia. Che però non arrivò mai. Sentì un pesante
tonfo, e riaprendo gli occhi vide che il Raptor giaceva al suolo,
schiacciato improvvisamente da un corpo più pesante del suo che teneva
il suo collo stretto tra grosse mascelle. Il sangue schizzò dappertutto,
macchiando di rosso la pelle grigiastra dell’assalitore e le piccole
strutture che sormontavano la testa allungata, colando lungo la linea
della bocca e degli occhi, rossi come quelli del Velociraptor.
Tutt’intorno
stava avvenendo la stessa scena. Tom tornò a guardare l’animale di sei
metri che stava sbranando il Raptor che fino a poco fa avrebbe dovuto
sbranare lui, quando sentì una voce dire:
-Forza, è il nostro momento! Diamocela a gambe mentre sono distratti!-
Senza
pensarci due volte, strisciò lontano, si alzò in piedi e si mise a
correre a perdifiato, raggiungendo ben presto il resto del gruppo.
-Ma cosa diavolo sono quelli?- chiese a Sullivan.
-Altri esperimenti della InGen!- disse lui ansimando.
-Ma ce ne sono tanti di quei cosi?-
-Sinceramente spero di aver finito dopo questo avvistamento!-
-Che Dinosauri erano?- chiese Kent, il meno esperto in materia.
La risposta venne rapidamente fornita da Tom -Dilofosauri Kent! Dilofosauri, albini come i Raptor!-
Senza sprecare altro fiato continuarono a correre verso la salvezza.