Isla Sorna – Laboratorio Segreto del Professor Sullivan, 18 Agosto 1994, ore 13:26
Il
dolore era impressionante. Tutto il corpo era indolenzito e non
rispondeva, ma la cosa peggiore era indubbiamente la testa. Sembrava che
stesse per scoppiare, riempiendo la stanza di sangue e cervella.
Tutto
era buio. Lentamente, molto lentamente, la grande creatura aprì un
occhio, poi l’altro. La sua vista nell’oscurità era buona, ma non riuscì
a vedere molto. Stanco a confuso, Adam mise le grandi zampe posteriori
sotto il suo possente corpo e si sollevò, barcollando per il dolore alla
testa.
Non riuscì a mantenere l’equilibrio e si appoggiò
pesantemente contro la parete di roccia, ansimando e facendo cadere
piccoli sassi e nuvoloni di polvere. Non sapendo che altro fare, né dove
andare, lanciò un sonoro ruggito che echeggiò lontano, amplificato
dalle pareti delle gallerie.
Dopo qualche minuto, mosse un passo
incerto. Il secondo fu più deciso, e in breve tempo riusciva a camminare
quasi perfettamente. Si guardò intorno e si diresse verso l’unica
direzione possibile… Le profondità di Isla Sorna.
-Avete sentito?-, disse Tom voltandosi -Era come… Come una lieve scossa di terremoto.-
-Io non ho sentito niente-, disse Claude, asciugandosi il sudore che
gli imperlava la testa rasata -Andiamo, Tom. Stai iniziando a dare i
numeri.-
Effettivamente il luogo e il momento non erano certo d’aiuto
per la salute mentale. Come se sapere che i Dinosauri potevano essere
riportati in vita non bastasse, avevano visto di tutto nel breve tempo
trascorso su Isla Sorna: mutazioni, Dinosauri giganti, esperimenti
segreti, e chissà quante altre diavolerie dovevano ancora scoprire. Ma
per ora dovevano solo concentrarsi sul loro obiettivo: trovare un
pannello di sicurezza, riattivare la corrente, tornare all’ascensore e
andarsene da quell’inferno.
Sullivan camminava senza quasi guardare
la strada. Aveva gli occhi fissi sulla mappa, per non sbagliare e per
non tradire le sue mille preoccupazioni. Doveva infondere sicurezza nei
suoi compagni, e non potevano vederlo vacillare nemmeno per un attimo.
-Ok ragazzi, dovremmo essere quasi arrivati. Non manca molto.- disse.
-Finalmente.- sospirarono gli altri all’unisono. Non ne potevano davvero più.
Sullivan
rincarò la dose per dare più speranze ai suoi compagni -Tra pochi
minuti dovrebbe esserci una curva a gomito, e poco dopo un laboratorio
con un pannello che fa al caso nostro. In questo punto si congiungono
alcune gallerie, quindi dobbiamo stare attenti a non sbagliare.-
L’orecchio attento e allenato di Fockler colse un rumore dietro di loro, e si voltò.
-Kent?- disse Tom poco dopo notando che il compagno rimaneva indietro.
Ma quando vide ciò che il mercenario stava illuminando con la torcia si
zittì all’istante.
La pelle bianca contrastava con l’oscurità
tutt’intorno. Gli occhi non guardavano verso di loro, dopotutto sarebbe
stato inutile, non potevano vedere. Il Velociraptor fiutava pesantemente
l’aria… Nessuno si muoveva, ma non sarebbe passato molto tempo prima
che li trovasse.
Era identico a quello che avevano visto morto nel
laboratorio il giorno prima. I loro peggiori incubi stavano diventando
realtà. Numerosi sibili e versi intorno a loro gli fecero capire di
essere praticamente circondati. Tom mosse la torcia tutt’intorno, e in
vari punti fulmini bianchi passarono davanti al cono di luce, per poi
sparire nell’oscurità. Si trovavano benissimo nel buio assoluto, e si
stavano avvicinando.
-Claude- bisbigliò Tom -Gli spariamo?-
-Nooo, pazzi!- intervenne Sullivan sibilando -Ci sarebbero tutti addosso in pochi secondi.-
D’un
tratto un forte rumore qualche metro più avanti attirò l’attenzione dei
Raptor. Qualcosa, forse un sasso, era caduto pesantemente, e i
carnivori si lanciarono senza esitazione verso la fonte del rumore.
-Chi diavolo è stato?- sussurrò Tom voltandosi di scatto verso gli
altri. La sua torcia illuminò un volto umano che stava proprio di fronte
a lui, un volto che non aveva mai visto.
Le uniche cose che gli
impedirono di urlare e cadere a terra furono le mani dello sconosciuto,
che con una gli tappò la bocca e con l’altra lo resse per un braccio.
Senza aspettare che Tom si riprendesse, disse in fretta: -Silenzio.
Venite con me, presto.-
Corsero a perdifiato lungo la curva a gomito
prevista da Sullivan, aprirono la prima porta che trovarono, se la
sbatterono alle spalle e la bloccarono con alcuni mobili.
Sullivan si gettò a terra lamentandosi: -Sono troppo vecchio per queste cose!-
Lo
straniero tenne l’orecchio incollato alla porta per qualche secondo,
poi si rilassò, voltandosi verso i suoi nuovi compagni: -Bene signori.
Sembra proprio che vi abbia salvato il culo. Vi posso assicurare che
quelle bestiole non sono mansuete. Adesso potete anche dirmi che cosa ci
fate in questo posto dimenticato da Dio.-