2x03: Eat or Die

Isla Sorna – Foresta nelle vicinanze del Villaggio, 18 Agosto 1994, ore 09:18
Il sole già alto penetrava tra le foglie illuminando la giungla poco fitta in ogni suo angolo. Un piccolo gruppo di Gallimimus stava vagando sparpagliatamente tra gli alberi in cerca di tenere foglie e di insetti, sempre all’erta ad ogni minimo movimento sospetto. Il loro habitat ideale erano le ampie praterie presenti su Isla Sorna, e non la giungla, per quanto fosse poco fitta in quel punto. Uno degli agili Dinosauri individuò una grossa libellula e si staccò dal resto del gruppo per inseguirla, ignaro del fatto che già da tempo veniva osservato da un carnivoro affamato.
Barry Sheridan stava contemplando la sua preda. Era da 20 minuti che stava appostato, seguendo il gruppo con piccoli e misurati passi, per non fare rumore. Le gambe iniziavano a dolergli, ma le ignorò. Non poteva assolutamente tornare a mani vuote. Le provviste erano agli sgoccioli, e avevano bisogno di carne, da qualunque fonte provenisse. Fortunatamente Isla Sorna era piena di carne, ma prima di tutto bisognava catturarla. Si scostò una ciocca di capelli dalla fronte per vedere meglio e lentamente si sollevò fino a spuntare con la testa dal cespuglio dietro cui si era nascosto, alzando la rudimentale lancia fatta di un bastone con due coltelli legati ad un’estremità da una sottile corda di nylon.
L’erbivoro non si era accorto di lui. In una frazione di secondo Sheridan si sollevò in piedi e scagliò la lancia in avanti con tutta la forza che aveva in corpo. Il Gallimimus, allertato dal suo istinto, si voltò appena in tempo: uno dei coltelli gli sfiorò il basso collo, provocando un leggero graffio, poi la lancia cadde sul suolo coperto dal fogliame. In pochi secondi, la preda di Sheridan e tutto il resto del gruppo erano spariti tra la vegetazione in cerca di un posto più sicuro.
-Dannazione!-, imprecò mentre usciva allo scoperto -Speriamo che a Mike sia andata meglio.-

Isla Sorna – Spiaggia nelle vicinanze del Villaggio, 18 Agosto 1994, ore 09:41
Il mare era calmo e il sole caldo: un’ottima giornata per pescare... O almeno per provarci. Mike era in piedi nell’acqua alta fino a metà coscia, vestito solo dei suoi boxer. Il vento forte della costa scompigliava i suoi capelli biondi, ma non se ne curava, dato che li portava sempre scompigliati. In mano aveva una piccola rete. La grossa matassa di nylon trovata insieme ad altri strumenti in una casetta degli attrezzi era sembrata dapprima inutile, ma Mary, la ragazza di Mike, e Susan, l’assistente di Levin Strauss, si erano messe a preparare una rete di buona lena, e il risultato era soddisfacente.
Mike si era alzato di buon’ora per andare a pescare, ma se ne stava pentendo. Erano stati legati pochi pesi alla rete, che scendeva nell’acqua con una lentezza esasperante. Come se non bastasse, lui non sapeva usarla.
Dopo quasi un’ora e mezza di tentativi vani, la rete giaceva gettata alla bell’è meglio sulla spiaggia, e Mike aveva cambiato attrezzo: era passato ai lunghi coltellacci che abbondavano nella cucina. Il problema era la corta gittata del suo braccio, e non aveva certo maschere per vedere sott’acqua: doveva affidarsi alla scarsa vista umana sotto la superficie.
I pesci erano tanti, ma si allontanavano appena si avvicinava. Dopo vari tentativi, cambiò tattica: si immerse nell’acqua bassa e rimase immobile vicino al fondo. Appena un piccolo pesce gli si avvicinò, fendette l’acqua col coltello, uccidendolo. Poi andò nell’acqua bassa e lo tagliò in due, per far uscire sangue e budella che attirarono miriadi di pesci. Tenendo un brandello del pesce vicino alla superficie aspettò che un pesce abbastanza grosso gli si avvicinasse alla mano e lo colpì col coltello, ripetendo l’operazione con un'altra
preda.
-Per oggi può bastare. Tremate, creature del mare, è arrivato Mike, l’infallibile pescatore!-, disse afferrando i pesci per le branchie e dirigendosi al villaggio.

Isla Sorna – Un punto imprecisato nel sottosuolo, 18 Agosto 1994, ore 12:44
-John, sei sicuro di capirci qualcosa in quella mappa?- chiese Claude.
-Certo, uomo di poca fede-, replicò Sullivan -Non è colpa mia se queste gallerie sono infinite. Abbiate
fiducia.-
Dopo aver trascorso la notte nella cucina, i quattro avventurieri si erano messi in marcia da poco, ma il paesaggio sempre uguale rendeva il cammino inizialmente noioso, poi irritante. I lunghi e grandi tunnel si susseguivano apparentemente all’infinito, come se scendessero fino alle viscere della terra. Come se non bastasse, il caldo stava diventando asfissiante.
Dopo quasi un’ora di cammino, si trovarono la strada bloccata da una frana.
-Questa sì che è una bella notizia-, disse ironicamente Claude -Adesso che facciamo?-
Tom, che non aveva ancora detto niente, rispose -Non facciamoci prendere dal panico. Ci sarà un’altra strada.-
Si sparpagliarono e dopo pochi minuti Kent attirò gli altri -Ehi ragazzi! Ho trovato una porta! Possiamo passare di qua!-
Alla vista del cartello sulla porta, Sullivan diventò bianco come un fantasma. Fortunatamente era l’ultimo ad essere arrivato e gli altri non lo notarono.
-Stanza Eve… Che vorrà dire?- si chiese Kent lisciandosi la corta barba.
-Beh l’unica cosa che possiamo fare è proseguire, quindi andiamo.- rispose Claude frettolosamente.
Si addentrarono nella stanza. L’ambiente era enorme, per colpa del buio non si vedeva la fine. L’unico spazio percorribile a piedi era una stretta passerella al centro della stanza mantenuta a galla da tiranti e galleggianti, tutto il resto era coperto d’acqua, impossibile determinarne la profondità.
-Wow… C’è da dire che si rimane a bocca aperta. Non so perchè una cosa così sia stata costruita, ma gli scienziati della InGen non finiranno mai di stupirmi.- disse Claude.
-Questo posto mette i brividi-, rispose Kent -Meglio proseguire.-
Ad un tratto Tom disse, illuminando un punto imprecisato nell’oscurità -Ehi, e quello cos’è?-
Aguzzando la vista, Kent rispose -Non lo so, è troppo lontano. Non si capisce bene.-
Una grossa sagoma vagamente triangolare si stagliava nel cono di luce proiettato dalla torcia di Tom.
-Forse è una vela-, disse frettolosamente Sullivan -Guarda quant’è grande questo posto. Le pareti devono essere disseminate di pannelli per vari usi. Probabilmente i tecnici controllavano tutto spostandosi su barche a vela o remi.-
-Già… Forse è così…-, disse Tom, cercando di aguzzare la vista. Ma era inutile, e decisero di proseguire nel loro lungo cammino.

Isla Sorna – Centro comunicazioni, 18 Agosto 1994, ore 18:58
Mike, Sheridan e Strauss si aggiravano tra le macerie di quello che una volta era stato il Centro Amministrativo Embrioni e Laboratori. A.D.A.M. aveva abbattuto buona parte della struttura nel tentativo di catturare Sullivan, Tom, Claude e Kent. Ma loro non potevano saperlo.
-Mio Dio… Che cosa può aver causato tutto questo? Un terremoto?- chiese Mike, sgranando gli occhi.
-No… Non ci sono terremoti in quest’area-, rispose Sheridan -Dev’essere stato un animale. Un animale terribilmente grosso.-
-E’ come se i Brachiosauri si fossero gettati di peso sui muri per abbatterli… Forse i Tirannosauri?-
Nessuno rispose. Avevano trovato la Jeep ferma davanti al centro, incredibilmente intatta, neanche un graffio. Contrastava con la distruzione della struttura come una nuvola nera in un cielo sereno.
Nessuna traccia di sangue, nessun indizio utile. Solo mezzo centro abbattuto. Strauss si avvicinò ad una porta. Tutto intorno il muro era incredibilmente crepato, ma non era caduto. Di fianco alla porta scorse una piccola piattaforma circolare chiusa.
Cosa poteva essere? Sembrava che qualcosa potesse spuntare dal terreno e condurre delle persone nel sottosuolo, come se ci fosse un piano sotterraneo. Ma non c’era modo di azionarlo. Probabilmente era un vicolo cieco, una delle tante stranezze di Isla Sorna.
-Ragazzi, qui non c’è niente. Dobbiamo prendere in considerazione l’eventualità che…-, disse Strauss esitando -Che siano tutti morti. Forse sono stati attaccati da un carnivoro, sono fuggiti nella giungla e lì non hanno più avuto scampo.-
Con gli occhi pieni di tristezza, gli altri annuirono e si diressero verso le Jeep. Almeno non sarebbero tornati a mani vuote. Strauss e Mike montarono su quella con cui erano arrivati, mentre Sheridan cercò di accendere l’altra, ma il motore tossicchiava e non voleva partire. Dopo quasi un minuto di tentativi, alzò la testa per dire agli altri che forse avrebbero dovuto abbandonarla, e vide che fissavano un punto nella giungla.
Seguendo il loro sguardo, notò che dagli alberi spuntava una sagoma agile lunga circa 5 metri. La coda si muoveva da destra a sinistra fendendo l’aria, la bocca era semiaperta, la testa rossastra con un corno sulla punta del muso e due protuberanze sugli occhi. Un Ceratosauro!
-Molto lentamente…-, sussurrò Strauss a Mike, senza distogliere lo sguardo dall’animale -Parti e passa di fianco a Barry, così possiamo prenderlo su e filarcela da qui.-
-Certo…- disse Mike.
Inserì la prima e con molta lentezza iniziò a girare la macchina. Il loro piano venne frustrato da Sheridan che alla vista del grande carnivoro cercò disperatamente di avviare il motore. Il forte rumore attirò il Ceratosauro, che volse la testa di scatto verso Sheridan e ruggì, iniziando a correre verso di lui.
-Presto, vai! Vai, passagli accanto!- urlò Strauss a Mike, che schiacciò a fondo il pedale.
Intanto il motore dell’altra Jeep non voleva saperne di partire, e il Ceratosauro si avvicinava in fretta, scavalcando senza difficoltà le macerie. Quando furono quasi accanto a Sheridan, Strauss gridò -Salta Barry! Lascia perdere la macchina!-
Proprio in quel momento il motore partì. Sheridan non perse tempo, inserì la prima e premette il pedale fino a fine corsa. Il motore a 6 cilindri rispose prontamente, facendo schizzare la Jeep in avanti. Le mascelle del Ceratosauro si serrarono a meno di mezzo metro dalla testa di Sheridan.