Isla Sorna – Un punto imprecisato nel sottosuolo, 17 Agosto 1994, ore 14:20
La
fatica iniziava a farsi sentire. Nella lotta contro Adam avevano tutti
perso parecchie energie, avevano fame, sete ed erano stanchi. Il
paesaggio era monotono e noioso, grandi tunnel immersi nell’oscurità. I
quattro avventurieri mettevano un piede davanti all’altro per abitudine,
senza pensare, guidati solo dalla luce delle torce tenute da Tom e
Kent.
-Ragazzi, dobbiamo fermarci un po’. E’ quasi due ore che camminiamo.- disse Tom ansimando.
-Tom ha ragione-, disse Claude, visibilmente più stanco degli altri -Addormentare quel bestione mi ha svuotato.-
Sullivan
sentiva come tutti gli altri gli effetti della spossatezza sul suo
corpo, ma non voleva fermarsi in mezzo al tunnel, e soprattutto non
avrebbe lasciato che il morale dei suoi compagni arrivasse a terra. -Non
possiamo fermarci qui, Adam potrebbe risvegliarsi da un momento
all’altro e seguirci. Tra poco troveremo altre stanze sotterranee, e
potremo riposarci un po’. Dovete stringere ancora un po’ i denti.-
disse, consultando la mappa. Nonostante i sui cinquant’anni da poco
superati, Sullivan era il più attivo.
Finalmente, dopo un’altra mezz’ora il tunnel si strinse, e lungo il lato destro si videro varie porte.
-Ehi John!-, disse Claude -Cosa c’è dietro queste porte?-
-Non
posso saperlo, i laboratori non sono pochi, comunque tutte le porte
dovrebbero essere aperte e le stanze comunicanti, dobbiamo solo entrare
ed esplorare il luogo. Se abbiamo fortuna potremmo trovare un pannello
di sicurezza proprio qui.- rispose Sullivan, avvicinandosi alla porta
più vicina. La stanza era grande, con lunghi tavoli e numerose sedie.
Evidentemente una sala da pranzo.
Intuendo cosa avrebbero trovato
nella stanza successiva, si misero quasi a correre verso la porta in
fondo alla sala. Le loro intuizioni non erano errate: erano in una
cucina.
Aprendo uno sportello attaccato alla parete, Kent disse in
tono soddisfatto: -Perfetto. E’ pieno di carne, fagioli, tutta roba in
scatola, a lunga conservazione.-
-Io ho trovato un sacco-, disse Claude, che aveva già aperto una decina di cassetti -Diamoci da fare, riempiamo tutto.-
Euforici
per la scoperta ma troppo stanchi e affamati per festeggiare in
qualunque modo, i quattro mangiarono avidamente tutto quello che
poterono, riempirono tre sacchi di cibo e si rimisero subito in marcia.
Attraversarono un lungo corridoio, un bagno e infine arrivarono in un
grande laboratorio.
-Peccato che la corrente sia saltata-, disse
Sullivan guardando i numerosi computer, tutti spenti -Avremmo potuto
trarre molte informazioni sullo stato delle gallerie dai computer.-
-E sembra che non ci sia nessun pannello di sicurezza.- disse Claude.
Tom
e Kent non li ascoltavano. Stavano fissando attoniti qualcosa dentro
un grosso tubo di vetro. Claude e Sullivan, incuriositi, si avvicinarono
per vedere meglio, e restarono a bocca aperta. Dopo qualche istante,
solo Tom ebbe il coraggio di dire: -Ma questo che diavolo sarebbe?-
Stavano
osservando un Velociraptor di circa un metro immerso in un liquido
verdognolo, completamente bianco con qualche chiazza marrone sul dorso e
sulla coda. Gli occhi, chiusi, erano contornati da rughe di un vivo
rosso sangue. Nonostante fosse attaccato ad un respiratore era
evidentemente morto. Quando la corrente era saltata, lo stesso liquido
che preveniva il deterioramento dei suoi tessuti l’aveva fatto annegare.
L’unico
ad essere poco sorpreso era Sullivan. Aveva creato Adam, una bestia
assetata di sangue, e immaginava che la InGen stesse lavorando su altri
orribili progetti.
-Questo sarebbe…-, disse Kent senza distogliere lo
sguardo dalla creatura -Un Raptor… Albino? Cieco? Non capisco… L’hanno
modificato per farlo vivere qui sotto?-
-Non lo so-, rispose Tom -Ma spero che questo sia l’unico.-
Si
alzarono all’unisono, guardandosi preoccupati negli occhi, poi, come in
cerca di risposte, guardarono Sullivan dritto in faccia. Il dottore era
rimasto piegato, e sentendo i pesanti sguardi dei suoi compagni alle
sue spalle si girò.
Kent prese la parola: -John… Pensi che ce ne siano altri in giro?-
Il
dottore rimase a lungo in silenzio, poi, passandosi una mano sui corti
capelli bianchi, rispose -Io non credo. Qui intorno non ci sono gabbie, e
non avrebbero di che vivere. Non c’è da preoccuparsi.-
Forse aveva
convinto i suoi compagni per il momento, ma sapeva che la possibilità di
incontrare altri Dinosauri era concreta: il fatto che in quella stanza
non ci fossero gabbie non significava niente, potevano essercene in
altre, e se la InGen aveva prodotto altri animali simili, ora erano
quasi certamente liberi. Erano passati pochi giorni dall’uragano, non
potevano essere morti di fame. Inoltre se avevano trovato una via per
l’esterno potevano tranquillamente cacciare di notte e rimanere nelle
grotte di giorno.
-Penso di averne passate abbastanza per oggi-,
disse Tom -Propongo di riposarci e passare la notte in cucina, o nella
sala da pranzo. Ripartiremo domattina.-
-E’ un’ottima idea.- disse
Claude, e si avviarono insieme a Kent in cucina. Sullivan rimase a
ispezionare la stanza. Ad un certo punto trovò un foglio appeso al muro.
Dopo averlo guardato meglio si affrettò a staccarlo e a farlo sparire
dietro un computer. Era una piccola mappa della zona circostante, e nel
centro riportava una grossa scritta in rosso: ‘Stanza Eve. Non
attraversare, non entrare se non autorizzati’. Sullivan guardò la loro
mappa… Avrebbero dovuto attraversare quella stanza l’indomani. ‘Speriamo
che vada tutto bene’, pensò mentre tornava in cucina.
Isla Sorna – Villaggio, 17 Agosto 1994, ore 15:43
-Siamo tutti cristiani, vero?- chiese Mike, rivolto alla piccola cerchia formata dai suoi compagni.
Tutti fecero di sì con la testa, tranne Susan che alzò la mano: -Io sono atea.- disse.
-Non importa, una preghiera non ti farà male-, replicò Strauss,
voltandosi poi verso i due mucchi di terra smossa e sassi di fronte a
lui. Il volto rugoso del dottore era colmo di tristezza, ma trovò la
forza di dire:
-Preghiamo per le anime di Erika Petrovich e Sandra
Valenti, bambina innocente stroncata da una malattia e grande scienziata
morta per un incidente. Che possano trovare la pace che non hanno avuto
in questa vita, dovunque si trovino ora.-
-Amen.- risposero tutti
all’unisono. Incuranti dei carnivori che sarebbero stati attirati
dall’odore del sangue, il gruppo si era recato sulla scogliera a sud
ovest del villaggio, che dominava la spiaggia. Scavarono due fosse di
circa un metro e venti di profondità, deponendovi poi i corpi di Erika e
Sandra, li ricoprirono con la terra e misero sopra le tombe parecchi
sassi trovati qua e là, per impedire agli spazzini di disseppellire i
cadaveri. ‘Amen’ fu la prima parola che disse Ivan dopo aver sparato a
Sandra.
Non parlò neanche mentre proseguivano i lavori per rafforzare
le difese. Fu una fortuna l’aver trovato una piccolissima casetta per
gli attrezzi con vanghe e accette, grazie ad esse numerosi pali furono
piantati nel terreno, alcuni dritti, alcuni appuntiti ed inclinati per
scoraggiare gli animali troppo curiosi, anche se sapevano che ci sarebbe
stato ben poco da fare se i Rex o qualche altro grande carnivoro
avessero deciso di entrare nel villaggio. Ad ogni modo la recinzione
dava un senso di sicurezza e univa il gruppo.
Ormai non pensavano
neanche più a un eventuale salvataggio, e solo tre grandi pensieri
offuscavano la mente dei sopravvissuti all’uragano: la consapevolezza
che le scorte di cibo sarebbero ben presto finite e poi avrebbero dovuto
arrangiarsi per non morire di fame; le morti recenti; e il fatto che
Tom, Claude e Kent non erano ancora tornati.
Chissà dov’erano. E
chissà se li avrebbero mai rivisti. Per quel che ne sapevano loro,
potevano essere morti pochi minuti dopo che li avevano persi di vista.