Isla Sorna – Laboratorio Segreto del Professor Sullivan, 17 Agosto 1994, ore 12:10
-John!
Torni indietro è una pazzia! Perché nessuno mi ascolta mai quando dico
qualcosa?- disse Tom, nell’inutile tentativo di richiamare l’attenzione
di Sullivan, che stava correndo a perdifiato verso A.D.A.M.
-Eeeehiiii!
Eeeehiiii!!! Di qua, bastardo! Guardami!- urlò il dottore con quanto
fiato aveva in gola, ma l’attenzione del bestione era tutta rivolta
verso Claude, rintanato dietro la porta metallica, che non avrebbe
resistito ancora a lungo alle possenti testate del Carcharodontosaurus.
Il grande Dinosauro sembrava inarrestabile, ma si vedeva che stava
iniziando a perdere colpi, iniziava a vacillare. Dopo un ennesimo colpo
fortissimo il mostro ebbe serie difficoltà a mantenersi in piedi, e
notando le sue difficoltà, Sullivan colse l’attimo per fiondarsi dietro
la porta e raggiungere Claude.
-John! Ma sei pazzo? Come hai fatto ad arrivare fin qui?- domandò Claude esterrefatto
-Sshhh
taci Claude, non c’è tempo! Guarda quell’animale, ha tirato così tante
testate contro la porta che si sta fracassando il cranio. Sta ancora
barcollando- disse il dottore sbirciando fuori dall’apertura -E’ il
nostro momento! Andiamo! Corri, corri!!!- e con queste parole si buttò
fuori dall’apertura, seguito a ruota da uno sbigottito Claude che non
voleva certo rimanere indietro.
Scelsero bene il momento: il mostro
si riprese appena gli passarono accanto, ruggì possentemente verso di
loro e iniziò ad inseguirli
-Mettiti dietro la recinzione Claude! E’
lì che dobbiamo attirarlo!- così dicendo, Sullivan girò a destra e si
buttò dietro l’alta recinzione metallica, danneggiata da Adam in certi
punti ma ancora perfettamente funzionante. Il francese lo seguì, e
insieme si accucciarono in un anfratto nella roccia. Il grande Dinosauro
stava correndo verso di loro, e li avrebbe sicuramente presi e fatti a
pezzi, o mangiati in un sol boccone… Se non fosse stato per la
recinzione. Nella sua furia distruttrice Adam non se ne curò affatto, e
ci sbattè contro pesantemente. Nel giro di millesimi di secondo migliaia
e migliaia di volt attraversarono il suo corpo, che rimase dapprima
paralizzato, poi iniziò a muoversi come in preda alle convulsioni.
Infine, dopo attimi interminabili, la corrente saltò, e Adam stramazzò
al suolo totalmente privo di sensi. La potente scarica non l’aveva
ucciso, ma l’avrebbe tenuto buono per un bel po’.
-Non posso
crederci! Ci è riuscito!- urlò Kent, mentre Sullivan e Claude uscivano
dall’anfratto e si avvicinavano agli altri due. Tom era così contento e
incredulo che non riuscì a spiccicare parola.
-Che azione eh? Da vero
Rambo! A volte mi sorprendo di me stesso- disse Claude pavoneggiandosi
-Veramente-, ribattè Kent -Te stavi per farti ammazzare perché agisci
senza pensare, e John ti ha salvato il culo!- Nelle risate generali, Tom
si diresse verso l’ascensore, pensando che per quel giorno ne avevano
avuto abbastanza, e avevano anche la cura. Finalmente Erika sarebbe
stata salva. Nel premere il bottone però non successe niente.
-Ehm, dottore… Non per fare il guastafeste, ma l’ascensore non va!- disse urlando per farsi sentire.
-La
scossa deve aver fatto saltare tutto. Dobbiamo solo riattivarla.- disse
Claude, avvicinandosi al pulsante premuto prima per attivare la
recinzione, ma Sullivan lo fermò.
-Non funzionerà. Per riattivare la
corrente dobbiamo cercare uno dei pannelli di sicurezza, ce ne sono vari
sparsi per i laboratori e le altre stanze sotterranee.-
-Vuol dire che la base sotterranea non si limita a questo??- esclamò Kent incredulo.
-Esattamente,
si snoda per vari chilometri, è molto grande e ospita molti laboratori.
Ma col computer-, disse Sullivan avvicinandosi al pannello di controllo
-Dovremmo trovare il più vicino pannello di sicurezza, e possiamo anche
calcolare il percorso.-
-No, no no! Io non intendo passare un attimo
di più qua sotto!- esplose Kent -E odio i cunicoli e le gallerie!
Preferisco scavare un’uscita a picconate!-
Sullivan non lo guardò
nemmeno -Avanti, accomodati pure. Ma siamo svariati metri sotto la
superficie, e non ci sono picconi o altri attrezzi. Dovrai scavare con
le mani.-
A quelle parole i volti di tutti si spensero. Forse sarebbero morti lì sotto, e non avrebbero più rivisto i loro compagni.
-Questa
non ci voleva-, disse amareggiato Sullivan, mentre tutti si
avvicinavano allo schermo -Adam ha fatto crollare le gallerie più
instabili… Il pannello di sicurezza più vicino è qui, non è lontano-,
puntò un dito contro lo schermo -Ma dovremo seguire un percorso
praticamente obbligato e piuttosto lungo per arrivarci. E’ meglio se
partiamo subito, e prendete con voi le armi. Non vorrei fare altri
incontri spiacevoli.-
Mentre tutti si avviavano verso una grande
galleria oltre la recinzione, Sullivan rimase indietro per stampare il
foglio col percorso, mentre continuava a guardare lo schermo accigliato
“Chissà se…” pensò.
-John, ti muovi?- urlò Tom
-Si,
arrivo, scusate!- detto questo, Sullivan raggiunse gli altri e armati
di qualche torcia e due fucili si avviarono nelle tetre profondità di
Isla Sorna.