Isla Sorna – Villaggio, 17 Agosto 1994, ore 12: 07
Lo sparo echeggiò a
lungo negli spazi angusti della stanza, e trascorsero attimi
interminabili prima che tutti potessero riaversi dallo spavento e dal
rumore assordante. L’ira di Ivan si placò in un attimo, appena vide la
gravità di ciò che aveva fatto: aveva sparato alla cieca, per rabbia,
per puro desiderio di colpire e distruggere qualcosa, ma ciò in cui il
proiettile si era conficcato era il corpo di Sandra. La giovane donna
rimase di stucco per un momento, poi si guardò le mani, che
istintivamente erano andate a tappare la ferita, e le vide coperte di
sangue. La pallottola l’aveva colpita poco sotto al cuore. Alzò la testa
per guardare gli altri e si accasciò a terra senza emettere un suono.
-Presto!
Non state con le mani in mano! Ho bisogno di pinze! Bende!- esclamò
Strauss gettandosi su di lei, prendendo subito in mano la situazione, ma
nessuno si mosse.
-Dottor Strauss… Lo sa che non c’è niente da fare.
Abbiamo finito ogni medicinale, e c’è solo qualche benda. Vuole
lasciarle il proiettile dentro, non cucire la ferita, e farla morire in
agonia?- disse Susan, la sua assistente.
Strauss era incredulo, le
sue mani si muovevano afferrando il nulla e i suoi occhi si riempivano
di lacrime mentre Sandra stava già perdendo i sensi per lo shock e la
perdita di sangue. Nel giro di pochi minuti, nella stanza ci sarebbero
stati due morti.
-…M-mi dispiace…- riuscì solo a mormorare la
scienziata, mentre il polmone sinistro si riempiva di sangue,
impedendole di respirare.
Strauss era incapace di accettare una
perdita così inutile, dettata dal caso. -Non arrenderti Sandra! Rimani
sveglia!- ma poco dopo anche lui dovette arrendersi all’evidenza dei
fatti. Sandra Valenti, ottima scienziata e ricercatrice, se n’era andata
per sempre. Il velo della morte era calato sui suoi occhi. Nello
sbigottimento generale, Mike fu il solo a trovare il coraggio di farsi
avanti e poggiare una mano sulla spalla di Levin.
-Andiamo, dottor
Strauss. Dobbiamo portare via i corpi e seppellirli lontano da qui.
Penso che debba anche disfarsi della sua giacca, è piena di sangue-
disse.
Con molta lentezza, Levin gli rispose, ancora visibilmente scosso
-Hai
ragione Mike. Chi mi dà una mano?- Tutti si fecero avanti, anche Karla,
ma Ivan restò immobile. Tutti si volsero a guardarlo: in tutto quel
trambusto, non si era mosso di un millimetro.
I suoi occhi fissavano il vuoto.