ISLA SORNA - Laboratorio segreto del professor Sullivan - 17 Agosto 1994 ore 11:59
Il
momento era decisivo, A.D.A.M. era a pochi metri da loro, quattro
miseri umani coricati a terra, storditi dal magestico urlo della bestia
assetata di sangue.
Il mostro fece un passo in avanti, fiutava
l'aria, sentiva la paura nei loro corpi...capiva che in quel momento lui
era il re, il boia, colui che decide sulla vita e sulla morte...un solo
ringhio minaccioso parti' dalla sua bocca...quel ringhio cosi cupo e
minaccioso che solenne echeggiava negli angusti corridoi della
caverna/rifugio del professor John Sullivan.
Il coraggio sulle facce
dei presenti era svanito in un secondo, tutti ormai erano sdraiati per
terra con le mani protese sulle orecchie, come per non udire, ne
tantomeno vedere che cosa gli sarebbe successo.
John stava tremando,
nonostante si sentisse il legittimo padre della bestia, non gli era mai
stato cosi vicino da sentirne la puzza ed odorargli il fetido alito, una
miscela letale delle peggiori carni in putrefazione...John tratteneva a
stento le urla di terrore, non voleva muoversi da terra, credeva che
fingersi morto avrebbe distratto la bestia dal farne un sol boccone...
Claude
muoveva velocemente gli occhi, guardandosi intorno in cerca di
qualcosa, doveva farlo e anche velocemente...quella bestia era
imprevedibile. Alla sua destra poteva scorgere solo un grande cumulo di
casse, ottime per nascondersi ma poco idonee per distrarre il
dinosauro..ci voleva qualcos'altro..alla sua sinistra invece c'era una
piccola apertura che dava dentro il recinto di A.D.A.M…. un recinto
sufficientemente grande da poter contenere benissimo dieci
Carcharodontosaurus, alla fine di questo recinto vi era una grande porta
metallica semi aperta, un tempo usata per transitare la bestia da una
zona all'altra...*Vale la pena tentare* disse tra se e se il francese,
allorchè, veloce come una scheggia, si alzò in piedi e corse attraverso
l'apertura, piombando con un balzo preciso e diretto, dentro il recinto.
Il dinosauro voltò istintivamente la testa verso Claude e ruggi' con quanto fiato aveva in gola.
Ci era riuscito, Claude aveva attirato la sua attenzione!
Il
francese si mise a correre a perdifiato attraverso il grande spiazzo
nel recinto "PER DI QUA BASTARDO!!! VIENI A PRENDERMI FIGLIO DI
putt*na!!", non sapeva se era la cosa giusta da fare e soprattutto non
sapeva che cosa lo avrebbe aspettato oltre le grandi porte metalliche,
ma tutto poteva essere...se non altro aveva distratto il dinosauro dal
mangiarsi i suoi compagni...
"CLAUDE CHE COSA DIAVOLO CREDI DI FARE???? FERMO!!!!!!!!" Sbraitò Tom alzandosi in piedi, rivolto al compagno.
Il
dinosauro non sembrò curarsi di Tom, e con una possente testata ruppe
la recinzione e vi balzò dentro, piombando vertiginosamente
all'inseguimento del francese, con le fauci spalancate.
*Diavolo, e adesso?” non poteva che pensare Claude, correndo a perdifiato verso l’apertura, ormai a pochi metri da lui.
La
sua era stata una mossa avventata, certo, aveva tenuto conto dei
rischi, ma se stava fermo senza fare niente, probabilmente ne lui ne i
suoi compagni sarebbero rimasti in vita, Claude ormai non aveva niente
da perdere, era rimasto solo...l’uragano, con la sua potenza
impareggiabile, gli aveva portato via la famiglia, le sue gioie, le sue
ragioni di vita...Per una nobile causa, avrebbe ceduto senza esitare la
sua vita.
"CHE DIAVOLO CREDE DI FARE???" Kent urlò verso Tom,
quest'ultimo si avvicinò velocemente alla recinzione e vi diede una
rapida occhiata all'interno "NON LO SO KENT, MA DOBBIAMO FARE
QUALCOSA!!!", Tom si voltò verso il compagno, con il quale si scambiò un
rapido sguardo di intesa. Si diressero entrambi verso il pannello di
controllo della recinzione.
John decise di non perdere tempo,
nonostante la vita di un suo compagno fosse in grave pericolo, e la
situazione non fosse delle piu rosee, la cura, l'unica speranza di
salvezza per quella povera bambina era a pochi passi da lui...ed il
processo era quasi ultimato...il suo sguardo era rivolto verso la
centrifuga, ed attendeva impazientemente il suono di chiusura..
La
bestia aveva quasi raggiunto Claude, il frastuono emesso dai suoi versi
era devastante, ad ogni ruggito si poteva sentire la grotta tremare…
ogni ruggito simboleggiava la maestosità di questa creatura, un
aberrazione artificiale, creata al solo scopo di intrattenere le persone
in un parco a tema...quando si dice un tentativo fallito!
Miracolosamente
Claude attraversò l'apertura e vi si nascose all'interno, pochi istanti
dopo l'enorme capo della bestia vi sbattè contro, producendo un rumore
metallico assordante.
"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGH" Il francese urlò
tappandosi le orecchie, il rumore era talmente devastante da farlo
crollare al pavimento.
Un’altra testata, un altro rumore, un altra
violenta testata, un altro assordante rumore...A.D.A.M. stava cercando
di buttare giu le porte metalliche, la sua determinazione, la sua fame
senza fine, il suo istinto alterato da predatore lo spingevano a buttare
giù quella maledetta porta. Sebbene la dietro si nascondesse solo un
piccolo uomo, A.D.A.M. era ansioso di mostrare agli intrusi chi è che
comandava.
Tom stava premendo pulsanti a caso sulla pulsantiera del
pannello di controllo, con risultati meno che vani, quasi nessun tasto
rispondeva al comando, il tempo stava stringendo e la vita di Claude era
appesa ad un filo! "TOM GUARDA QUA!" urlò Kent indicando un
interruttore nascosto tra le piante rampicanti, Tom scansò i rampicanti e
spolverò il pulsante "Attivazione Recinto" lesse, non ci pensò due
volte e premette il grosso pulsante rosso.
Un rumore elettrico echeggiò per qualche secondo nella grotta: la corrente era tornata!
I
grossi cavi che adornavano il recinto si illuminarono per un istante,
producendo uno sfrigolio poco invitante che non fece altro che
confermare l'attivazione della corrente elettrica.
"Grandioso..."
disse Tom, assumendo per un secondo un espressione compiaciuta,
"...Adesso dobbiamo solo attirare la bestia verso il recinto cosicché si
becchi una bella fulminata e cada a terra stordita..." puntualizzò
Kent, "Per me potete anche ucciderlo adesso..." aggiunse sopraggiungendo
dal nulla, John Sullivan...in mano stringeva qualcosa, una piccola
fiala, la centrifuga aveva finito, il vaccino era stato creato
"...guardatelo...agisce senza pensare, agisce di istinto, se adesso lui
sta cercando di fracassare quella porta a testate, provocandosi
oltretutto del dolore, è solo ed esclusivamente per uccidere l'intruso
che si nasconde al suo interno...non vuole cacciare o altro...lo fa per
puro divertimento, adesso che il vaccino è stato creato, quella creatura
non mi serve piu, tieni Tom, prendi questo..." John consegnò il vaccino
nelle mani del ranger "...è la cura...adesso vado a vedere se riesco a
far ragionare quella creatura..." detto questo John lasciò il gruppo e
corse all'interno del recinto, sotto gli sguardi increduli dei suoi due
compagni.
ISLA SORNA - Villaggio - 17 Agosto 1994 ore 12: 05
"Non
respira!!!" Disse Ivan cullando la bambina esanime tra le sue braccia
"Piccola mia ti prego di qualcosa a papà....ti prego" Le sue sembravano
più suppliche, non c'era rabbia nella sua voce, ogni filo di speranza
era come svanito.
Il cuore di un padre si era spezzato, la bambina
pareva morta, morta senza dire niente...senza salutare i suoi genitori,
una mera e bieca uscita di scena per un piccolo angelo di soli undici
anni.
"Ma-magari c'è ancora speranza..." Intervenne la madre Karla,
verbiando in tono speranzoso, lasciando intravedere un lieve timore nel
suo timbro di voce "...magari i ragazzi hanno trovato una cura...magari
la nostra bambina..." la tensione era troppa, l'aria era diventata
irrespirabile, la donna era scoppiata in un pianto disperato davanti
agli occhi lucidi del marito, che teneva tra le braccia il corpicino
della bambina "...magari la nostra bambina tornerà a sorridere...."
Micheal
e Barry si fecero avanti e presero a se la povera Karla, Micheal si
avvicinò a Barry "Tu pensa a Ivan...io calmo Karla..." Barry annui con
un lieve cenno del capo e mosse pochi passi in direzione dell'amico
russo, gli pose amorevolmente una mano sulla spalla, allorché si chinò
al fianco di esso "Ivan...amico mio, non sono forse la persona più
adatta, colui che vorresti ti stesse vicino in questo momento di
dolore...ma credimi...noi tutti ti siamo vicino, devi farti forza
amico...so che non è semplice ma devi cercare di farti forza vecchio
mio...tua moglie ha bisogno di te..." Ivan restò silente ad osservare
l'amico con i suoi occhi azzurri colmi di lacrime, non una parola, non
un suono...si voltò lentamente verso il volto della piccola.
Fu come una tremenda pugnalata al cuore...
Milioni
di ricordi gli stavano passando per la mente in quell'istante, tutto
intorno a lui andava dissolvendosi, Ivan era rimasto da solo, da solo
con la sua bambina tra le braccia...
Una piccola ombra gli oscurava
il volto, Ivan alzò lentamente lo sguardo...lei era li, in piedi, di
fronte a lui...incredulo, l'uomo si guardò tra le braccia, sua figlia
era sempre li, giaceva esanime tra le sue braccia ma nello stesso tempo
stava in piedi di fronte a lui e lo osservava sorridendo dolcemente.
Ivan
non realizzava che tutto ciò stava accadendo solo nella sua mente, sua
figlia era posta controluce, i raggi del sole le si frantumavano tra i
capelli donandole quell'aura angelica che tanto le si addiceva quando
era in vita, sorrideva Erika, un sorriso dolce, un sorriso che
trasmetteva tanto...
Ivan stava fermo ad osservarla...la bocca
iniziava a tremargli, sapeva che ormai non c'era piu niente da
fare...una lacrima gli scese lungo il volto pallido, non trovava il
coraggio di dirle niente...Erika mosse teneramente il braccio ed accostò
la sua mano sulla guancia del padre, asciugandogli la lacrima,
scuotendo amorevolmente il capo...come per dirgli di non piangere, come
per invitarlo ad ascoltare le parole dell'amico...ormai aveva perso una
figlia, doveva dedicare tutto il suo amore all'unica cosa che gli
restava...la moglie...
"Oh Erika..." fu un attimo di esitazione...la
mano di Ivan prese teneramente la mano della figlia, che si congiunsero
in una tenera carezza "...bambina mia...perchè...perchè?".
La bambina
non rispose...con l'altra mano, lanciò un bacio al padre, prima di
iniziare a dissolversi...e diventare tutt'uno con l'aria...fu in quel
momento che Ivan...la perse per sempre...
Tutto sembrò tornare come
pochi istanti prima, Ivan adesso sapeva con certezza che per la piccola
Erika non c'era piu niente da fare...undici anni...lei aveva solo undici
anni, non dovevano essere i genitori a seppellire i propri figli..."lei
se n'è andata...per sempre..."
Barry non sapeva cosa dire...sapeva
che purtroppo Ivan aveva ragione...il suo gran cuore non potè che
indurlo ad abbracciare l'amico… anch'esso stava versando qualche lacrima
per la piccola bambina.
Unidici anni...Ivan ricordava quando lui e
sua figlia giocavano assieme, tutti i bei momenti passati insieme...la
vita le aveva dato tutto ciò che voleva...ma il destino non era stato
abbastanza clemente con la povera piccola...Ma Ivan non credeva nel
destino...la colpa era di qualcun'altro....
Fu un cambio repentino di
carattere, il russo con un gesto fulmineo del braccio respinse
l'abbraccio dell'amico e lasciò cadere a terra il corpicino della
bambina, sotto gli occhi attoniti dei presenti, il suo volto era
traboccante di lacrime, ma una sola diabolica espressione gli si era
dipinta sul volto.
"La colpa è tutta vostra!" Sbraitò verso i
presenti "Siete tutti una massa di ipocriti! NON AVETE FATTO NIENTE PER
SALVARE LA MIA BAMBINA! NIENTEEEEEEEEEE!!!!!!!!!" La furia cieca di un
padre che aveva appena perso sua figlia...gli altri non poterono che
ascoltare in silenzio le parole del padre...chi riconoscendo la propria
colpa, chi pensando che Ivan stesse solo vaneggiando..."Ivan...per
favore, non sai cosa stai dicendo...noi..." Barry fece per prendere
parola, ma fulmineamente venne atterrato da un calcio di Ivan in pieno
volto, il russo estraette dai propri pantaloni una Glock e la puntò
verso i presenti, in un atto di furia e odio inimmaginabile.
"IO VI AMMAZZO!!!! IO VI AMMAZZO TUTTIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII"
Un colpo parti' dalla pistola...