3x09: Running Away

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 22:20
Tom camminava nervosamente avanti e indietro nel grande atrio della Villa. Aveva passato la notte in bianco, e probabilmente si accingeva a farlo nuovamente.
-Maledizione, maledizione!- imprecò per l’ennesima volta.
Sullivan uscì dalla sua stanza e si affacciò dal corrimano:
-Andiamo Tom, vai a letto. Sembri distrutto.-
-Ma stai scherzando?- sbottò Tom guardando verso di lui, senza smettere di camminare.
-Dai, ne abbiamo già parlato. Non sono degli stupidi, sanno quel che fanno e come comportarsi anche nella peggiore delle situazioni.-
-Ma non sono ancora tornati.-
Com’era prevedibile, Tom era quello più preoccupato per il mancato ritorno del gruppo.
-Senti, Kent e Barry non sono dei ragazzini. E’ gente tosta. E c’è anche Strauss con loro.- disse Sullivan, cercando di alleviare la tensione.
-E allora?-
-È un medico.-
-E allora??-
-Oh mio dio, che seccatura di uomo.- sospirò Sullivan massaggiandosi le tempie.
-Basta, ho deciso. Io vado a cercarli.- disse Tom, dirigendosi verso la porta.
-Non fare idiozie!- esclamò Sullivan, correndo verso le scale per bloccarlo -Finiranno per tornare non appena sarai partito, e dopo dovremo cercare anche te!-
-Non m’importa!- s’infervorò Tom, e aprì la porta. Il passo gli fu sbarrato da una figura indefinita che lo fissò dritto negli occhi.
L’urlo di Tom si sentì probabilmente fin sul continente. Fece qualche passo indietro e cadde a terra, mentre anche Claude e Mary uscivano dalle loro stanze. La figura, in ombra, era ancora ferma sulla soglia e non aveva detto una parola.
Kent non badò a lui e balzò all’interno, dicendo:
-Presto, fate tutti le valigie! Ce ne andiamo da qui!-
Anche il successivo urlo di Tom fu udibile fin sul continente. In un batter d’occhio saltò addosso a Kent e lo bloccò contro la porta, mentre lo malediceva in tutti i modi possibili per avergli fatto prendere un colpo terribile. Ma probabilmente era solo felice di rivederlo di nuovo.
-Ehi, ehi calmati amico!- disse Kent -Mi dispiace di averti fatto preoccupare, ma vedrai che mi perdonerai quando ti racconterò cosa ci è successo.-
Claude prese Tom, ancora scalciante e urlante, e lo mise a sedere. Quando anche tutti gli altri si posizionarono intorno a Kent, lui spiegò tutto quello che era successo dalla mattina precedente: raccontò di come avevano incontrato le due squadre, le avevano seguite, avevano assistito all’attacco dei Rex sulla scogliera e di come infine si erano separati da Barry e Susan.
-Quindi, adesso li raggiungiamo e ce ne andiamo da questo posto!- concluse Kent.
-Non ci hai spiegato come intendi lasciare l’isola- disse Sullivan.
-Perché ancora non lo sappiamo-, rispose Kent -Ma la squadra che ha catturato i Dinosauri non può portarli via senza una nave. In qualche modo ci intrufoleremo dentro.-
Kent si aspettava le solite discussioni e i battibecchi, ma non fu così. La prospettiva di lasciare l’isola era così allettante che tutti i suoi ascoltatori uscirono dalla Villa così velocemente che all’improvviso si ritrovò solo nell’atrio.

Isla Sorna – Campo Notturno InGen, 24 Maggio 1997, ore 22:07
Accadde tutto così in fretta che Sheridan fece fatica a rendersene conto. I Rex comparvero pochi minuti dopo la partenza di Kent e Strauss. Il maschio tornò quasi subito nella foresta, mentre la femmina si mise a curiosare nel campo. Si chinò fino a mettere la testa dentro una tenda, cercando chissà cosa. Barry e Susan si aspettavano urla e fiumi di sangue, ma per alcuni, interminabili minuti, non accadde niente.
Stava filando tutto troppo liscio.
Ci pensò uno degli uomini di Tembo a rovinare tutto: svegliandosi, scorse la femmina ad appena una ventina di metri di distanza, e si mise a urlare in preda al terrore. Nel giro di pochi secondi tutto il campo era ben sveglio e stava fuggendo in ogni direzione. La femmina si alzò di scatto, e liberatasi della tenda che gli copriva la testa, si mise ad inseguire un gruppo di fuggitivi.
In un batter d’occhio, il campo era deserto. Susan era paralizzata dalla paura, ma Sheridan si rese conto ben presto che non potevano assolutamente perdere di vista le due squadre. Afferrò Susan per la mano e insieme si lanciarono lungo il percorso seguito dalla femmina.
Pessima idea.
Agendo senza riflettere, Sheridan non aveva considerato l’eventualità di trovarsi di fronte il Rex, nel caso avesse catturato uno dei fuggitivi.
Cosa che puntualmente avvenne. Ferma di fronte ad una cascata, la gigantesca figura del Tirannosauro torreggiava su di loro. Gli dava le spalle, e aveva catturato un membro della squadra: un uomo con barba e capelli rossi molto lunghi, forse lo stesso che aveva parlato con la Harding sulla scogliera. Mentre lo dilaniava, la corrente d’acqua si tingeva di un rosso vivo. Si potevano sentire delle urla provenire dalla cascata, come se delle persone di fossero nascoste in qualche modo all’interno.
-Maledizione! Di qua, presto!- urlò Sheridan, scartando verso sinistra e tirandosi dietro Susan.
L’esclamazione di Sheridan spostò l’attenzione del Rex su di sé. Il gigantesco predatore finì in un batter d’occhio quel che rimaneva del suo misero pasto e con un profondo sibilo si mise ad inseguire i due fuggitivi.
Voltandosi per valutare la distanza tra loro e il Rex, Sheridan vide Malcom sfrecciare dietro al possente rettile e infilarsi dentro la cascata.

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 22:41
-Bene-, disse Tom, rivolgendosi a Kent mentre usciva dalla Villa -Da che parte andiamo?-
-Qui viene il bello-, replicò Kent con un sorriso -Non andiamo da nessuna parte.-
-Cosa?- chiese Claude perplesso -Pensavo che ce ne saremmo andati da qui.-
-Esatto. Ma c’è una cosa che non vi ho detto. Le due squadre sono in marcia per un buon motivo: gli attacchi che hanno subito hanno distrutto ogni mezzo di comunicazione con il continente. Per cercare di lanciare un S.O.S., si stanno dirigendo nell’unico luogo che potrebbe disporre delle attrezzature necessarie: qui.-
-Qui?- esclamò Tom -Ma è assurdo! C’è una sola postazione radio, e non funziona!-
-Non è esatto, Tom-, rispose Sullivan -Ci sono più postazioni sparse per il Villaggio, ma nessuno di noi sa come farle funzionare. Per questo non siamo mai riusciti ad avere contatti con il mondo esterno.-
-È vero-, riflettè Claude -Io, Tom e Ivan eravamo riusciti ad intercettare una comunicazione tra Ludlow e la capitaneria di porto di San Diego anni fa, ma non potevamo comunicare.-
Ludlow. Quel nome fece correre un brivido lungo la schiena di Fockler.
-Tutto bene, Kent?- chiese Tom.
-Certo-, rispose il mercenario riscuotendosi rapidamente -Tutto quello che dobbiamo fare è aprire il cancello ai nostri ospiti e seguirli per capire come abbandoneranno l’isola. L’ora della partenza è vicina!-
-Aprire il cancello? Ma potranno entrare anche gli altri animali!- esclamò Mary, che fino a quel momento era rimasta in silenzio.
- È un rischio che dobbiamo correre. Non preoccuparti, non resteremo qui ancora a lungo.- rispose Kent con risolutezza.

Isla Sorna – 1 km a Nord del Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 22:51
Barry Sheridan sentiva il cuore scoppiargli nel petto, ma non accennava a fermarsi. La paura e l’adrenalina fornivano alle sue gambe e a quelle di Susan l’energia necessaria per continuare a correre.
-Aspetta Barry, aspetta!!- esclamò lei all’improvviso -Ormai l’abbiamo seminata. Ascolta.-
Sheridan tese le orecchie e si concentrò più che potè, ma il suo stesso respiro affannato gli ostacolava l’udito. Poco a poco, mentre riprendeva fiato, iniziò a sentire alcune urla provenire dalla vallata di fronte a loro.
-Sembra che alcuni fuggitivi si siano addentrati nel territorio dei Raptor. Non sanno quel che fanno.-
-Dobbiamo fare qualcosa!- esclamò Susan.
-E cosa?- disse Sheridan voltandosi verso di lei -Loro non possono certo immaginare a cosa stanno andando incontro, e noi non possiamo avvertirli. Spero solo che sia un piccolo gruppo, perché se tutta la squadra entra lì dentro, nessuno arriverà al Villaggio.-
Un urlo attirò nuovamente la loro attenzione:
-NON NELL’ERBA ALTAAAA!!!!-
Neanche un minuto dopo, una lunga serie di urla strazianti riempirono il silenzio della notte.
-È cominciato. Presto, manca poco al Villaggio-, disse Sheridan afferrando Susan per mano -Dobbiamo trovare gli altri.-

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 23:00
Nascosto insieme ai suoi compagni in un cono d’ombra offerto dalla Villa, Fockler vide una figura entrare dal cancello e attraversare di corsa lo spiazzo del Villaggio, dirigendosi verso il Centro Comunicazioni. Nella scarsa luce offerta dalla Luna, riuscì a riconoscerlo solo quando gli passò molto vicino. Nick Van Owen. Quell’uomo sembrava essere quello con le maggiori competenze tecniche nella squadra di Malcom. Probabilmente si era separato dal resto del gruppo e li aveva anticipati al Villaggio per cercare di chiamare aiuto.
-Ci penso io a lui.- disse il mercenario ai suoi compagni, dileguandosi subito dopo nella notte.
Una decina di minuti più tardi, Sarah, Malcom e sua figlia entrarono a loro volta nel Villaggio. Una volta arrivati al centro dello spiazzo, un Raptor attaccò Sarah alle spalle. Sembrava un attacco letale, ma la ricercatrice rimase miracolosamente illesa grazie al suo voluminoso zaino, che aveva subito interamente i morsi e le artigliate del Dinosauro.
Liberatasi dello zaino, Sarah e la figlia di Malcom si rifugiarono dentro un capannone, mentre il professore cercava malamente di distrarre il carnivoro. Tom guardò Claude dritto negli occhi:
-Ma tu lo hai visto entrare?- chiese al francese.
-No. Il cancello è l’unica via d’accesso, e ho visto entrare soltanto quattro persone, nessun Raptor. Da dove accidenti è passato?-
-Cazzo. Chissà quanti altri ce ne saranno in giro.- disse Tom.
Dopo essersi rifugiato in un ufficio e in un’auto, Malcom riuscì finalmente ad entrare nel capannone. Tom sapeva che rimanere nascosti dov’erano era troppo pericoloso.
-Tutti al Centro Comunicazioni, presto!-
Mentre il gruppo sgattaiolava chinato fuori dal suo nascondiglio, il Raptor iniziò a scavare un buco nel terriccio friabile sotto la porta del capannone, presto raggiunto da un suo simile.
Una volta arrivato all’auto al centro dello spiazzo, Tom si fermò ad osservare la scena: i due predatori erano occupati a scavare, e gli davano le spalle. L’ingresso del Centro Comunicazioni era vicinissimo. Era ora o mai più. Raccolte tutte le energie che aveva in corpo, Tom sfrecciò verso la porta, seguito a ruota dal resto del gruppo.
Mentre salivano la breve scalinata, uno dei Raptor li notò. Il gruppo iniziò a correre ancora più forte, attirando definitivamente l’attenzione su di sé. La velocità del carnivoro era impressionante, ma partì in ritardo: Sullivan si chiuse dietro la pesante porta . E solo allora si accorse che qualcuno mancava all’appello.

Mary era l’ultima del gruppo in fuga, e quando rimase impietrita per la paura ad osservare il Raptor che le correva incontro, nessuno se ne accorse. Sullivan e Claude si lanciarono fuori dal Centro Comunicazioni, ma era troppo tardi. In pochi, brevissimi istanti, il Dinosauro le fu addosso. Incapace di alcun tipo di reazione, Mary morì tra atroci sofferenze, mentre il Raptor la inchiodava al suolo con i lunghi artigli ricurvi e con il suo peso e la dilaniava con i denti terribilmente affilati.
Claude e Sullivan rimasero ad osservare la scena con gli occhi spalancati: era successo tutto talmente il fretta che non avevano avuto la minima possibilità di reagire. Il secondo Raptor sembrava totalmente disinteressato e continuava a scavare sotto la porta.
Tom, probabilmente per la prima volta da quando era arrivato su Sorna, fu il primo a riprendersi dalla morte di un compagno e afferrò i due per le braccia, trascinandoli nuovamente dentro.