3x10: Sneak In

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 23:07
L’uomo non è fatto per la notte. I suoi occhi non vedono bene al buio, e anche gli altri sensi si assopiscono, non riuscendo assolutamente a bilanciare la mancanza della vista.
Questo era ciò che pensava Nick Van Owen mentre si addentrava nel Centro Comunicazioni. Dopo aver oltrepassato una sgangherata porta a vetri, si ritrovò in un salone piuttosto ampio, totalmente immerso nell’oscurità. Guidato solo dal cono di luce della sua potente torcia, strisciò lungo una parete coperta d’edera, cercando di orientarsi. Il murale di un Raptor lo fece sussultare. A fianco, un altro grosso murale, ritraente il Villaggio del Jurassic Park e l’entrata al parco attirò la sua attenzione.
-Mio Dio…- mormorò.
L’aprirsi e lo scricchiolio di una porta lo fecero trasalire.
-Ma che diavolo?-, disse, voltandosi di scatto a sinistra -È tutto…-
Indietreggiò, per entrare in un’altra stanza.

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 23:08
-Maledizione…- imprecò Fockler. La porta non sembrava così arrugginita. Nell’aprirla aveva scricchiolato debolmente, ma in quel silenzio assoluto gli sembrava di aver fatto un fracasso infernale.
Sperava solo che Van Owen non lo avesse sentito.
Avanzò lentamente, fino a trovarsi, una ventina di metri dopo, davanti ad un grosso murale di un Raptor. Un guizzo di luce alla sua destra attirò la sua attenzione. Muovendosi rapidamente in quella direzione, vide Van Owen dietro una piccola porta a vetri opaca. Aveva appoggiato la torcia e stava azionando alcune leve della radio. A quanto pare era riuscito a farla funzionare.
-CQU, CQU, qui capo raccolta operazioni InGen a base raccolta, ripeto: chiamo da parte del capo raccolta operazioni InGen, cerco… La base raccolta InGen!-
Una voce gracchiante rispose: -Avanti, capo raccolta.-
Fockler non poteva credere ai propri occhi. In tre anni non erano mai riusciti ad azionare la radio, e questo soggetto sbucato da chissà dove lo aveva fatto in pochi minuti.
Van Owen continuò: -Si… L’operazione ha subito numerosissime perdite, e i sopravvissuti sono ora in pericolo di vita. Dovete inviarci soccorsi immediati! Le nostre coordinate qui sono… Ehm, le nostre coordinate sono nove gradi, cinquantotto primi nord, ottantacinque gradi!-

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 23:15
Tom si stava arrovellando per trovare un’altra uscita dal Centro quando Fockler li raggiunse.
-Novità?- chiese al mercenario.
Fockler si guardò brevemente attorno prima di rispondere:
-Dimmelo tu. Mi sembra che manchi qualcuno.-
Il volto di Tom s’incupì: -Mary... È rimasta indietro. Non abbiamo potuto fare niente.-
-Che cosa vuoi dire? È morta?-
-Si, Kent-, rispose Claude. Quando siamo corsi qui dentro, è rimasta indietro e un Raptor l’ha assalita. Era l’ultima, e nessuno se ne è accorto.-
-Come si fa a non accorgersi di una cosa del genere??-
-Senti-, disse Claude in tono deciso, afferrandolo per le spalle -È successo tutto in un attimo. Non abbiamo davvero avuto il tempo di far niente. Ora dicci come ce ne andremo da qui.-
Fockler abbassò lo sguardo: -Ho sentito Van Owen parlare alla radio, ha dato le nostre coordinate. Manderanno alcuni elicotteri a fare la spola per trasportare i feriti più gravi. Lui e la sua squadra useranno uno di quelli. Ma per gli altri, e per i Dinosauri che hanno catturato, c’è una nave cargo già in attesa giù alla spiaggia.-
-Ci intrufoleremo lì. È la nostra unica speranza.- disse Tom.
-Prima dobbiamo trovare un modo per uscire da qui. Non possiamo usare la porta principale.- disse Strauss.
-Questo non dovrebbe essere un problema-, rispose Sullivan -Non conosco a menadito tutti gli edifici dell’isola, ma hanno tutti la stessa struttura di base, con alcuni punti in comune, tra cui ad esempio varie uscite laterali e posteriori. Dobbiamo solo trovarle.-
-Non sarà facile, con questo buio. Ho fatto fatica a seguire Van Owen-, disse Fockler -Sarà meglio muoversi.-

Isla Sorna – Villaggio, 24 Maggio 1997, ore 23:28
Il silenzio del Centro Comunicazioni contrastava fortemente con l’inferno che si stava scatenando all’esterno: tra le urla di disperazione dei fuggitivi e i ruggiti dei carnivori che gli davano la caccia, nessuno notò una piccola porta aprirsi nello stretto viottolo che correva dietro al Centro.
-Siamo fuori?- chiese piano Strauss.
-Sì. Ce l’abbiamo fatta.- rispose Fockler spalancando la porta per fare spazio ai compagni.
Insieme percorsero il viottolo, per trovarsi di fronte al cancello aperto del Villaggio. Sullivan guardò prima il cancello, poi Strauss.
-Stai scherzando, vero? Tutti i Raptor stanno entrando da lì!-
-Mi spiace, John. Dagli stabilimenti ci saranno tante uscite, ma dal Villaggio si entra e si esce solo da qua. Dovremo pregare.-
-Spero che tu sia il campione delle preghiere.- sospirò Sullivan.
-Ok, ce ne andremo da qui di corsa. Cerchiamo di restare uniti, più siamo meglio è. Pronti?- chiese Fockler.
-Sono nato pronto.- rispose Tom.
-D’accordo. Uno… Due... Tre! VIA VIA VIA!!!-
Scattarono tutti insieme. Superarono di slancio il cancello, si addentrarono nella giungla e corsero a perdifiato per il sentiero che portava alla spiaggia. Poche centinaia di metri che li separavano dalla libertà.
Ben presto le urla e il frastuono del Villaggio li abbandonarono: tutto quello che sentivano era il loro respiro affannoso, le frasche e i rami scostati nella corsa e il cuore che gli martellava nel petto.
Sheridan e Susan, nonostante tutto quello che avevano passato, non rimasero indietro, grazie all’adrenalina che gli pompava energia nei muscoli.
Si fermarono soltanto a una trentina di metri dalla spiaggia.
-Qui può andare-, disse Fockler, piegato in due mentre riprendeva fiato -Dobbiamo vedere dov’è la nave e se c’è qualcuno di guardia.-
-Anche se ci fosse qualcuno, penso che ci prenderebbero a bordo senza problemi. Sono disperati quanto noi.- disse Claude.
Sheridan e Susan erano gli ultimi del gruppo. Mentre percorrevano gli ultimi metri, lui volle stare dietro, tenendole la mano, perchè non si perdessero d’occhio a vicenda.
Improvvisamente lei si sentì strattonare. Si voltò e tutto ciò che vide fu un lampo bianco passarle davanti agli occhi e ruzzolare insieme a Sheridan nella vegetazione, scomparendo alla vista.
-BARRY!! NOOOOO!!!!- urlò Susan disperata, lanciandosi all’inseguimento.
Claude fu lesto ad afferrarla per la vita: -Cosa succede Susan, cos’è stato??-
-Non lo so, non lo so, ho solo visto qualcosa di bianco passarmi davanti e portarsi via Barry!!- disse lei, cercando di divincolarsi.
Tom si avvicinò: -Non ci saranno anche i Raptor albini!-
-Non possiamo stare qui. Dobbiamo raggiungere la nave, e di corsa!- disse Fockler
-No, non lascerò mai Barry!- gridò Susan
-Dispiace anche a me Susan, ma non possiamo fare più niente per lui, capisci? Niente!! Come non abbiamo potuto per Mary, e per tutti gli altri!- E si avviò lungo il sentiero, seguito ad uno ad uno dagli altri. Claude lasciò andare Susan, che con il viso rigato di lacrime seguì il gruppo senza obiettare.

Isla Sorna – Spiaggia, 24 Maggio 1997, ore 23:36
La gigantesca figura della nave si stagliava maestosa nel buio della spiaggia. Con una stazza simile non poteva cerco attraccare sulla riva, ma era ormeggiata molto più vicina di quanto ci si potesse aspettare. La lunghissima passerella metallica arrivava fino a una decina di metri dalla riva, permettendo di salirvi agevolmente.
-SS Venture…- lesse Claude sulla poppa.
Stranamente, non c’era nessuno di guardia, e non si vedeva nessuno muoversi sul ponte. I survivors salirono la passerella senza esitazione.
-Sembra proprio che non ci sia nessuno.- disse Tom.
-Forse sono tutti nei ponti inferiori. Penso che possiamo muoverci liberamente sulla nave, i membri della spedizione che arriveranno saranno messi peggio di noi, e non ci presteranno nessuna attenzione.- disse Claude.
Non ci furono urla di gioia, né baci o abbracci. Appena ebbero un secondo per rilassarsi, l’eccitazione e l’adrenalina del momento lasciarono il posto ad una profonda malinconia. La consapevolezza di non rivedere più quel luogo, che gli aveva dato tanta sofferenza ma anche tante soddisfazioni, la paura del futuro, del non sapere cosa potevano aspettarsi una volta tornati a casa, non giocavano a loro favore. E l’aver perso due compagni nel giro di mezz’ora, così vicini alla meta, non aiutava per niente.
Trovarono una porta, e si addentrarono nella nave. Scesero alcuni gradini e percorsero un lungo corridoio, con tante porte ai lati, tutte identiche. Si sentivano alcune voci, ma non incontrarono nessuno. Non volevano incontrare nessuno. Tom aprì alcune porte: erano tutte piccole camere da letto.
-Qui siamo negli alloggi dell’equipaggio.- disse.
Scesero di un altro ponte, dove trovarono più silenzio e molte meno porte. Dopo averne aperte alcune, Tom si trovò in un ambiente ampio e ben illuminato, con lunghi banconi di acciaio, fornelli e tanti cassetti e scompartimenti alle pareti: la cucina!
Dopo aver aperto alcuni barattoli di cibo in scatola e aver bevuto svariati litri d’acqua, la tensione di alleviò. I survivors potevano finalmente dirsi contenti: era ancora presto per cantare vittoria, ma il peggio era superato. Si trovavano al sicuro, all’interno di una nave che li avrebbe condotti sul continente… A casa.

Isla Sorna – Spiaggia, 24 Maggio 1997, ore 23:51
Gli odori e i rumori si accavallavano. Il frastuono del Villaggio era ormai lontano, ora altri rumori, più leggeri ma sempre poco familiari, li avevano sostituiti: una leggera brezza che muoveva le fronde, i passi che suonavano in modo strano nella sabbia, le onde che si infrangevano sulla spiaggia.
L’odore acre dell’acqua salmastra riempiva l’aria. Ma ce n’erano altri, più flebili e tuttavia ben percepibili: sudore, sangue. Odori di mammifero. Non era facile seguire la traccia, ma sentiva di avvicinarsi sempre di più.
Il Raptor albino sentì l’acqua sulle zampe. Poco dopo sbattè debolmente contro qualcosa di duro. Si chinò ad annusare l’ostacolo: un odore strano, mai sentito prima. Non era come la roccia o il legno degli alberi. Girandoci intorno, riuscì a salirci sopra. Gli artigli ticchettavano in modo strano sul metallo.
Dopo aver fatto qualche passo, si accorse che quel posto in qualche modo lo guidava: c’erano delle sbarre a destra e a sinistra, non riusciva a girarsi per tornare indietro.
Nonostante fosse parecchio confuso, il Raptor avanzò, percorse tutta la passerella metallica e salì sulla nave. Poco dopo altri suoi simili lo seguirono.