Isla Sorna – Spiaggia, 28 Maggio 1997, ore 16:42
Per
tutto il viaggio verso Isla Sorna Tom Dillon pensò che l’unico modo di
liberare il Tirannosauro fosse lasciare il portellone di carico aperto e
aspettare che se ne andasse sulle sue zampe, come al molo di San Diego,
o addirittura abbandonare la nave.
La Marina però aveva altri
progetti. Una volta raggiunta la costa, la nave cargo si avvicinò alla
spiaggia fino quasi ad incagliarsi prima di gettare l’ancora. Poi due
grandi chiatte, entrambe munite di una grossa gru, che Tom non aveva
assolutamente notato durante il viaggio, si avvicinarono e calarono i
pesanti argani nella stiva, sollevando senza sforzo le cinque tonnellate
del Dinosauro, sorretto da uno spesso telone e profondamente
addormentato.
Il basso pescaggio delle chiatte gli permise di
avvicinarsi fino a pochi metri dalla riva, dove il gigantesco carnivoro
fu calato sul rimorchio vuoto di un camion cingolato, sbarcato da un
altro cargo, che gli permise di raggiungere la spiaggia.
Dopodiché il
camion rientrò nel cargo e le chiatte tornarono al loro posto. Il
piccolo venne liberato e dopo un attimo di smarrimento cominciò a
correre e giocare attorno all’adulto. L’organizzazione era stata
perfetta. Faceva quasi venire voglia di arruolarsi.
La squadriglia
rimase in attesa finchè il maschio non cominciò a dare i primi segni di
risveglio. Solo allora levarono le ancore e volsero per l’ultima volta
le spalle a Isla Sorna, per tornare al mondo civilizzato.
Tom e
Claude rimasero a poppa ad osservare l’isola finchè non scomparve
all’orizzonte. L’intera operazione era durata circa tre ore, durante le
quali non avevano avuto nessun problema da parte della fauna dell’isola,
non avevano visto nemmeno un Dinosauro, erbivoro o carnivoro che fosse.
Niente di niente.
New York – Appartamento di Levin Strauss, 14 Giugno 2000, ore 20:15
Il grande tavolo imbandito al centro della sala offriva ogni ben di Dio. Come al solito Strauss non badava a spese.
A
tre anni dall’incidente di San Diego, i survivors avevano finalmente
ripreso le proprie vite. Ognuno di loro aveva seguito il suo percorso, i
suoi sogni e la propria professione: Barry Sheridan era tornato nella
sua New York, dove ormai il suo nome non era più legato al tragico
incidente di qualche anno prima. Gli erano state fatte numerose offerte
prestigiose dai corpi di polizia, ma fedele ai propri principi, lui
volle a tutti i costi rifare la gavetta, partendo dal basso e facendo
carriera con le proprie forze
Sposò Susan, che ovviamente non volle
abbandonarlo, obbligando Strauss, che già pensava di continuare la sua
attività di medico a Los Angeles, a spostarsi a New York. Non poteva
certo lasciarsi sfuggire la sua collaboratrice più capace.
Non
mancava mai di rinfacciargli con sorriso sulle labbra che se non fosse
per loro non prenderebbe l’influenza ogni Natale, dato che a Los Angeles
in inverno raramente si scende sotto i 10 gradi, ma il lussuoso loft in
cui faceva sbollire la febbre era una buona consolazione.
Sullivan
aprì una rinomata clinica in Florida, che in breve tempo diventò una
delle più prestigiose e conosciute al mondo, soprattutto perché
accoglieva sia VIP che meno fortunati non in grado di permettersi
un’assicurazione sanitaria. Ovviamente tutti erano trattati allo stesso
modo.
Fockler si traferì a Montréal e abbandonò la professione di
sicario, che in realtà non aveva mai amato, per dedicarsi alla sua vera
passione, la scrittura. I suoi amici a volte gli facevano notare che la
trama dei suoi libri era spesso simile, ma ogni volta riusciva a
sbancare.
Tom e Claude si spostarono dalle umide foreste di Isla
Sorna alle grandi distese erbose del Wyoming, diventando entrambi ranger
del Parco Nazionale di Yellowstone. Data la loro grande fama tuttavia i
loro servigi erano spesso richiesti negli angoli più disparati del
mondo, in Kenya, Sudafrica, Congo, Cina, India, Tibet e Australia solo
per citarne alcuni.
Le diverse destinazioni tuttavia non smorzarono
in alcun modo l’affiatamento e l’amicizia che si era creata tra i
survivors dopo anni vissuti insieme immersi nella Natura. Ogni anno,
almeno una volta all’anno, si ritrovavano, spesso nel loft di Strauss,
per riabbracciarsi e ricordare i momenti vissuti insieme, sia quelli
terribili che quelli meravigliosi.
Inizialmente tutti ebbero la
propria dose di comizi e interviste televisive, ma dopo che l’esistenza
dei Dinosauri e gli intrighi della InGen vennero sbattuti in faccia
all’opinione pubblica, senza nessun mistero da svelare, l’interesse
della gente andò presto scemando, soffermandosi solo su poche figure che
ancora facevano parlare di sé, come Alan Grant e Ian Malcom.
Lentamente ma inesorabilmente, la vita era tornata alla normalità.
Isla Sorna – Costa, 18 Luglio 2001, ore 09:31
Un
piccolo aereo controlla il cielo limpido di Isla Sorna. I piloti non
sanno che un uomo su un motoscafo li sta osservando con un binocolo.
Non appena l’aereo passa, l’uomo dà un ordine al suo compagno: -dale, dale.-
Il
motoscafo parte con un rombo, mentre l’uomo aggancia un moschettone al
paracadute di un turista, legato insieme ad un ragazzino.
-Ci faccia avvicinare il più possibile, mi raccomando! Le do un supplemento se ci fa fare un bel giretto!- dice il turista.
-Eheh,
vi porto il più vicino possibile amigo mio, ma non troppo vicino! Non
vorrete mica farvi mangiare!- risponde l’uomo, suscitando l’ilarità dei
due turisti.
Raggiunto il punto prestabilito, l’uomo si volta verso il turista: -Sei pronto amigo?-
-Pronto!-
-Pronto!- gli fa eco il ragazzino.
-Uno,
due, tre!- il turista tira una corda situata sulla spalla, che fa
aprire il paracadute. Il vento lo gonfia all’istante e fa prendere il
volo ai due turisti eccitati.
L’uomo sul motoscafo li guarda allontanarsi mentre controlla la corda legata all’imbarcazione.
A svariati metri d’altezza il turista si mette a filmare l’isola: -Hai paura?- chiede al ragazzino.
-No, no, è stupendo!-
D’un
tratto il motoscafo entra in un banco di nubi basse, e i turisti lo
perdono di vista. La corda viene strattonata con forza verso il basso.
-Cos’è stato?- chiede il ragazzino.
-Non lo so.-
La
corda viene strattonata una seconda ed una terza volta, con maggiore
violenza, proprio mentre il motoscafo riemerge dalle nubi. Osservandolo,
il ragazzo nota che i due marinai sono scomparsi, lasciando grandi
macchie di sangue sull’imbarcazione.
-Cosa gli è successo?-
-Non lo so!-
Il
tempo per le domande tuttavia è poco, in quanto il ragazzo si accorge
che il motoscafo è in rotta di collisione con degli scogli che emergono
dai flutti.
-Così andiamo a sbattere! Ci schiantiamo!-
Il suo accompagnatore cerca di mantenere la calma mentre prova a sganciare il moschettone dalla corda:
-Molla la fune!! Sposta le mani!-
Dopo
alcuni tentativi riesce a liberarli. Mentre il motoscafo si schianta
sugli scogli lui vira verso destra, dirigendosi verso l’unica terra
ferma possibile: Isla Sorna.
Manovrando il paracadute tra le alture
dell’isola, l’uomo cerca di tranquillizzare il ragazzo, visibilmente
scosso: -Ce la caveremo, piccolo.-