Oceano Pacifico – Punto Imprecisato, 27 Maggio 1997, ore 14:01
Tom
Dillon non opponeva resistenza all’aria salmastra che gli sferzava il
viso. Davanti a sé, l’infinita distesa dell’oceano. Dalla stiva non
proveniva nessun rumore.
Dopo che il Tirannosauro era entrato nella
stiva e aveva dato Ludlow in pasto al cucciolo, la Harding lo aveva
messo a dormire con un potente sedativo, richiudendolo. Le autorità
furono sul posto e sbrigarono tutte le loro attività in tempo record, ma
il Rex dovette essere spostato in un’altra nave, perché la SS Venture
non era pronta a riprendere il mare.
Per i survivors erano state
messe a disposizione alcune camere d’albergo a San Diego, in attesa che
si mettessero in contatto coi rispettivi parenti. L’impatto mediatico
del loro ritorno era stato da subito enorme, e nonostante fossero
tornati da neanche un giorno, erano già fioccate numerose richieste di
interviste, soprattutto agli scienziati, Sullivan e Strauss.
Alcuni,
meno inclini a mettersi davanti ad una telecamera, pur di sfuggire ai
giornalisti si erano imbarcati con l’esercito per riportare il Rex e il
piccolo su Sorna.
Claude gli si avvicinò: -Sentirai nostalgia dell’isola?-
-No.- rispose prontamente Tom.
-Degli animali unici?-
-No!-
-Delle fughe mozzafiato?-
-Nemmeno!
Mi godrò la mia vita tranquilla, facendo la cosa che amo di più, il
ranger, in qualche parco negli Stati Uniti. Ma volevo salutare Sorna
un’ultima volta.-
Claude fissò per qualche istante il suo compagno di mille avventure, poi si girò anche lui ad ammirare la vastità del mare.
-E tu cosa farai? Tornerai in Francia?- chiese di rimando Tom.
-Non lo so. Devo ancora decidere.-
-Sai, in tutto questo tempo non ti ho mai chiesto di dove sei.-
Claude
fece un lungo respiro, ricordando i luoghi della sua infanzia:
-Anneyron, un paesetto non lontano da Lione. Ci sono molte aree protette
nei dintorni, è lì che ho mosso i primi passi nella Natura.-
-Guarda,- disse Tom indicando un puntino all’orizzonte -Sorna è già in vista.-
San Diego, 27 Maggio 1997, ore 19:56
Il
Dottor John Sullivan si sistemò il nodo della cravatta e si lisciò
l’elegante giacca. Si guardò per l’ennesima volta allo specchio: gli
pareva che ci fosse sempre qualcosa che non andava, sebbene ora fosse
perfettamente pulito, lavato e sbarbato. Il completo di Armani
completava il quadretto del dottore dalla grande fama.
Guardò nervosamente l’orologio: il suo discorso sarebbe iniziato in pochi minuti, e la folla era in trepidante attesa.
Ripassò
mentalmente tutti gli eventi che lo avevano portato fin lì, e si
ritrovò a riderci su. Se lo avesse raccontato ai suoi amici una sera al
bar non gli avrebbero mai creduto.
Probabilmente non avrebbero preso in considerazione l’idea nemmeno per una fiction televisiva.
La
voce amplificata dal microfono del presentatore lo riportò alla realtà:
-E’ CON IMMENSO PIACERE CHE VI PRESENTO L’OSPITE DI QUESTA SERA: IL
DOTTOR JOHN SULLIVAN! UN APPLAUSO, PREGO!-
Sullivan uscì da dietro il
tendone sotto applausi scoscianti. L’enorme auditorium era esaurito,
molte persone erano addirittura sedute sui gradini o stavano in piedi.
L’uomo tornato dall’aldilà, l’avevano chiamato. Quando arrivò sul
piccolo piedistallo al centro del palco, notò dei fogli nel leggìo. Il
suo discorso. Non ne avrebbe avuto bisogno, sapeva a memoria ogni
parola. Girò i fogli e alzò le mani sorridendo per far cessare gli
applausi.
Quando si calmarono, si sporse verso il microfono e disse:
-Grazie, grazie davvero. Un sincero ringraziamento a tutti quanti per
essere qui stasera.-
Sentendosi improvvisamente più calmo, si schiarì la voce e prese fiato per iniziare il suo discorso.
Il
teatro di San Diego aveva in programma La Traviata di Verdi per quella
sera, ma lo spettacolo fu prontamente rimandato per fare posto ad una
delle star del momento. John Sullivan, da tutti ritenuto tragicamente
morto su una lontana isola del Pacifico, era miracolosamente tornato,
insieme ad alcuni compagni, per raccontare la verità dietro le
innumerevoli morti e i terribili incidenti causati dalla InGen.
Strauss, Susan, Fockler e Sheridan erano a loro volta alle prese con altri comizi e trasmissioni televisive.
Strauss,
da vero medico, si soffermò sulle difficoltà sanitarie ed igieniche che
avevano dovuto affrontare sull’isola, mentre Susan e Fockler sugli
aspetti più emozionanti della loro esperienza, le fughe, i
combattimenti, la caccia. Barry Sheridan aveva completamente riscattato
il suo nome, dopo il tremendo incidente che anni prima aveva causato la
morte di parecchi ostaggi, che gli era costato la carriera nelle forze
di polizia e per il quale si sentiva responsabile.
Nessuno di loro
avrebbe mai dimenticato cosa avevano passato su Isla Sorna. Ma la
speranza, quella che li aveva fatti sopravvivere per anni in un luogo
completamente selvaggio, e che gli aveva permesso di fuggire alla prima
occasione, era diventata una certezza. La certezza che, piano piano, la
loro vita sarebbe tornata alla normalità.